L’imbarazzo dei decariani foggiani per l’inchiesta barese. L'assessore De Santis: “Indagini in corso”

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E’ diventata ancora più forte la difesa dell’amministrazione Decaro da parte del procuratore della DDA di Bari Roberto Rossi. Ancora una volta parole nette per dire chiaramente – in primis al prefetto e al Ministero dell’Interno - di essere contrario all’iter di accesso nei confronti di Palazzo di città e per escludere l’ipotesi di scioglimento del consiglio comunale, a differenza di altri Comuni dove per molto meno si sono mossi Prefetture e Viminale, mandando i commissari. “L’amministrazione comunale di Bari ha dato una grandissima collaborazione alla Procura per raggiungere importanti risultati sulla legalità. Occorre l’aiuto di tutti, bisogna essere sempre attenti ed è necessario mantenere la guardia alta quando ci sono violazioni delle regole”, ha detto Rossi da ultimo, due giorni fa, a margine della firma di un protocollo tra Comune e Procura – per le attività inerenti alle indagini penali sugli incidenti stradali – riferendosi anche alla recente inchiesta della DDA di Bari che ha svelato i presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditoria cittadina e portato a 130 arresti. Tra questi, anche quello dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri (in carcere) e della moglie, la dimissionaria consigliera comunale Maria Lorusso (ai domiciliari). 

“L’amministrazione comunale”, ha aggiunto Rossi, “è stata costante nell’aiutare gli inquirenti a liberare questa città, mi auguro che sarà così anche con chi verrà dopo”. Proprio la posizione di Rossi e l’imminente scadenza della consiliatura (con le elezioni comunali fissate per l’8-9 giugno prossimi dopo i dieci anni di governo Decaro) fanno ritenere agli addetti ai lavori che sia del tutto improbabile l’avvio dell’iter di accesso, nonostante la sollecitazione che in tal senso arriva dal centrodestra. A Foggia la nuova amministrazione comunale è fortemente legata a Decaro: sono vicinissimi a lui la sindaca Marida Episcopo, il neo segretario generale Alfredo Mignozzi, il super assessore a lavori pubblici ed urbanistica Giuseppe Galasso. Questo spiega un certo imbarazzo nel fare distinguo tra il caso barese e quello del capoluogo daunio. Appare evidente a tutti come le indagini stiano facendo emergere fatti molto più gravi nel primo caso, ma invocare lo scioglimento contro Decaro è impensabile. “Ho troppo rispetto dello Stato per esprimermi adesso che ci sono ancora indagini”, si limita a dire, a l’Attacco, l’assessore comunale alla legalità Giulio De Santis, ricordando che “stiamo facendo cultura della legalità con i 100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”. 

Chi negli scorsi anni ha analizzato a lungo il tema della normativa antimafia e quanto avvenuto a Foggia è il consigliere comunale di maggioranza Francesco Strippoli, anche come collaboratore di questo giornale. “La cosa inquietante che emerge dell'inchiesta della DDA a Bari è la sua ramificazione e ampia portata”, commenta il trentenne contiano a l’Attacco. “Dal voto di scambio alle assunzioni nella municipalizzata Amtab - i testimoni di giustizia tirano in ballo anche Amgas e Amiu, quest'ultima al 21% di proprietà del Comune di Foggia -, dalla gestione degli impianti sportivi fino alla installazione di certe luminarie natalizie. Mi ha colpito particolarmente l'episodio delle due vigilesse che avrebbero chiesto aiuto al clan Parisi per vendicare gli insulti subiti da un automobilista. Un quadro sconvolgente di un Antistato più forte e riconosciuto rispetto alle stesse istituzioni, dai cittadini e addirittura in questo caso da appartenenti dell'istituzione stessa”, continua Strippoli. “Persino i parcheggi e gli ingressi agli eventi sportivi sembrano appannaggio di spartizione tra clan da quel che si legge. 

La “deplorevole pratica di mercificare il consenso elettorale” descritta nelle carte della Procura si estende fino a piccoli favori come patenti e posti all'asilo. Amtab ad oggi sembrerebbe letteralmente da smantellare. La reazione di pancia di dire “ci sono comuni sciolti per infiltrazioni mafiose per molto meno” noto come si stia effettivamente diffondendo a macchia tra gli osservatori e personale politico”, prosegue l’eletto. “Non mi sento di augurare a nessun Comune di essere sciolto e commissariato, conoscendo da foggiano e da attento studioso della materia quanto siano stati dolorosi per la città questi ultimi anni. Un commissariamento che nel nostro caso non ha quasi per nulla agito sull'organizzazione interna del Comune ma che si è spinta ad operazioni politiche e contratti inopportuni di cui paghiamo e pagheremo le conseguenze per anni. Illuminazione, rifiuti, parcheggi, servizi di ogni natura, etc. Scelte spregiudicate che avrebbero dovuto i commissari lasciare alla parte politica legittimata. La legge va oggettivamente rivista, nasce da un periodo diverso di emergenza nazionale ed ha avuto diversi richiami di incostituzionalità”, osserva ancora Strippoli. 

“Il caso di Carovigno, da me trattato lo scorso anno su l’Attacco, segna uno spartiacque storico rispetto alla necessità di riformare l'intero istituto giuridico. Un caso più unico che raro di un sindaco che risponde in tribunale per i fatti dello scioglimento e viene assolto in tutti i gradi di giudizio, andando contemporaneamente a rivincere le elezioni. Come non pensare poi all'ultimo scioglimento avvenuto in Capitanata, ossia Orta Nova, avvenuto per un funerale ad un ragazzo morto per delitto passionale, per la presunta ma confutata non presenza del sindaco ad un altro funerale e ad una serie di collegamenti di consiglieri comunali alla criminalità organizzata al settimo o ottavo grado di parentela”, rimarca il consigliere M5S. “Tornando a Bari con la legge attuale, da riformare ribadisco, sarebbe opportuna quantomeno una commissione di accesso agli atti, proprio per provare a far luce e dipanare ogni dubbio di commistione tra amministrazione e clan. Lo stesso presidente Emiliano, nel descrivere questa indagine come bellissima, sottolinea un “allentamento” in questi anni rispetto al potere persuasivo della mafia. Che si indaghi allora da parte della Procura, che il Ministero agisca senza fare due pesi e due misure, e che la politica legiferante si prenda finalmente la responsabilità di aggiornare questa normativa alla realtà attuale e renderla più garantista e meno traumatica per le comunità locali”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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