La comunicazione del pentimento di Giuseppe Francavilla è arrivata il 29 gennaio e già il 31 gennaio è stato raggiunto dai Pm della Dda di Bari per essere ascoltato. Anche per lui è bastata circa un’ora di interrogatorio. Alla domanda dei magistrati circa le ragioni del pentimento Capellone jr ha risposto: “Intendo collaborare per dare un futuro migliore a mia moglie e ai miei figli e per una rottura con Antonello Francavilla. Ho saputo che mio fratello Ciro ha deciso di collaborare ma questa sua decisione non ha inciso sulla mia scelta”. Tutto ha avuto inizio nel 2013, conferma l’uomo, quando con Pasquale Moretti i Francavilla concordarono di non farsi la guerra a vicenda, ma di costituire una società per la gestione unitaria della distribuzione degli stupefacenti. “All’epoca – ha ricostruito - chi trattava hashish era Antonello Francavilla e Francesco Sinesi che spacciavano in prima persona e trattavano anche un po’ di cocaina. A seguito di questo accordo con Pasquale Moretti nacque una società, con il versamento di una quota di capitale di 10 mila euro. A versare la quota fummo io e mio fratello Ciro, Alessandro Aprile, Francesco Pesante, Antonio Salvatore, per i Moretti, Pasquale Moretti, Leonardo Lanza, Savino Lanza e Gianluca Lo Campo.
Questa società prevedeva che tutta la droga circolante su Foggia doveva essere gestita da questa organizzazione e i singoli spacciatori non dovevano acquistare la cocaina da altri fornitori. La cocaina veniva acquistata e distribuita da Aprile e Leonardo Lanza, veniva venduta agli spacciatori a 60 euro al grammo. Tutti gli spacciatori dovevano sottostare a questa disposizione altrimenti ci sarebbero state ripercussioni nei loro confronti. Naturalmente gli spacciatori non si opposero. Aprile e Lanza si occupavano quindi degli approvvigionamenti da Cerignola. Non so da chi acquistassero, non essendo compito mio”.
Tutto il capitale iniziale venne quindi investito nell'acquisto della cocaina da destinare ai singoli spacciatori. “Grazie alla vendita della droga, dopo poco riuscimmo a recuperare il capitale investito e, dopo aver recuperato gli investimenti, iniziarono i guadagni – ha confermato Giuseppe -. Venne concordato un mensile di 5 mila euro a testa, mentre gli altri proventi confluivano nella cassa comune”, a Natale si concordò di distribuire un extra per tutti, quasi una sorta di tredicesima. Questa situazione si affermò dal 2013 al 2015.
“Nel 2015 uscì di carcere Roberto Sinesi il quale chiese di entrare a far parte della società. Lui non aveva corrisposto la sua quota, tuttavia fu deciso di farlo entrare in società e percepiva parte dei proventi come noi. Fu proposto a Antonello Francavilla e Francesco Sinesi di entrare in società ma a condizione che anche i proventi della vendita dell'hashish confluissero nei ricavi”. Ma i due rifiutarono.
“A percepire le quote fisse eravamo tutti quelli che avevano versato le quote, mentre quelli sotto le prendevano da chi stava sopra. Tutti i membri del gruppo Sinesi ad esempio le prendevano da Roberto”.
Questa impostazione durò come detto fino al 2015, fintanto che c’erano Aprile e Lanza a gestire tutto. “Dopo quell'anno, a seguito delle prime fibrillazioni, la droga venne gestita per conto proprio dalle varie batterie, infatti, ogni gruppo si gestiva i propri spacciatori. Questa nuova configurazione destinata alla vendita di droga rimase definitiva dato che il consorzio si era definitivamente sfaldato”. Ciascuno dei fratelli percepiva a quel tempo 2500 euro al mese.
Con gli arresti di DecimAzione il consorzio si sfalda ulteriormente. “I Portante avevano i loro spacciatori, i Trisciuoglio invece dividevano i proventi con la batteria dei Moretti. Loro subentrarono perché a seguito della nascita di mia figlia e della figlia di Di Rese decisi di non uccidere Felice Di Rese e quindi entrarono a far parte del gruppo dei Moretti. A seguito della richiesta di Rodolfo Bruno nel 2017 di ricostruire l'organizzazione per la gestione della droga, venne riorganizzata ma ebbe vita breve. Da allora non ci siamo più riorganizzati”. Bruno provò ancora a ricostituire la vecchia unità perché, racconta Francavilla, suo amico di vecchia data “non voleva problemi, solo incassare”.
In questo sistema rientrava solo la gestione della cocaina, mentre l'hashish era “libero”. Angelo Bruno, detto “Il Pirata” pagava il cosiddetto punto sulla cessione dell'eroina, per una somma di 6 mila euro al mese, scesi poi a 5 mila.
Ad un certo punto i giudici mostrano all’uomo la lista sequestrata ad Alessandro Aprile nell’ambito dell’operazione Decima Bis. Francavilla ha confermato di essere il Pino indicato nella lista e l’identità di altri inseriti al suo interno. “Nella gestione degli spacciatori e della cassa comune relativa allo spaccio, non entra mai Roberto Russo?”, chiedono ad un certo punto i magistrati. “Sì, c'era – la risposta di Giuseppe - e lavorava insieme ad Aprile. Parliamo di Roberto, quello che è stato ucciso, chiamato ‘Colombiano’”. E poi ha aggiunto: “La droga io l'ho sempre trattata in modo imprenditoriale ed erano sempre Giovanni Rollo e Giuseppe Folliero a occuparsi dello smercio. Naturalmente quando questi avevano problemi di qualsiasi genere, si rivolgevano a me per la risoluzione”.
Ma, a parte questo, l’uomo ha dichiarato non avere una conoscenza approfondita della rete di spaccio. Lo ha fatto quando gli inquirenti gli hanno mostrato l’album fotografico già mostrato a suo fratello nei giorni precedenti. Dei 91 ne ha identificati 51, con relativo ruolo e affiliazione. Questo perché della rete si occupavano Aprile e Lanza. “Noi prendevamo solo i proventi. Mio fratello Ciro era ancora più defilato di me rispetto all'organizzazione”, ha dichiarato al termine dell’interrogatorio Giuseppe Francavilla.
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