Colpo bassissimo e vile a Decaro che finisce nella rappresentazione tossica della mafialand pugliese

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E’ di questi giorni la notizia che una parlamentare europea del partito di estrema destra tedesca Alternative fur Deutschland ha pubblicato attraverso un post nei circuiti net un fotomontaggio in cui il volto di Antonio Decaro - ex Sindaco di Bari e attualmente presidente della Commissione Ambiente dell’UE - viene inquadrato in una locandina che rappresenta un gruppo di torvi personaggi che dovrebbero raffigurare alcuni boss mafiosi, con la scritta “MAFIA - contacts in the EU committee?” (“MAFIA - contatti nella Commissione EU?”). Peraltro la parlamentare tedesca in questione aveva premesso di aver preso la notizia pari pari da un articolo pubblicato sul “Frankfurter Allgemeine Zeitung” (uno dei maggiori quotidiani giornalistici di Germania), che a sua volta dava conto congiuntamente sia della ispezione antimafia presso il Comune di Bari disposta dal Ministro dell’Interno sia della inchiesta penale “Codice interno” della Procura antimafia di Bari: un accoppiamento micidiale sul piano della comunicazione che lasciava davvero poco spazio a equivoci nell’immaginario collettivo dei tedeschi su ciò che essi dovrebbero attendersi di trovare in Puglia casomai decidessero di venire a fare un po’ di villeggiatura nella “mafialand” pugliese, secondo una rappresentazione tossica che puntualmente riemerge ogni volta che parte la campagna delle prenotazioni estive per le vacanze dei loro cittadini per orientare (ovvero disorientare) i flussi turistici vacanzieri. 

In pratica la vikingona in servizio all’Europarlamento pare non aver fatto altro che riprendere il periodico stereotipo degli “spaghetti mafia” che circola nelle loro locali agenzie turistiche per poi proiettarlo di peso anche nella politica dell’Europarlamento, e per far ciò ha strumentalizzato la iniziativa del nostro Ministro Piantedosi di mettere sotto inchiesta antimafia addirittura il capoluogo dell’ intera Regione Puglia in modo da creare un collegamento di immagine - ovviamente in negativo - tra chi ha governato Bari per un decennio in veste di Sindaco, cioè Decaro, e il fatto obbiettivo e indiscutibile che adesso quel Comune pugliese si trova al centro di una gravissima inchiesta antimafia disposta dallo stesso Governo italiano. 

Ora, è vero che il malcapitato Decaro sta cercando di reagire a questo colpo basso, anzi bassissimo e vile, minacciando querele, ma il danno è stato fatto e conviene ragionarci su in termini più generali poiché la cosa evidentemente va ben oltre la dignità offesa della singola persona. Quando noi scriviamo (ormai da tre anni) contro la retorica parolaia e inconcludente dell’antimafia fine a se stessa, sostenendo che parlare a vuoto non ha assolutamente nulla a che fare con l’autentica azione di contrasto alla mafia sotto nessun punto di vista immaginabile, siamo accusati di minimizzare il fenomeno-mafia in Foggia o addirittura di volerlo negare, cioè una cosa assurda.  

Quando poi noi abbiamo collegato lo scioglimento del nostro Comune per mafia nell’estate 2022 al diluvio parolaio che v’era stato in Foggia negli anni immediatamente precedenti, sostenendo che v’era stato un preciso collegamento funzionale fra la preparazione ideologica fatta appunto attraverso la narrazione tossica da parte di quei convegnisti d’assalto a ciclo continuo in scuole, università, convegni e il successivo provvedimento ministeriale di scioglimento, quasi che il Governo in fondo non facesse altro che “rispondere al grido di dolore” sorto spontaneamente dall’intera cittadinanza dei foggiani per farsi sciogliere il loro stesso Comune “mafiosizzato”, la tesi è stata accolta assai malamente in certi ambienti . 

Quando poi a Bari gli esponenti politici del centrodestra - locali e nazionali - hanno deciso di spararsi nei coglioni sollecitando una ispezione ministeriale antimafia nel loro stesso Comune, fummo fermissimi nel condannare quella iniziativa sciagurata che sarebbe andata sicuramente a danno dell’ intera collettività barese su diversi piani, e pronosticammo (facilmente) che quella coltellata nella schiena avrebbe poi presentato il conto alle successive e imminenti elezioni amministrative ed europee a quelle formazioni politiche autolesioniste per sé e per l’intera loro collettività: cosa che poi è avvenuta puntualmente. Tra l’altro, registriamo per inciso anche il fatto che tutti gli autori di quel harakiri politico sono restati bellamente al loro posto nei ranghi dei loro partiti e dei loro scranni parlamentari e regionali, fischiettando come se nulla fosse successo nel loro campo politico e nella nostra Regione.

Adesso la operazione sostanzialmente diffamatoria a danno del Comune di Bari, attuata appunto attraverso quella ispezione ministeriale del tutto improvvida, sta cominciando a presentare i primi risultati cominciando dall’Europarlamento, in piena stagione turistica, e certamente il fango non si fermerà lì. Intendiamo riferirci al fatto che arriverà pure il momento in cui gli incaricati del Ministero dovranno redigere la loro relazione sulla “mafia” negli apparati comunali di Bari, come a dire nel cuore amministrativo dell’intero territorio regionale, e a quel punto il Governo avrà una bella gatta da pelare sul da farsi. 

Infatti, se il metro da applicare fosse quello già visto con lo scioglimento del Comune di Foggia nel 2022 dove si è scritto di tutto per giustificare un provvedimento fuori dal mondo, nel caso di Bari basterebbe la scenetta dell’allora sindaco Emiliano che andò a parlamentare con il boss, tramite la sorella, per “proteggere” l’allora suo assessore Decaro - cioè andò a riconoscere come un’autorità da trattare da pari a pari un boss della mafia barese per ottenere protezione (c’ è chi per una cosuccia de genere si è buscata la incriminazione di concorso esterno in associazione mafiosa, nella forma del rinforzo del carisma criminale dei delinquenti contattati) – basterebbe quell’episodio, si diceva, per sciogliere di corsa il Comune senza neppure aprire tutto il dossier preparato degli ispettori ministeriali.

Morale della favola, perché ogni fiaba in fondo permette di ricavarne una morale.In politica è piuttosto semplice atteggiarsi a duri e puri e a svalangare fango sugli avversari, magari anche usando la clava di indagini giudiziarie o di polizia indotte strumentalmente. Per la verità non l’ha fatto mai Decaro in prima persona, e di ciò gli va dato atto, perché non è nel suo stile; ma l’hanno fatto - e continuano a farlo - i suoi compagni di cordata di varia sigla, senza mettere nel conto che a furia di seminare vento, come modalità di fare politica della grancassa, talvolta si raccoglie poi la tempesta.

Per cui in questa circostanza è giusto riconoscere all’europarlamentare ed ex sindaco di Bari Decaro ogni solidarietà possibile. Ma nel contempo è anche giusto sottolineare che il medesimo trattamento diffamatorio a base di “mafiosità” lo subiscono quotidianamente molti imprenditori e professionisti pugliesi quando si relazionano con altre realtà imprenditoriali, con i circuiti bancari, con le Amministrazioni pubbliche: a volte nella forma della viscida battutta fintogoliardica per negare un certo affare o una certa collaborazione, e altre volte nell’ aperta ammissione che a “trattare con certa gente pugliese” nel concludere un contratto si rischierebbe poi una indagine di polizia per riciclaggio di denaro della “mafia” o addirittura un’accusa di associazione mafiosa per interposizione fittizia di soggetti imprenditoriali o professionali. Il che - a ben vedere - è precisamente il concetto che ha espresso in sole cinque parole la succitata vikingona tedesca nell’UE quando ha scritto, diffamatoriamente, che Decaro è lo strumento impiegato dalla mafia pugliese per entrare in una delle Commissioni europee (“MAFIA - contatti nella Commissione EU?”).

La realtà è questa, e come si vede essa va ben oltre lo sputtanamento di Decaro in sé stesso considerato, e francamente non sappiamo quanto tempo ci vorrà per rimediarla e venirne fuori. Sappiamo solo chi dobbiamo ringraziare. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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