La miccia si è riaccesa con le parole del sindaco di Peschici, Luigi D’Arenzo, raccolte da l’Attacco. L’idea, cristallizzata nelle sue dichiarazioni, è quella di intervenire su Baia Zaiana non con un ripristino integrale dello stato dei luoghi, ma con una sorta di “riqualificazione”: meno cemento, materiali cosiddetti ecosostenibili, qualche accorgimento per limitare il traffico, ma senza rinunciare del tutto alla strada realizzata abusivamente. Una posizione che ha immediatamente fatto scattare la reazione del WWF di Foggia, che ha alzato i toni parlando apertamente di inaccettabile compromesso e chiedendo, senza mezzi termini, il ripristino totale dell’area. Non solo: l’associazione ha chiamato in causa direttamente i livelli istituzionali superiori, sollecitando l’intervento del presidente della Regione Antonio Decaro e del commissario straordinario del Parco nazionale del Gargano Raffaele Di Mauro, individuati come snodi decisivi per uscire da una vicenda che si trascina da anni. Per giorni, quella del WWF è sembrata l’unica voce organizzata a tenere il punto su Zaiana. L’unica a porre la questione in termini netti: legalità, vincoli, ripristino. Il resto, silenzio o prese di posizione sfumate, mentre nelle piazze, reali e vitruali, cresceva la sensazione di una partita già indirizzata. Da qui la necessità di allargare il campo e verificare se davvero il fronte fosse così isolato. Abbiamo quindi contattato gli altri attori coinvolti, a vario titolo, nella vicenda: Legambiente, la consigliera regionale Rosa Barone, la delegazione di spiaggia della Guardia costiera, provando anche a raggiungere la Procura di Foggia e la Soprintendenza per chiarire lo stato degli atti e dei procedimenti.
Ne emerge un quadro più articolato, e per certi versi ancora più complesso di quanto apparso nei giorni scorsi. Perché se da un lato si moltiplicano le prese di posizione critiche rispetto all’ipotesi di “sanatoria di fatto”, dall’altro restano zone d’ombra rilevanti: procedure non definite, pareri non formalizzati, e soprattutto un procedimento giudiziario che, a quanto risulta, sarebbe ancora in corso.
Se il WWF ha acceso i riflettori, non è rimasto solo. A rompere il silenzio è anche Legambiente, con parole che vanno ben oltre la singola vicenda e chiamano in causa un intero modello di gestione del territorio.
“Le ultime dichiarazioni del sindaco sono in linea con tutta la condotta che le amministrazioni comunali hanno tenuto negli ultimi decenni su Baia Zaiana”, dice senza giri di parole a l’Attacco Franco Salcuni. E il giudizio è netto: “Volevamo un segnale di discontinuità. Invece dobbiamo prendere atto che la comunità di Peschici non è stata in grado di tutelare un paradiso. L’ha ridotto a un inferno”. Non è solo una critica amministrativa. È un’accusa politica, strutturale: “Quella situazione è infernale dal punto di vista della tutela, delle opportunità, del valore di pregio che quell’area aveva quando era incontaminata. Adesso è un cantiere aperto dove ognuno fa quello che vuole”.
“E questa è una cosa che getta discredito su tutta la realtà garganica, perché è la vetrina di come viene trattato il territorio”, insiste Salcuni. “Era un luogo unico del promontorio, oggi è diventato un simbolo negativo”.
E il punto, insiste Salcuni, non è nemmeno più giuridico: “Gli aspetti giudiziari sono secondari. Il problema è politico. Che idea di territorio si vuole costruire?”. Una domanda che torna più volte nel ragionamento di Legambiente, fino a diventare la chiave di lettura dell’intera vicenda.
A rafforzare la linea, Salcuni insiste su un punto che va oltre il singolo intervento: “Qui si sta giocando una partita diversa. Si parla di pareri, di autorizzazioni, ma il tema vero è capire dove si vuole arrivare”. E aggiunge: “Se l’obiettivo è trovare escamotage per sanare, allora stiamo andando nella direzione opposta rispetto alla tutela”. “Non puoi trattare Zaiana come qualsiasi altra spiaggia”, continua. “Quella era una baia simbolo, conosciuta nel mondo. Oggi invece siamo davanti a una gestione che non ha nulla a che vedere con la tutela di un’area di valore”.
Anche perché, sottolinea, le alternative esistono: “Ci sono parchi costieri e riserve dove si gestiscono flussi importanti con un turismo di qualità. Qui invece si continua a buttare cemento, a mercificare tutto”.
“Il problema è che si continua a ragionare come se tutto fosse intercambiabile”, attacca. “Si pensa a costruire, a facilitare accessi, a riempire di macchine. Ma il turista oggi cerca esattamente il contrario”.
Il riscontro, secondo Legambiente, arriva proprio da chi quel territorio lo vive da fuori: “I turisti sono scandalizzati”, racconta Salcuni. “Ci chiedono com’è possibile che un luogo del genere venga trattato così. Perché chi viene sul Gargano cerca Zaiana per quello che era, non per quello che sta diventando”. E sul tema dell’accessibilità, uno degli argomenti principali portati dal sindaco, la replica è secca: “È una piccola spiaggia. Si controllano gli accessi, si fa vigilanza. Non si costruisce una strada”.
Ma il nodo, per Legambiente, è anche un altro: la gestione. “Abbiamo chiesto di allontanare chi ha dimostrato di non rispettare le regole. Il sindaco può farlo in autotutela. Non è obbligato a lasciare la gestione a chi ha violato le norme per anni”, ribadisce. “La domanda è semplice: perché non si prende questa decisione?. E ancora: “La spiaggia Zaiana oggi è ostaggio di chi perpetua abusi”.
Nel frattempo, sul piano istituzionale, si muove anche la Regione. Rosa Barone annuncia a l’Attacco una nuova audizione, ma il dato politico è già chiaro: “Il sindaco si era impegnato al ripristino. È passato un anno e non è stato fatto”. Sul fronte tecnico-amministrativo, invece, arrivano elementi che raffreddano - almeno per ora - l’ipotesi di una procedura già definita.
Dalla delegazione di spiaggia della Guardia costiera di Peschici, il primo luogotenente Francesco Guerra invita alla prudenza: “La questione è più complessa. C’è un procedimento penale in corso”. “È prematuro parlare di autorizzazioni. Bisogna coordinare il procedimento amministrativo con quello penale”, spiega. E soprattutto chiarisce un punto: “Al momento non risulta nulla formalmente. Sui social si dice, ma negli atti non c’è niente”. Tradotto: nessun parere ufficiale richiesto alla delegazione, nessun iter completo. “Valuteremo quando e se arriveranno le carte”, aggiunge. Resta quindi sospeso anche il capitolo Soprintendenza. Non è stato possibile ottenere riscontri diretti, così come dalla Procura di Foggia, che segue il fascicolo relativo agli abusi. Ma proprio dalla Guardia costiera arriva la conferma indiretta: la vicenda giudiziaria non sarebbe chiusa.
Un quadro che alimenta ulteriori interrogativi. Perché mentre si parla di riqualificazione, sullo sfondo resta una procedura penale aperta e una sequenza di abusi che - come ricordano le associazioni - va avanti da anni. E allora il punto, ancora una volta, torna lì. Non solo cosa fare di quella strada, ma quale direzione dare a quel tratto di costa. Se trasformarlo definitivamente in un’infrastruttura, oppure riportarlo indietro, com’era. Zaiana, oggi, è questo: una linea di confine.
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