Della pletorica squadra di sovraordinati inviati dalla Prefettura di Foggia per bonificare il Comune capoluogo, commissariato per mafia, era quello deputato alla vigilanza sulla delicatissima materia delle gare d’appalto dell’ente. Oggi proprio lui si ritrova indagato dalla locale Procura rispetto ad una ipotesi di inquinamento per indirizzare l’aggiudicazione del maxi appalto del cimitero. E’ il paradosso legato al barese Domenico Lomazzo, che come l’Attacco ha svelato ieri è uno dei cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta nata rispetto alla super gara del 2023 per l’affidamento del mega appalto per la gestione del cimitero, appalto del valore di quasi 18,5 milioni di euro. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato, pochi giorni fa, oltre che al sovraordinato tuttora presente in Comune, all’allora dirigente comunale lavori pubblici/patrimonio/appalti e contratti Paolo Affatato (che oggi è alle attività produttive), ai funzionari comunali Paola Russo e Francesco Pio D’Orta (andato in pensione) e all’imprenditore foggiano Giuseppe Scommegna.
Gli episodi contestati dalla Procura sono quattro. La prima contestazione riguarda Affatato, Lomazzo e Russo, che in concorso tra di loro avrebbero turbato il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando di gara relativo alla procedura aperta per la progettazione esecutiva per l'affidamento della concessione dei servizi dei lavori di costruzione di loculi nel cimitero comunale e della connessa gestione, al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte del Comune di Foggia. L'intento di Affatato sarebbe stato quello di favorire l’imprenditore foggiano Gianni Trisciuoglio e il raggruppamento CTM-Edilver srl, intento di cui sarebbero stati consapevoli sia Russo che Lomazzo. Per la Procura tra i tre indagati sarebbero intercorsi regali, promesse e altri mezzi fraudolenti. Inoltre, Affatato ad ottobre 2023 avrebbe indotto Giuseppe Scommegna - titolare di impresa individuale esercente attività di commercio macchine per ufficio e telefonia, a lui già noto per altre forniture al Comune di Foggia – ad installare sul pc uso a Lomazzo una licenza Office.
Da un anno sia Affatato che Lomazzo erano molto chiacchierati, all’interno degli uffici comunali, dove era trapelata l’attenzione degli inquirenti sui movimenti dello storico dirigente e del barese. Nei Comuni commissariati per mafia è normale che vengano assegnati dalla Prefettura in sovraordinazione uno o più dipendenti di altro Comune. Le disposizioni concernenti i casi di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguenti a fenomeni di condizionamento di tipo mafioso sono finalizzate a tutelare l’interesse specifico dello Stato al corretto e regolare funzionamento dell'ente locale e, quindi, a garantire lo svolgimento delle funzioni amministrative e dei servizi libero da fenomeni di infiltrazioni della criminalità, tali da compromettere la vita democratica dell'ente stesso.
Per perseguire tali superiori interessi, in particolare, l’articolo 145 del TUEL attribuisce espressamente al prefetto la facoltà di disporre, su richiesta della commissione straordinaria e in deroga alle norme vigenti, l'assegnazione in via temporanea di personale, in posizione di comando o distacco, appartenente ad amministrazioni ed enti pubblici, previa intesa con gli stessi. A Foggia – dove l’ente nel 2021 si ritrovò in mano ai commissari Marilisa Magno, Sebastiano Giangrande e Rachele Grandolfo - si arrivò nel giro di pochi mesi a ben undici sovraordinati totali, un numero rilevante che suscitò sia critiche (per i pochi giorni di presenza assicurati in Comune da commissari e sovraordinati, a fronte di un elevato costo per le casse dello Stato, stimato in 1,3 milioni di euro circa) che dubbi sulla capacità di effettiva bonifica e dunque sulla validità concreta degli strumenti previsti dalla normativa antimafia. Dubbi che oggi sono amplificati dal coinvolgimento di Lomazzo nell’indagine della Procura retta da Ludovico Vaccaro.
Allora a guidare la Prefettura era il campano Carmine Esposito, che scelse Lomazzo proprio perché seguisse in prima persona le procedure di gara, in linea col suo curriculum: difatti l’uomo è funzionario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (già Ministero dei lavori pubblici e successivamente Ministero delle infrastrutture), Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata, sede coordinata di Bari, dove svolge prevalentemente il ruolo di componente delle commissioni di gara per l’affidamento dei lavori per opere pubbliche e per l’appalto di servizi e forniture. Più volte negli scorsi anni Lomazzo è stato componente delle commissioni di gara presso la Prefettura di Bari, che era guidata dall’attuale commissaria del Comune di Foggia Marilisa Magno. Il rapporto tra Lomazzo e gli Uffici territoriali del Governo pugliesi è saldissimo, tanto da esser stato nel tempo elogiato dai prefetti di Bari, Lecce e Taranto. Ma il barese è anche consulente tecnico della Procura della Repubblica, in materia di appalti pubblici.
Di quegli undici sovraordinati arrivati a Foggia tre sono ancora oggi presenti in organico, tra cui Lomazzo e D’Introno. L’avviso di conclusione delle indagini sull’affaire cimitero e altri casi opachi sta suscitando apprensione in Comune, vista l’enorme mole di procedure seguite in questi anni da Lomazzo. L’interrogativo che serpeggia, dietro le quinte, è se tutto si sia svolto regolarmente, o meno. Del resto tutti i più importanti e scottanti appalti aggiudicati lo hanno visto in commissione, come quello (pure contestatissimo, al pari dell’appalto del cimitero) da oltre 5,8 milioni di euro relativo alla fognatura, appalto misto di servizi tecnici e lavori. Lomazzo fu uno dei tre commissari di gara nominati da Affatato, insieme alla presidente Paola Russo e all’altro sovraordinato Raffaele Ziello.
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