In un territorio complesso e stratificato come la provincia di Foggia, il ruolo di un quotidiano locale è cruciale non solo per comunicare le notizie ma anche per tentare di costruire un senso di comunità, rafforzare la partecipazione civile e stimolare una riflessione critica sulle sfide di un presente in continuo mutamento. In qualità di studioso dei mass media, negli ultimi dieci anni della mia vita ho seguito le tracce storiche e sociologiche lasciate nel presente da quotidiani, radio e televisione, soffermandomi in particolare sul concetto di egemonia dell'informazione, soprattutto nel corso del Novecento, i cui echi sono ancora presenti nel nostro presente, nonostante siano ormai passati 25 anni dal passaggio a questo terzo millennio. Il mio percorso professionale e umano mi ha portato a scoprire le connessioni mediatiche fra le due sponde dell'Adriatico, in particolare con l'Albania e i paesi dell'ex Jugoslavia, e a lavorare in archivi e biblioteche remote, scoprendo fonti inedite nei luoghi più disparati di questo mare magnum chiamato cultura globale. Ma, nel "mezzo del cammin di nostra vita", sono tornato in Puglia a causa del Covid e, fra una riunione di lavoro e un annuncio di chiusura in televisione in sottofondo, si è presentata l'opportunità di fare ricerca nel nostro territorio e l'ho colta al volo. Grazie all’Università di Foggia e al quotidiano l’Attacco è nato il progetto di ricerca “L’informazione locale come costruzione sociale”, che mi ha permesso di esplorare in modo scientifico e partecipato l’azione mediatica di questo giornale, scoprendone l’evoluzione e le specificità e ricostruendone il contesto storico, sociale e culturale. Il mio compito è quello di rileggere la storia di un territorio attraverso le pagine di un quotidiano. Detta così, può sembrare una cosa semplice, ma in realtà la situazione è un po' più complicata.
La prima missione è stata quella di individuare fisicamente l’archivio, perché in un mondo sempre più digitale, non è raro che interi patrimoni di storia giornalistica vadano perduti a causa del culto laico della dematerializzazione. L’Attacco, come la maggior parte dei quotidiani, non dispone di un archivio cartaceo consultabile, ma fortunatamente ha iniziato la sua archiviazione digitale già nel 2008, quindi il 90% della sua storia è al sicuro.
La tecnologia mi è venuta incontro, grazie ai grandi passi avanti fatti dalla digitalizzazione negli ultimi quindici anni: potete immaginare quanto siano diventati piccoli i file nel corso degli ultimi tre lustri. Ma ciò che la tecnologia non è riuscita a rintracciare, l'ha fatto la gloriosa biblioteca provinciale La Magna Capitana, che tanto manca a curiosi, studiosi, studenti e amanti della cultura. Un fiore all'occhiello la cui pausa forzata fa soffrire i tanti utenti, vicini e lontani.
Stiamo parlando di un lavoro che parte dall’analisi di circa 5.000 giornate di informazione, in formati diversi, che si sono ricompattate in un unico hard disk in una sola notte, concludendo un valzer di memorie rigide e computer del passato e del presente che hanno preservato le 300 giornate di notizie annue degli ultimi vent’anni.
Ebbene sì, parliamo di un ventennio d’indagine: l’Attacco, il 23 gennaio del 2025, è diventato maggiorenne, perché il tempo passa non solo per le persone, ma anche per i giornali. E, visto che nel 2027 compirà 20 anni, ci si appresta a festeggiare un traguardo non semplice in un settore impervio come quello della carta stampata, soprattutto in un territorio purtroppo abituato alle chiusure, ai crolli, alle fughe e ai fallimenti. Lo storytelling degli ultimi anni ci descriverebbe con la parola magica: resilienti.
Non ci sarà una lode autocelebrativa del giornale, come spesso accade quando si parla di anniversari e commemorazioni. Purtroppo, a causa dei tagli, il mondo della cultura e della ricerca è costretto a sopravvivere grazie a queste ricorrenze e a pagarne il prezzo è proprio la qualità dell'indagine che, nel passato e talvolta anche oggi, ha sempre caratterizzato la ricerca italiana.
Secondo la mia visione, il giornale è una linea del tempo spaziotemporale in cui si incontrano i maggiori fatti, personaggi e questioni, e il compito della ricerca è andare a ritroso, “a passi di gambero, per citare il caro Umberto Eco, e riprendere tutte le orme lasciate nel passato, offrendo un'analisi utile a comprendere le dinamiche dello sviluppo odierno della nostra terra.
Spesso si pensa che le notizie dei quotidiani si logorino a poche ore dall’uscita in edicola, ma si tratta di una grossa bugia. Quando si legge a ritroso e si parte dalla gestazione di un quotidiano, si scoprono tanti dettagli ricchi di significato, aneddoti e, soprattutto, ci si rende conto di come la linea editoriale sia un fil rouge che prosegue nonostante il fisiologico ricambio della redazione e il mutamento dei personaggi locali e nazionali.
In queste pagine settimanali, cari lettori de l’Attacco, sarete partecipi di questa ricerca e scoprirete con me come diversi temi, notizie, personaggi e luoghi degli ultimi vent’anni siano ricorrenti, appaiano, crescano e invecchino, chi bene e chi male, grazie alle pagine e alle storie di Puglia. I macrotemi scelti per questo viaggio a ritroso sono numerosi e, col passare del tempo, sono le stesse notizie a richiedere più spazio. Spesso, da nocchiere del lavoro, mi trasformo nel destriero che segue il flusso di informazioni che chiede nuova vita. Di sicuro riporteremo alla luce storie riguardanti politica, religione, sviluppo economico, sanitá, interviste, cultura e ambiente. Ma le pagine del passato spesso riservano perle preziose da condividere.
A partire dal prossimo mercoledì, 60 pillole di storia ripercorreranno le pagine degli ultimi quattro lustri, a partire dal 23 gennaio 2007 fino al 23 gennaio 2027, data del ventesimo compleanno de l’Attacco. Per ogni anno di vita del giornale, si partirà da un resoconto tratto da alcuni articoli scelti, che forniranno una cornice d’approfondimento e renderanno partecipi i lettori su come alcuni argomenti abbiano lasciato dei nervi scoperti o su come alcune buone pratiche della nostra Capitanata si siano evolute o involute nel tempo.
Ci sarà spazio per notizie più cupe e per avvenimenti più lieti, perché la stampa è spesso un termometro della vita e, come nelle nostre esistenze, ci sono giorni sereni e giorni cupi. Al termine di questo lungo viaggio insieme, rimarrà una traccia cartacea, un libro che raccoglie questa storia di inchiostro pugliese, di cui il lettore è protagonista e parte integrante. Questo lavoro sarà offerto a chi analizza il presente e a chi si interrogherà in futuro su questi ultimi vent’anni. Vi assicuro che la storia de l’Attacco merita di essere raccontata e letta.
In Italia, non sono molti i quotidiani che hanno condotto una ricerca critica sulla propria storia; spesso, infatti, si è preferito creare volumi scritti dagli stessi giornalisti del giornale e basati sugli articoli che hanno caratterizzato i giorni di maggior tiratura. Ma in un mondo in cui l’informazione è sempre più in mano agli algoritmi e alla manipolazione, è giusto osservare una storia con occhio esterno e critico, senza giudicarla, demonizzarla o adularla.
Se ci saranno critiche, queste saranno costruttive, seguendo lo spirito che ha dato vita a l’Attacco, nato ormai nel lontano 2007, che si è presentato come un esperimento di giornalismo quotidiano, capace di coniugare la puntualità dell’informazione locale con la capacità di approfondire temi decisivi per il territorio, dall’economia alla legalità, dall’ambiente alla politica.
In questo primo incontro, cercherò di offrire una panoramica della galassia dei mass media in cui il giornale ha mosso i primi passi e ha poi proseguito la sua avventura.
Il 2007 non è un anno casuale: iniziano a farsi sentire i primi echi della crisi finanziaria globale e il mondo dell'informazione locale è stato colpito dalle conseguenze della legge Gasparri, che ha posto fine a un mondo in cui sotto ogni campanile c'era un quotidiano, un settimanale, una radio e un'emittente televisiva. Inoltre, bisogna considerare l'inizio del declino del sistema della stampa, dei settimanali e degli approfondimenti giornalistici legati ai partiti. Insomma, parliamo di un sistema mediatico in frantumi.
L’Attacco riesce a proporsi come un contenitore nuovo e di transizione, capace di far convivere i pezzi di quel ricco ma in crisi panorama mediatico offerto dalla provincia di Foggia, andando oltre i campanilismi e offrendo una visione d'insieme territoriale più ampia: dalla Daunia al Gargano, dai Cinque Reali Siti al Subappennino Dauno, ogni comune ha avuto il proprio spazio in questi anni di attività, da Accadia a Zapponeta.
Testate storiche, emittenti radiofoniche e televisive con radici profonde sul territorio hanno costituito e tuttora costituiscono un articolato sistema di comunicazione locale, accompagnando la vita sociale delle comunità e offrendo un racconto plurale e partecipato, spesso in situazioni di difficoltà economica e di profonda trasformazione tecnologica.
Durante il corso di Storia sociale dei media, che ho tenuto nell'autunno del 2022 presso il Dipartimento di Economia, Management e Territorio dell’Università di Foggia, ho più volte esortato gli studenti ad aiutarmi a ricostruire le storie mediatiche di un territorio in perenne trasformazione, di cadute e rinascite. La mappa che ne è fuoriuscita da questo lavoro orizzontale la sintetizzo in queste righe, chiedendo già scusa per le omissioni, ma tutto è perfettibile e questa è solo una panoramica per illustrare una realtà vivace.
Nel campo delle emittenti televisive, la storia si intreccia con la sperimentazione e l'adattamento tecnologico. Le prime esperienze di Radio San Severo, che nel 1977 si evolve in Tele Radio San Severo, segnano un momento di svolta per la comunicazione locale, gettando le basi per una stagione di emittenti audiovisive diffuse in tutta la provincia. Oggi San Severo vanta anche la nuova 99TV-San Severo, che rappresenta un rinnovamento dell'informazione locale in chiave digitale. Foggia, cuore pulsante della Capitanata, ha visto nascere, fin dagli anni '70, emittenti quali Tele Radio Erre, Tele Foggia, Videofoggia (successivamente Video Sud e Otto TV) e Tele Dauna, fino a Tele Blu, nata nel 1988. Queste stazioni hanno raccontato la realtà foggiana, testimoniando le trasformazioni industriali e sociali e, al contempo, alimentando uno spazio pubblico di confronto e partecipazione. A Manfredonia, la presenza di Tele Padre Pio, con un pubblico vastissimo e una diffusione capillare, e di Manfredonia TV, più recente, testimonia la continuità e l'innovazione nella comunicazione audiovisiva, caratterizzata anche da una progressiva migrazione verso le piattaforme di streaming e digitali.
Le radio completano il quadro con una ricchezza che spazia dalle esperienze di Radio Master, Radio San Severo e Radio Radio Erre fino alle emittenti più giovani e sperimentali come Radio Foggia 101, Radio Puglia e Radio Ghetto Voci Libere, impegnata in progetti di comunicazione partecipata e sociale.
Nel corso degli anni, diverse emittenti hanno cessato la loro attività, lasciando un'eredità di esperienze, storie e ascolti che hanno contribuito a plasmare la cultura locale. In particolare, realtà come T.R.C., Radio Amica e Radio Delta hanno segnato il passaggio dall’analogico al digitale. Nell'area di Manfredonia si sono consolidate emittenti come Radio Manfredonia Centro e Rete Smash che hanno accompagnato le trasformazioni sociali delle rispettive comunità.
Al termine di questa rappresentazione di un sistema integrato e poliedrico, la Capitanata si configura come un laboratorio di comunicazione regionale in cui l'informazione diventa strumento di partecipazione democratica, di memoria collettiva e di promozione culturale. Questo ecosistema mediatico continua a evolvere, intrecciando il rispetto per le tradizioni con le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e ponendosi come nodo strategico di un territorio che guarda al futuro senza dimenticare il proprio passato.
In questa ricerca sinergica con gli studenti, ho constatato che la carta stampata è il medium che ha riscosso meno successo nei loro approfondimenti, i quasi coetanei de l’Attacco nati fra il 2000-2005 per la maggioranza hanno preferito concentrarsi sulla stampa web e sulla radio, persino alla televisione. De gustibus non disputandum est, ma da un certo punto di vista me lo aspettavo. Le statistiche internazionali parlano di un ritorno dell'attenzione alla stampa cartacea, ma si comprende come per chi è nativo digitale sia ormai il cellulare la fonte primaria da cui si attinge alle più disparate informazioni ma magari il futuro ci riserverà sorprese.
L'Attacco, da questo poliedrico patrimonio mediatico territoriale, ha attinto e attinge spesso le sue migliori penne, che provengono dai media elencati o partono dal quotidiano di Capitanata per raggiungere altre mete. Nonostante le fisiologiche crisi che fanno parte di ogni storia giornalistica, il giornale ha il merito di riuscire ad affermarsi in questo contesto grazie a un modello innovativo che coniuga il cartaceo e il digitale, abbracciando le modalità di comunicazione più attuali e costruendo una famiglia di prodotti editoriali che includono video, rubriche online e un dialogo costante con i lettori.
Questo adattamento e questa flessibilità hanno permesso di mantenere un legame stretto con il pubblico, in particolare con le nuove generazioni, offrendo contenuti aggiornati, approfondimenti e spazi di dibattito. Questo dimostra che un giornalismo locale, se svolto con rigore, passione e apertura ai nuovi media, può rappresentare una solida base per il rafforzamento della democrazia e del progresso sociale. La capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità e di fungere da piattaforma di confronto aperto rimane una sfida cruciale per una provincia che continua a confrontarsi con tensioni di natura economica, sociale e culturale.
Spero che la volontà di unire l'attività editoriale a una ricerca scientifica, prestando particolare attenzione all'impatto sociale e al valore culturale della comunicazione, possa diventare un modello replicabile e un esempio stimolante per altre realtà locali italiane ed europee.
Mi auguro che l'Attacco continui il proprio percorso con la consapevolezza di essere un punto di riferimento imprescindibile per la Capitanata e per chiunque voglia comprendere le sfide e le opportunità del giornalismo territoriale nel XXI secolo.
Anche perché c'è una rubrica da scrivere di mercoledì in mercoledì e, dopo aver superato il primo scoglio dei 18 anni, bisogna superare la soglia fatidica dei vent'anni anche solo per la soddisfazione di raggiungere la cifra tonda.
(Vito Saracino - ricercatore della Fondazione Gramsci di Puglia e professore a contratto di Storia sociale dei media)
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