Polizia Locale, il concorso divide la maggioranza: mobilità saltate, pressing civici e sospetto di scelta forzata

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La carenza strutturale di personale nella Polizia Locale di San Severo non è più soltanto un dato amministrativo. È diventata un caso politico. Un caso che intreccia fabbisogni reali di sicurezza, promesse mancate, scelte gestionali controverse e tensioni sempre più evidenti all’interno della maggioranza che governa la città. A certificare numeri e difficoltà è intervenuta nei giorni scorsi la RSU della Polizia Locale – Felice Cafora, Lorenzo De Cesare e Luigi Cantarini – con una nota indirizzata alla Prefettura di Foggia e al Comune. Il Corpo conta oggi 33 operatori, due funzionari e un dirigente-comandante per una città di circa 50mila abitanti. Un organico largamente insufficiente se rapportato ai parametri fissati dalla legge regionale pugliese n. 37/2011, che prevede almeno un agente ogni 700 abitanti. A San Severo ne servirebbero circa 70, il doppio di quelli in servizio. Una sproporzione che, secondo i sindacati, incide direttamente sul controllo del territorio, sulle condizioni di lavoro e sui livelli di stress degli operatori, chiamati a far fronte a richieste crescenti da parte dell’amministrazione, dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia statali, spesso senza la possibilità di garantire un presidio adeguato, la tempestività degli interventi e la gestione ordinaria di eventi e viabilità. Il nodo centrale resta il concorso. Dopo l’ultima assunzione, avvenuta oltre cinque anni fa e ridottasi di fatto a soli sette operatori, la precedente amministrazione Miglio aveva bandito una procedura mai avviata e successivamente revocata dall’attuale giunta Colangelo. Una revoca che, secondo l’assessora al Personale Luciana de Lallo, era necessaria perché il vecchio bando non rispettava le normative vigenti, risultando carente di prove pratiche e requisiti obbligatori. A ciò si sarebbero aggiunti i vincoli legati alla capacità assunzionale dell’Ente e i tempi tecnici per la sistemazione dei part-time e le procedure di mobilità. Nei giorni scorsi, però, il nuovo bando è stato finalmente pubblicato. Sei posti di Istruttore di Vigilanza, a tempo indeterminato ma part-time (18 ore), con graduatoria da utilizzare nel tempo per ulteriori assunzioni e la trasformazione a full-time delle posizioni esistenti. Una risposta che, tuttavia, non ha spento le polemiche. Anzi. Secondo quanto riferito a l’Attacco da una fonte interna a Palazzo Celestini, il vero scontro si è consumato dietro le quinte della maggioranza. Gran parte dei gruppi che sostengono la Sindaca Colangelo avrebbe preferito percorrere la strada delle mobilità, ritenuta più rapida e meno esposta a rischi. Una posizione sostenuta soprattutto dai civici, in particolare Mariani e Francioso, molto attenti – riferisce la fonte – ai temi della trasparenza e della legalità. La diffidenza nei confronti della gestione della delega al Personale, affidata a Fratelli d’Italia, nasce anche da precedenti che hanno lasciato strascichi politici: dall’assunzione del figlio di un consigliere meloniano al servizio mensa, allo spostamento di uffici della moglie del capogruppo, fino alla gestione di piccoli affidamenti, come quelli degli impianti audio riconducibili a soggetti vicini all’area gemmatiana del partito. Episodi di piccolo cabotaggio, come vengono definiti, ma sufficienti ad alimentare timori e fratture interne, al punto – sempre secondo la fonte – da preoccupare la stessa Sindaca.

In questo contesto, prende corpo anche l’ipotesi che i termini per le mobilità siano stati lasciati scadere volontariamente, aprendo la strada a un concorso rinviato di fatto al 2026. Una scelta che ha accentuato la spaccatura politica. Da un lato chi spingeva per le mobilità, dall’altro Fratelli d’Italia, unico gruppo determinato a volere il bando. Un paradosso che oggi espone proprio FdI al banco di prova più delicato, quello della trasparenza. Non a caso, già alla pubblicazione del bando emergono criticità. La procedura è per soli esami, senza valutazione dei titoli, con l’eliminazione della prova orale e la possibilità di nominare sottocommissioni ai sensi del D.Lgs. 165/2001. Una scelta giustificata ufficialmente con esigenze di funzionalità e celerità, ma che solleva interrogativi, soprattutto considerando che le prove sono interamente digitalizzate e corrette da software. Su questi aspetti è intervenuto duramente il consigliere comunale di opposizione Francesco Sderlenga, che rivendica il merito politico di aver costretto la giunta ad agire. “Il concorso per Istruttori di Vigilanza non nasce da una programmazione seria, ma è una decisione strappata alla giunta dopo una mia interrogazione consiliare e ripetuti interventi pubblici che hanno messo in evidenza una situazione di grave carenza di personale. È bene dirlo chiaramente: senza queste sollecitazioni, oggi probabilmente non staremmo parlando di alcun concorso”. Sderlenga attacca anche l’impostazione della selezione. “La scelta di un concorso per soli esami è una forzatura incomprensibile e politicamente miope. Significa cancellare la valutazione dei titoli, dell’esperienza e delle competenze, abbassando il livello qualitativo della selezione”. Ancora più grave, secondo il consigliere, la modifica in corsa del regolamento comunale con la delibera di giunta n. 250 del 9 dicembre 2025. “Le regole non si cambiano per inseguire una scadenza. È un precedente pericoloso e un vulnus al ruolo del Consiglio comunale, ridotto a spettatore”. Il concorso, dunque, arriva, ma in un clima avvelenato. Sullo sfondo resta una maggioranza logorata, attraversata da tensioni strutturali e da una crisi politica che le opposizioni definiscono ormai fallimentare. A complicare ulteriormente il quadro c’è il peso di Fratelli d’Italia, primo partito della coalizione, alle prese con equilibri interni e con le ricadute del recente voto regionale. Ma, assicurano fonti qualificate, non c’è alcuna possibilità che il neoconsigliere regionale Nicola Gatta possa incidere sugli assetti della giunta cittadina. Resta, invece, il filo rosso che unisce il concorso della Polizia Locale ad altre vicende amministrative finite sotto la lente critica, in particolare de l’Attacco, negli ultimi mesi. Un filo fatto di scelte opache, di procedure forzate e di una trasparenza che, proprio nel momento in cui viene invocata come principio, rischia di essere messa seriamente alla prova.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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