Diceva Platone che “il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusta senza esserlo”. L’Attacco, in splendida solitudine, sta analizzando parola per parola la relazione di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Orta Nova. Il 17 di agosto è stato pubblicato il documento firmato dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che accompagna la relazione e prescrive la gestione commissariale straordinaria per 18 mesi (prorogabili). I componenti di quest’ultima sono Angelo Caccavone (viceprefetto), Maria Rita Iaculli (viceprefetto a riposo) e Francesco Fasano (dirigente). Uno scioglimento giustificato da 84 pagine su cui la contro-inchiesta giornalistica pubblicata martedì su queste colonne ha fatto emergere evidenti storture.
A cadere sotto i colpi della legislazione antimafia è il Sindaco Lasorsa, eletto nel giugno 2019 (con 10 punti percentuali sul rivale), stimato medico del pronto soccorso di Foggia. A suo sostegno un Consiglio e una Giunta di civici di sinistra, di cui molti giovani ventenni e trentenni impegnati assiduamente nell’associazionismo e nell’antimafia sociale. Le ricostruzioni e le rivelazioni qui emerse hanno di fatto ribaltato alcuni cardini su cui poggia il provvedimento di scioglimento.
L’assenza del Sindaco al funerale di Tammaro, padre del ragazzo che ha ucciso il figlio del boss, che è stata indicata come la prova regina di una sudditanza verso il clan criminale dei Gaeta, o peggio di una vicinanza che diventa addirittura condivisione di valori, è assodata essere un falso storico, dimostrato da questa testata e comprovabile con decine di altre testimonianze dirette.
Parallelamente sono stati analizzati i profili dei consiglieri su cui peserebbe “l’ingombrante” ed inquietante presenza delle varie mafie del territorio. Quattro su sette sono consiglieri di opposizione, lontani quindi dal processo decisionale e presumibilmente contenti dello scioglimento degli avversari politici. I collegamenti rintracciati tramite albero genealogico appaiono forzati se non addirittura fantasiosi, laddove per un consigliere si arriva all’ottavo grado di distanza di parentela.
Tutte queste argomentazioni appaiono all’inizio del documento e, nonostante siano facilmente smentibili e rivedibili, non rappresentano situazioni concrete di atti amministrativi di peso che avvantaggino gli interessi dei clan e la loro morsa sulla città. Si rende quindi necessario scorrere le pagine e spostarsi sul capitolo degli affidamenti dubbi per cercare qualcosa che abbia vera rilevanza amministrativa.
La commissione di indagine si è soffermata su tre procedure che rileverebbero un modus operandi che avvantaggia la criminalità organizzata del territorio. Una più attenta analisi fa emergere uno schema che si ripete pedissequamente, con responsabilità pregresse che ricadono su amministratori successivi.
Si parte dall’affidamento dei lavori di realizzazione di una Rssa ad Orta Nova. Una procedura che stando a denunce anonime sarebbe stata gestita con varie criticità dai tecnici del Comune. La società aggiudicataria dei lavori in questione, sulla quale la verifica antimafia del Comune di Orta Nova è stata completamente omessa, risulta legata da rapporti economici con la società omissis, riconducibile ad omissis imprenditore edile, il quale risulta vicino ad esponenti del clan Gaeta, come emerso nell’ambito di indagini di polizia giudiziaria.
Come per le “parentele dei consiglieri” non sono pochi i passaggi per arrivare al torbido humus mafioso, ma non è questo il punto. La procedura vede una storica disattenzione del Comune per le “verifiche antimafia” per un appalto del valore di quasi un milione e mezzo. Il controllo sulla white list provinciale è stato spesso, anche per altri Comuni, una nota dolente delle amministrazioni, più precisamente della tecnostruttura. Solitamente questo tipo di disattenzioni non sono centrali finché non arriva un casus belli, un fatto scatenante, che porta alla fatidica decisione di scioglimento e le suddette verifiche non effettuate finiscono per corroborare tutta la parte relativamente agli atti “inquinati”.
Quale sarebbe il vero problema allora? Una cosa di non poco conto in realtà; ossia che questo appalto non è stato fatto dall’amministrazione Lasorsa, sciolta per mafia. Il bando, la gara e la determina di affidamento ricadono tutte nella precedente amministrazione a guida Tarantino. Si tratta della Determina n.114 RG del 15.02.2019. Il Sindaco Lasorsa sarà eletto solo nel giugno successivo. Per provare ad attualizzare il caso RSSA si cita quindi un subappalto dell’importo di 148.600 euro autorizzato in data 27.05.2021 dall’amministrazione che ormai si ritrovava questo affidamento fatto e compiuto e ben poco avrebbe potuto fare per fermarlo. Trattandosi di subappalto di importo inferiore a 150.000 euro non sarebbe oggetto di richiesta di informativa antimafia. Per la relazione prefettizia questo ragionamento è erroneo e subdolo, e vista la particolarità dell’appalto in questione avrebbero dovuto procedere con la verifica nella white list provinciale. Morale della favola: l’appalto da un milione e mezzo della giunta Tarantino l’ha fatta franca mentre il subappalto sotto soglia di un affidamento ereditato dal passato diventa elemento cruciale del capitolo “Attività e Servizi” infiltrati.
Si prosegue poi con l’appalto dei servizi cimiteriali. La procedura per l’affidamento dei lavori e gestione dei servizi come evidenziato è stata condotta dalla Centrale Unica di Committenza C.U.C. del Tavoliere operante per i Comuni di Cerignola, Orta Nova, Stornarella, Canosa di Puglia e Zapponeta. Il bando di gara con procedura aperta di project financing porta la data del febbraio 2018, anche in questo caso piena amministrazione Tarantino. L’importo del progetto finanziato è di 1 milione e 380 mila euro circa. E allora quale sarebbe il problema rispetto all’attuale amministrazione? Una variazione societaria del 2020 con ingressi di nuove società nell’ATI tra cui una “riconducibile alla famiglia omissis, contigua a sua volta al clan Gaeta”.
A mancare sono di nuovo le verifiche antimafia, prassi consolidata e sicuramente esecrabile di cui dovrebbero dare risposte dirigenti e Assessori ai Lavori Pubblici, che però anche in questo caso fanno più male a chi eredita la patata bollente rispetto a chi la coltiva, la sbuccia e la mette sulla fiamma a cucinare.
Il terzo elemento di tre riguarda la pubblica illuminazione. L’Aggiudicazione dell’appalto avviene nell’agosto del 2019, amministrazione Lasorsa ma tutto il procedimento è iniziato con la consigliatura precedente. In questo caso le verifiche antimafia sono state effettuate, in discontinuità con la prassi del passato. La carenza avviene con il subappalto in cui ci si è limitati alla consultazione del portale ANAC, che a detta della relazione non sostituisce la documentazione antimafia richiesta.
Questo ping pong di responsabilità tra vecchie e nuove amministrazioni troverebbe una sua naturale sintesi nella piena responsabilizzazione di chi in continuità si è macchiato di queste colpose o dolose mancanze, ossia la tecnostruttura, i dirigenti. Sono loro i deputati alla gestione delle procedure di affidamento e soprattutto ai dovuti controlli di legge, ed è questo il motivo per cui non si facevano con le precedenti giunte né con quella attualmente sciolta, perché a non farlo erano sempre gli stessi dirigenti.
Negligenza, incapacità o altro? L’articolo 143 TUEL (la normativa sugli scioglimenti per infiltrazioni mafiose) al comma 5 dice: “Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a qualunque titolo dell'ente locale, con decreto del Ministro dell'interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell'ente, ivi inclusa la sospensione dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell'autorità competente”.
La responsabilizzazione e l’avvicendamento della tecnostruttura non solo è previsto dalla normativa ma addirittura può essere imposta dal Prefetto e dal Ministero anche senza la necessità di scioglimento. Qualche volta sarebbe più utile e saggio procedere in questo senso.
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