Nel Basso Tavoliere è la malavita cerignolana a rivestire un ruolo egemone, con ripercussioni anche nello scenario provinciale. Questo emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia).
"La sua forza deriverebbe da un ormai radicato controllo del territorio affiancato, nel tempo, da un modello organizzativo flessibile che le consentirebbe di rimodulare costantemente gli assetti in funzione degli obiettivi da raggiungere. Questo pragmatismo le ha permesso di diversificare le attività illecite e di specializzarsi negli assalti ai portavalori ed ai caveaux al punto da costituire un qualificato punto di riferimento anche per le altre matrici mafiose nazionali".
"Proprio in tale 'specialità', tra l’altro, sembrerebbe realizzarsi un sistema di collaborazione della malavita cerignolana con le batterie della società foggiana quale quella che, nel semestre in esame, ha interessato la consorteria Moretti-Pellegrino-Lanza. L’attitudine della criminalità cerignolana ad essere polo di coesione tra gruppi criminali, non solo della provincia di Foggia ma anche di Bari e della limitrofa Bat, si riscontra anche nella propensione ad assoldare quella criminalità comune attiva nel settore dei pezzi di ricambio di veicoli rubati".
"A Cerignola, la diffusa circolazione dei proventi illeciti derivanti dalle attività predatorie, dagli stupefacenti e dal riciclaggio genera consistenti disponibilità finanziarie che agevolano la criminalità cerignolana nell’infiltrazione di importanti settori economico-finanziari, imponendosi sul mercato e spesso alterandone logiche ed equilibri".
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