Era il 5 giugno 1995 quando fu istituito, con decreto del Presidente della Repubblica, l’ente Parco nazionale del Gargano. L’ente di Monte Sant’Angelo compie dunque i suoi primi trent’anni ma c’è poco da festeggiare a sentire ambientalisti, operatori economici e culturali, amministratori locali. Difficile trovare chi oggi mostri apprezzamento e lodi l’operato dell’ente e della sua governance. La gestione solitaria del presidente Pasquale Pazienza, docente Unifg e attuale commissario straordinario, e del direttore facente funzioni Vincenzo Totaro da anni va avanti indisturbata, nell’assenza del consiglio direttivo, della giunta esecutiva, di un direttore effettivo. Un ente che, peraltro, è dopo tre decenni ancora privo del Piano del Parco e del regolamento, atti indispensabili per la programmazione. Agli scontri fortissimi tra Pazienza e il mondo ambientalista si sono progressivamente aggiunti la rottura con pezzi di classe politica (M5S in primis) e infine quella con quasi tutti i sindaci garganici, che sono arrivati a chiedere al prefetto Grieco di sollecitare il Ministero dell’ambiente a non attendere oltre e nominare il nuovo consiglio direttivo. Ma da fonti di Forza Italia e Lega trapela, a l’Attacco, che dopo le tre proroghe trimestrali Pazienza, che dovrebbe scadere a fine giugno, sarà certamente prorogato ulteriormente dal dicastero guidato dal ministro azzurro Gilberto Pichetto Fratin. Un’ulteriore dilazione che avvicina il rinnovo dei vertici degli enti Parco all’appuntamento con le elezioni regionali d’autunno. C’è ancora da attendere, dunque, per il capogruppo FI al Comune di Foggia Raffaele di Mauro, unico nome a quanto pare rimasto in campo per il dopo Pazienza.
Il primo presidente del PNG fu il lucerino Paolo Petrilli, seguito da un tris di manfredoniani: il compianto Matteo Fusilli, l’attuale deputato di Forza Italia Giandiego Gatta e, dallo stesso partito, l’avvocato ed ex consigliere comunale Stefano Pecorella. Infine, nell’agosto 2019, la nomina di Pazienza, sostenuto da Lega e M5S.
E’ sorprendente come ancor oggi, a distanza di decenni, il commento più diffuso – sia fuori dall’ente Parco che all’interno – incoroni gli anni lontani di Fusilli (1999-2004) come il periodo migliore.
“Il Parco di Fusilli era un equilibrio pieno tra ambientalismo e imprese che operavano sul territorio”, dice a l’Attacco un addetto ai lavori, che da sempre ha a che fare con l’ente. “Oggi c’è uno squilibrio in favore del silenzio, della contrapposizione e dell’allontanamento di ogni forma di confronto, seppure da posizioni opposte. Altra cosa che denota assenza di capacità di risolvere i problemi: neppure con l’ottima mediazione della Prefettura si è riusciti ad arrivare alla soluzione del problema dei cinghiali, ad esempio. Con Fusilli non c’erano nemici ma pezzi della comunità, che dovevano essere condotti ad un tavolo dove occorreva che guadagnassero qualcosa in termini di attenzione e cedessero qualcosa in favore della natura o dello sviluppo”.
Non è un caso che Fusilli divenne nel 2001 anche presidente nazionale di Federparchi, restandolo per numerosi anni. Oggi, nel trentesimo anniversario dalla nascita del PNG, sono dense di amarezza e sconforto le riflessioni di chi, in quel 1995, credette con convinzione in quella istituzione e nelle prospettive che si sarebbero aperte per il territorio. Attese che appaiono per lo più deluse. La speranza è che, dopo un progressivo declino, l’ente - sacrificato alle logiche politiche e partitiche - possa invertire la propria traiettoria e ricucire il rapporto con le comunità locali.
Marrese
“Trent’anni fa nasceva il Parco Nazionale del Gargano, un’area protetta tra le più ricche di biodiversità in Europa, simbolo di una speranza per la tutela e la valorizzazione del nostro straordinario Promontorio. Una visione che, con il compianto presidente Matteo Fusilli, aveva preso forma in maniera concreta e coraggiosa. Da allora, però, troppo poco è stato fatto”, afferma a l’Attacco il naturalista foggiano Maurizio Marrese, presidente del WWF Foggia. “Negli ultimi anni, sotto la presidenza di Pasquale Pazienza, il Parco ha purtroppo vissuto una fase di profondo smarrimento: nessuna strategia chiara, nessuna pianificazione strutturata, nessun ascolto dei territori ma solo un inconcludente disco rotto ripetuto lunghissimi sei anni. Il Piano del Parco – strumento fondamentale per garantire tutela e sviluppo – resta ancora oggi una chimera, mentre crescono il malcontento tra i sindaci, la sfiducia degli operatori locali e il senso di abbandono da parte delle comunità”, continua Marrese. “Le ferite ambientali del Gargano sono tante e dolorose: dal lago Salso alle lagune di Lesina e Varano, dallo scempio della strada a scorrimento veloce fino alla gestione opaca dell'area protetta in mano a manipolo di persone. Un silenzio assordante su temi che dovrebbero essere al centro dell’azione di un ente Parco che invece appare sempre più estraneo alla propria missione istituzionale. Dispiace dirlo, ma oggi il maggiore sforzo dell’attivismo ambientalista sul Gargano consiste nel difendere il territorio dagli effetti dell’inazione o, peggio, dell’inerzia istituzionale. Eppure, le potenzialità per un rilancio culturale, ambientale e turistico del Parco ci sono tutte: serve volontà, competenza e un cambio di passo urgente. Il WWF Foggia non smetterà di chiedere un Parco che torni a essere presidio di tutela, centro di promozione culturale, motore di sviluppo sostenibile. Perché il Gargano e i garganici meritano molto di più”, conclude Marrese.
Pazienza
“Il 5 giugno si festeggia la Giornata mondiale dell’ambiente, ovvero i disastri che stiamo lasciando alle nuove generazioni compresi i cambiamenti climatici. Ma è anche una data importante per il Gargano, visto che 30 anni fa nasceva l’ente Parco nazionale del Gargano. L'istituzione del Parco rappresentava la presenza dello Stato sul Gargano. Sarebbe stato bello spegnere una torta con trenta candeline con tutti gli attori e protagonisti, il mondo associativo, politico ed istituzionale, che a quell’istituzione contribuì. Un ente che però che ha perso, in questi tre decenni, il proprio splendore, la strada della propria missione”, lamenta l’ambientalista sangiovannese Gianfranco Eugenio Pazienza a l’Attacco. “Basta pensare che non abbiamo ancora il Piano del Parco., né il regolamento, né ha adempiuto a quegli atti minimi ed indispensabili per poter assumere in pieno il proprio ruolo. Questo gli ha permesso di diventare poco trasparente sul piano dell’azione concreta. Molti vivono oggi il Parco ancora come un vincolo e non come una straordinaria opportunità di tutela delle risorse naturali, ambientali, paesaggistiche e quindi di sviluppo. Senza l’ambiente non si produce e non si vive in maniera sana. All’epoca dell’istituzione c’erano molte speranze e buona volontà. C’erano allora un solo funzionario trasferito dalla Provincia, un presidente ma non un direttore.. Le questioni attuali sono decisamente disarmanti, oltre che opache, in un territorio che peraltro ha visto crescere in modo allarmante l’illegalità e lo strapotere della mafia”, prosegue Pazienza. “Continuano le aggressioni criminali nel Gargano interno, gli incendi boschivi, le questioni mancanti nella gestione della costa che non vuol dire solo concessioni balneari. Non c’è una forte linea guida dell’ente Parco. Festeggiare i 30 anni potrebbe voler dire ritrovarsi a raccontare le nostre storie, le storie di chi ha lavorato per far crescere l’idea del Parco nonostante tutto, in un territorio capace di resistere alle aggressioni e alle cattive politiche”.
Salcuni
“Il Parco da un ventennio è affondato nelle sabbie mobili della parte peggiore della partitocrazia, con i partiti che non sono neanche in grado di selezionare personale all’altezza del compito nei ruoli apicali”, stigmatizza a l’Attacco Franco Salcuni del circolo di Monte Sant’Angelo Legambiente FestambienteSud. “Siamo abbondantemente al di sotto della mediocrità. Assurda anche l’incapacità del Ministero di fare delle nomine essenziali per garantire almeno la democrazia, condannando l’ente Parco ad essere governato monocraticamente da gente che giorno dopo giorno dimostra di non essere all’altezza. Sperando che si apra subito una fase nuova, con le nomine che aspettiamo da anni, occorre lavorare per ricucire il rapporto con le comunità, con gli enti di terzo settore, con gli enti locali. Serve anche recuperare il tempo perso nella mancata pianificazione e che il Parco riprenda un ruolo strategico anche nei processi di sviluppo sostenibile del Gargano, smettendo di essere la sedia vuota di ogni contesto che si mette in movimento”, continua Salcuni. “All’inizio c’erano entusiasmo e una dirigenza che sapeva cos’è un Parco. Non è un caso che Matteo Fusilli abbia assunto anche la presidenza di Federparchi. In quella fase il Parco era presente nei processi di innovazione e cambiamento del Gargano, al fianco dell’associazionismo, del sistema delle imprese sostenibili, capace di coinvolgere pezzi significativi della comunità. Dopo di lui un progressivo scivolamento verso il peggio, fino agli esiti attuali, che sono deprimenti”, conclude il docente e legambientino montanaro. “Oggi è successa la cosa peggiore che potesse accadere: che il Parco non venga più percepito come presente e direi quasi esistente in vita. La comunità ha elaborato il lutto della sua assenza. Occorre lavorare molto per dimostrare che si è ritornati in vita, sperando che prima o poi questo accada. Nel frattempo il territorio deve affrontare problemi enormi, che con un Parco più attivo si sarebbe potuto arginare”.
Santucci
“Ho vissuto l'ente Parco sin dalla sua nascita, ricordo forti scontri col primo presidente Petrilli che era di Lucera”, afferma a l’Attacco Leonardo Santucci, responsabile allevatori CIA zone montane e referente dell’azienda agricola Sitizzo. “Vedevo allora il Parco come una grande opportunità ma in questi decenni assai spesso è stato gestito da persone che non conoscevano il territorio garganico né sapevano come approcciarsi ad un’area protetta così estesa e antropizzata. Un Parco deve tener conto delle comunità e delle attività esistenti. Con Matteo Fusilli ci fu un periodo molto positivo, il migliore sicuramente. Era uno che conosceva bene il territorio e fece capire cosa significasse un Parco nazionale e quali fossero le prospettive. Con lui ci furono tanti corsi di formazione gratuiti finanziati dall’ente: ricordo che con altre imprese agricole e zootecniche, oltre a prendere parte a un corso di tre mesi, andammo anche all'estero, in Francia, per uno stage. Fu un'esperienza fantastica, un'occasione imperdibile di confronto a livello internazionale. Fummo formati sui temi dello sviluppo, dell'analisi del territorio, dell'analisi aziendale, della cooperazione e dei consorzi. Della presidenza Fusilli ricordo anche la sentieristica realizzata, andata in abbandono in seguito, e gli interventi in favore dei centri storici”, continua Santucci. “Poi ci fu Giandiego Gatta come presidente, ricordo che lamentava continuamente con noi imprese di non avere soldi dopo quelli spesi da Fusilli. Il suo successore Stefano Pecorella si concentrò su altro, in particolar modo sull’Oasi Lago Salso. Non ci fu mai ascolto come ai tempi di Fusilli. Ma la fase peggiore è stata quella con l'attuale presidente-commissario. Mi sono più volte arrabbiato per lo sperpero di soldi che potevano essere invece più proficuamente utilizzati per indennizzare noi allevatori. Oggi l'ente Parco è considerato pari a zero dalle comunità locali, non ha personale sufficiente e qualificato, non c'è un direttore che sia un vero addetto ai lavori, ha un avanzo di svariati milioni di euro non speso, non ha il Piano del Parco. Così facendo un territorio non cresce e questo ente non serve, non funziona, non ha programmazione. Ecco perché viene visto soltanto come causa di vincoli”, conclude Santucci. “A guidarlo devono essere necessariamente persone che conoscono molto bene la materia e il territorio, altre logiche fanno sì che l'ente non funzioni. E poi serve un apparato tecnico di qualità, altrimenti è impossibile raggiungere gli obiettivi”.
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