Padre Angelico: “Provò a cambiare lavoro ma senza riuscirci. Viveva in povertà, era una santa donna”

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"La Foggia perbene piange la morte di Franca, vittima innocente del cancro che attanaglia e divora la città”. Ed ancora “Nessuno dovrebbe morire per una mano assassina”, “Quante vittime innocenti dobbiamo ancora contare?” “Foggia lastricata di lacrime e sangue ancora”. “Ti chiediamo scusa a nome di questa città”.  Questi alcuni dei messaggi scritti su biglietti e fogli di carta appesi intorno all’ingresso dell’attività o lasciati per terra. All’indomani del tragico omicidio Foggia piange la scomparsa di Franca Marasco, la 72enne barbaramente uccisa appena due giorni fa – probabilmente – a causa di una rapina finita male e sfociata, ancora una volta, nel sangue.

Proprio così perché l’episodio rievoca ricordi non troppo sbiaditi per i foggiani spostando le lancette indietro nel tempo, a quel maledetto 2021 quando un giovane, Francesco Traiano, venne ucciso a seguito di una rapina perpetrata nella sua attività, un bar tabacchi sito vicino allo stadio. Da allora nulla è cambiato, a Foggia si continua a morire per futili motivi, anche per 100 euro.

Franca Marasco aveva appena riaperto la sua attività in via Marchese De Rosa dopo un breve periodo di vacanze, dopo quel giusto riposo che aiuta a rinfrancar lo spirito e a guardare al futuro con energia. Un futuro purtroppo strappato via da sette coltellate, dalla ferocia inaudita di un omicida che deve essere consegnato alla giustizia il più presto possibile. Un risveglio amaro per il capoluogo dauno che continua a collezionare morte. Stato, se ci sei, batti un colpo.

Una città affranta e ancora incredula da quanto accaduto: l’omicidio di Franca Marasco ha scosso l’intera comunità foggiana. “Conoscevo Francesca, non era sposata e viveva con la mamma che portava inizialmente avanti il tabacchino. Venuta meno lei la figlia prese le redini dell’attività – dice a l’Attacco padre Angelico, de Frati Cappuccini, giunto ieri mattina sul posto per pregare – parliamo di un tabacchino molto povero, Francesca voleva addirittura provare a fare qualche altra cosa ma non riusciva a liberarsi di quell’attività.

Continuava a ripetersi che avrebbe comunque dovuto mangiare e non sarebbe riuscita a farlo con la chiusura del tabacchino. Parliamo di un’attività dimessa, con un guadagno giornaliero pressoché minimo. Viveva nella povertà, era una santa donna. Era molto brava. Con una notizia del genere ci sono ben poche parole da dire: come cristiani è chiaro che bisogna appellarsi al perdono e al ravvedimento di chi commette tali gesti. Francesca ha una sorella e due nipoti - riferisce il frate - la tragedia colpisce tutti e quando la morte arriva in questo modo le ferite sono più sanguinanti. Bisogna saper pregare e perdonare”. 

A portare i fiori davanti all’attività anche Giuseppina Di Girolamo, direttrice della Caritas Diocesana di Foggia. “Credo che, nonostante tutto, lo Stato ci sia. Sono però tante le cose da fare, dobbiamo quindi iniziare dalle scuole proprio per insegnare ai nostri giovani il rispetto per le persone, il valore della vita. Non è vero che lo Stato non c’è, anzi. Sta facendo del suo meglio. Siamo noi che dobbiamo aiutarlo, non essendo omertosi.

L’unico modo per aiutare lo Stato è sperare in una città diversa, da parte mia sono fiduciosa e come Caritas lavoriamo molto su questo fronte. Bisogna partire dalla base – aggiunge Di Girolamo – un atto così violento è triste. È difficile da sopportare ma siamo noi che dobbiamo muoverci. Personalmente continuo ad avere fiducia nei foggiani e in questa città – conclude – dobbiamo lavorare tutti insieme, cittadini, associazioni e Stato per poter migliorare la nostra città. Si può fare, ma dobbiamo crederci”.

Tanta gente si è fermata ieri davanti alla saracinesca chiusa di Franca Marasco. Quella stessa saracinesca che oggi avrebbe dovuto accogliere come sempre clienti ed amici. “Non si può morire così, in questo modo”, dicono i passanti, alcuni anche in lacrime. Una vita non può essere spezzata così facilmente. Non di certo poi quella di una brava donna dedita al lavoro e sempre solare, amica di tutti. Così come descritta dalle tante persone accorse dopo l’accaduto. No, quella saracinesca sarebbe dovuta restare aperta. Anche ieri, nonostante i rumori di clacson e di auto, su via Marchese De Rosa si avvertiva uno strano silenzio. Il silenzio di chi ha perso le speranze, di chi ancora non vuole crederci. Di foggiani che oggi dovranno fare i conti con un’altra terribile pagina di storia.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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