Assori, verso la rottura con Mastrangelo. Ma su Parcocittà si fa finta ancora di non vedere

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Alla vigilia delle elezioni comunali del 23 ottobre 2023, l’Attacco ricordò ai futuri eletti la necessità di intervenire immediatamente rispetto alle convenzioni scadute da molti anni per la concessione e l’uso di beni pubblici. Se l’ex commissario straordinario Vincenzo Cardellicchio si attivò per rinnovare quella con l’Accademia (ma tuttora, a quanto pare, la situazione non sarebbe stata regolarizzata col pagamento di tutto quanto il dovuto all’ente comunale), nell’autunno scorso restavano da affrontare i capitoli inerenti Assori e Parcocittà. Dall’insediamento dell’amministrazione Episcopo sono passati, ormai, sei mesi e la situazione, forse, sta per cambiare. Si è finalmente deciso di mettere fine alle illegittimità e irregolarità del caso Assori, rispetto al quale si è svolta una riunione giovedì scorso a Palazzo di città. Il mancato controllo, le opacità, gli aspetti irregolari se non illegittimi, si traducono in danno erariale per l’ente. Il peso della politica ha sicuramente influito sulla scelta di non mettere mano ai due casi, come pure la volontà di evitare polemiche e prevedibilissime barricate. Se le promesse commissariali sono rimaste disattese ora tocca ad Episcopo e ai suoi mostrare segni concreti di cambiamento. 

Stando a quanto trapela, si va verso il bando e la fine del rapporto con l’associazione Assori onlus, presieduta dal dottor Costanzo Mastrangelo, il quale sarà a breve convocato in Comune. L’istruttoria è in via di conclusione e vede coinvolti due sovraordinati rimasti a dare supporto agli uffici comunali anche dopo il ritorno a gestione ordinaria. Ha del clamoroso il caso dell’impianto natatorio per disabili, diventato tutt’altro con guadagni per l’associazione che lo gestisce e spese a carico del Comune. La convenzione scaduta, risalente al lontanissimo 1986, è scaduta nel 2019. Nulla viene riconosciuto all’ente in termini di canoni di concessione e nulla viene addebitato in termini di utenze. 

Allo stesso tempo sono state intraprese numerose attività (piscina, palestra, scuola dell’infanzia e scuola elementare in locali di proprietà del Comune di Foggia, campo di padel, attività di formazione, centro polivalente articolato in laboratori, feste di compleanno ed altro), causa di ricavi per l’associazione. L’impianto è aperto a tutti i tipi di utenti, mentre la fruizione da parte delle persone diversamente abili – cui era destinato in via esclusiva - avviene in modo ridotto. La convenzione fu modificata con delibera consiliare a dicembre 2012 trasferendo sull’associazione i costi integrali delle utenze attraverso le volture a carico del Servizio lavori pubblici e si dispose di ottemperare agli obblighi contrattuali con la cessione al Comune di Foggia, quale corrispettivo del diritto di superficie sul lotto di terreno sito in piazza De Gasperi, della piena proprietà di undici locali a piano terra più androne e servizi a pena di rescissione contrattuale con aggravio di spese e risarcimento del danno. Ma questa cessione non c’è mai stata, dunque il contratto non è stato rispettato. 

E’ sorto un lungo contenzioso sulla voltura delle utenze tra il Comune e l’associazione ma, soprattutto, è da ben cinque anni che il dirigente del Servizio economico finanziario Carlo Dicesare segnala l’illegittima situazione creatasi dopo che ad aprile 2019 la giunta Landella deliberò la rinegoziazione della durata della convenzione, con proroga di nove anni, e delle altre due convenzioni relative alla realizzazione del centro medico-socio-psico-pedagogico (del 1995 e del 1997), riunendole in un’unica nuova convenzione. 

chiesto invano all’amministrazione comunale di revocare in autotutela quella delibera. Fu sempre il Servizio economico finanziario, negli anni successivi, a segnalare al Servizio lavori pubblici – dunque al dirigente Paolo Affatato - la mancata voltura delle utenze in uso all’associazione (gas, elettricità e acqua) per circa mezzo milione di euro, sollecitando l’ente a farle pagare all’associazione e ad attivarsi per recuperare i relativi costi sulle annualità precedenti. 

Tutto fermo, invece, rispetto all’imbarazzante caso di Parcocittà, dove il bene pubblico affidato al privato – ovvero l’anfiteatro di Parco San Felice – è il presidio culturale dell’ex assessore piddino Peppino D’Urso (ex presidente del Teatro Pubblico Pugliese) e di Rita Amatore, zia dell’attuale assessora alla cultura Alice Amatore. Anche per Parcocittà la convenzione è scaduta nel 2019 e la somma versata all’ente comunale ammonta a poco più di 250 euro dal 2016 ad oggi. E anche in questo caso il bando è pronto da anni, ma resta nei cassetti per l’assente indirizzo politico. 

Dagli atti non risulta mai esserci stata la voltura delle utenze. Inoltre, risultano segnalazioni pervenute al Comune che l’ATS conceda la struttura anfiteatro a terzi, in spregio alla normativa che regole le concessioni di beni pubblici, per spettacoli ed eventi a fronte di un’entrata economica non autorizzata. I due casi e le relative opacità approdarono a febbraio scorso in aula consiliare grazie a due interpellanze dell’eletto di opposizione Giuseppe Mainiero, ex candidato sindaco. L’Attacco ha provato invano a contattare al riguardo l’assessore competente, il dem Davide Emanuele.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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