E’ durato in tutto un’ora circa l’interrogatorio di Ciro Francavilla, pentito eccellente che ha comunicato la sua decisione di collaborare con la giustizia già il 16 gennaio scorso. I giudici della Dda di Bari lo hanno ascoltato il 23 gennaio. E’ quanto si evince dal verbale della Procura di Bari nel quale sono riportate le dichiarazioni del boss. “Intendo collaborare con la giustizia perché voglio cambiare vita e non voglio che i miei figli vengano a trovarmi in carcere in modo da assicurargli una vita migliore”, il motivo che avrebbe mosso il pregiudicato. Per prima cosa, i magistrati hanno chiesto a Capellone quale fosse il suo legame con la criminalità organizzata e cosa sapesse in merito all'operazione Game Over. “Ero inserito nella compagine criminale denominata Società Foggiana – la risposta - e nello specifico appartenevo al clan Sinesi-Francavilla. Essendo inserito in tale contesto criminale rientro a pieno nell'operazione che voi definite Game Over di cui, durante la mia permanenza presso il carcere di Lanciano, ho avuto modo di leggere parte dell'ordinanza. Di tale ordinanza ho letto solo le parti che mi interessavano e confermo quelli che sono i capi di imputazione a me mossi. In tale contesto posso affermare che nel 2013 ci fu una riunione a Foggia in un vicoletto di via Arpi e in quell'occasione venne deciso di creare un consorzio in cui ognuno avrebbe dovuto corrispondere una quota di 10 mila euro. Eravamo esattamente 10 componenti e i soldi raccolti dovevano essere destinati all'acquisto della cocaina che sarebbe stata poi rivenduta da tutti gli spacciatori di Foggia.
In questa riunione venne infatti deciso che tutti gli spacciatori, grossi e piccoli, si sarebbero dovuti rifornire dall'organizzazione ed in particolare, da Alessandro Aprile (detto "Schiattamuort”, ndr) e Leonardo Lanza, i quali vennero individuati come i responsabili dell'intera gestione della droga, sia per gli approvvigionamenti che per i proventi. Ricordo che le 10 quote furono corrispose da me, mio fratello Giuseppe. Alessandro Aprile, Leonardo Lanza unitamente al fratello Savino, Francesco Pesante (detto "o sgarr". In effetti gli inquierenti si sono chiesti se il soprannome fosse “Oscar” ma il pentito ha spiegato che il nomignolo gli proveniva dal padre che faceva lo “sgarratore”, ndr), Rocco Moretti (noto come "U' Purc”, ndr), Rodolfo Bruno, Gianluca Lo Campo (detto Gnè Gnè, ndr), Salvatore Antonio (detto "Lascia lascia”, ndr). Aprile e Lanza, quindi, a seguito della riunione, convocarono singolarmente tutti gli spacciatori di Foggia e li obbligarono ad acquistare la droga dal sistema. Ho saputo che questi, previe minacce, intimarono ai grandi e piccoli spacciatori di ultimare lo spaccio della droga che avevano e fermarsi per un breve periodo, in modo da garantire i rifornimenti dal sistema. Grazie a questa organizzazione, riuscimmo il primo mese a recuperare i 10 mila euro pro capite investiti, mentre dal mese successivo, iniziarono i guadagni”.
I proventi ammontavano a circa 10 mila euro al mese che il boss divideva con il fratello e un altro parente. Dopo l’arresto dei due fratelli per estorsione, gli incassi erano scesi a 5 mila euro. “Perché le cose iniziavano a non andare più bene – spiega -. Perché ci fu il tentato omicidio di Vito Lanza (padre di Nardino, ndr)” e montò una certa preoccupazione nell’ambiente dello spaccio.
Tornato a piede libero, Rocco Moretti decise che il traffico di cocaina dovesse essere inserito nell'organizzazione malavitosa, stabilendo che i proventi fossero suddivisi per il 50% fra il clan Sinesi-Francavilla e l'altro 50% al clan Moretti, vale a dire 25 mila euro al mese a batteria. Successivamente i proventi furono ridotti a 21 mila euro dato che 8 mila dovevano essere corrisposti al clan Trisciuoglio. Tutto fu deciso dal boss Moretti. “Grazie a questo accordo tra grandi clan operanti su Foggia, tutti gli spacciatori furono sottomessi al sistema, infatti in quel periodo nessuno ebbe il coraggio di opporsi – ha precisato Francavilla -. Questa organizzazione relativa al traffico di cocaina durò fino al 2018. A seguito del mio arresto nell'operazione DecimAzione, non percepivo più tali guadagni e quando uscii seppi che ormai gli accordi erano cambiati”.
Parallelamente al traffico di cocaina, vi erano i proventi dell'estorsione ma tale attività era gestita da Rodolfo Bruno, anche se le due casse erano separate, ha riferito il pentito. “Per tale situazione non sono mai stato stipendiato e, mentre i proventi della droga venivano divisi, per le estorsioni ricevevo 4 mila euro provenienti da un commerciante. Mio fratello gestiva la lista della droga e, unitamente a Franco Tizzano, la lista delle estorsioni. Lui aveva un carattere più carismatico del mio e quindi veniva considerato un leader. Grazie a questo sistema, ci tengo a precisare che noi organizzatori, droga non ne avevamo tra le mani ma veniva gestita tutta da Alessandro Aprile e Leonardo Lanza. Solo in un'occasione io e mio fratello prendemmo 300 grammi di cocaina per darla a uno spacciatore che lavorava per noi. A seguito dell'attentato di Roberto Sinesi ho continuato nella gestione di alcuni piccoli spacciatori con mio fratello Giuseppe. Dal novembre 2018 non sono arrivati più soldi alla mia famiglia”, a seguito dell’arresto per DecimAzione che ha mandato in carcere diversi affiliati, a differenza del passato quando, rimasti liberi, erano in grado di assicurare la prosecuzione del business.
Ad un certo punto dell’interrogatorio a Francavilla sono state mostrate decine di foto in possesso delle forze dell’ordine. Il boss ha identificato molte delle persone presenti nel fascicolo fotografico, indicando nomi, gruppi d’appartenenza, soprannomi e mansioni.
Su una novantina di foto, Francavilla ha riconosciuto circa la metà che “erano parte del sistema, mentre gli altri non li conosco”.
Quando è stato costituito il consorzio della droga era presente anche Pasquale Moretti che partecipò con una quota di 20 mila euro, 10 per lui e 10 per Vincenzo Antonio Pellegrini e Rocco Moretti, ha aggiunto il pentito.
I giudici infine hanno chiesto al boss che rapporti ci fossero con gli spacciatori. “Tutti gli spacciatori si uniformarono al sistema imposto. So di una sola occasione che riguarda un soggetto, sorpreso ad acquistare cocaina fuori dal sistema. In quell'occasione Lanza ed Aprile lo minacciarono dicendogli di uniformarsi al sistema altrimenti avrebbe terminato la propria attività. Da allora anche lui si uniformò”.
Il sistema si rompe definitivamente dopo il tentato omicidio di Roberto Sinesi, nel 2016, a quel punto il traffico di droga, come detto, è andato un po’ a ruota libera, con l’ausilio di piccoli spacciatori. Così fino al 2018 con gli arresti di DecimAzione.
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