Il sì è avanti nel referendum sulla riforma della magistratura in programma il 22 e 23 marzo. Nell'ultimo sondaggio Youtrend per Sky Tg24 è stata chiesta agli italiani l'intenzione di voto in vista della consultazione. Il sì è al 55% e il no al 45%, con un'affluenza stimata al 62%. In questo caso, a differenza dei referendum abrogativi, non è previsto un quorum. Tra gli elettori di centrodestra il sì è al 96% (no al 4%) e tra quelli di opposizione il no è all'88% (sì al 12%). Tuttavia, nella totalità del campione la maggioranza assoluta (59%) dichiara che nella scelta su cosa votare pesano di più motivazioni tecniche, nel merito della riforma, mentre solo per una minoranza (27%) incidono di più motivazioni politiche, relative al giudizio sul governo guidato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Separare chi giudica da chi accusa: un sì che garantisce il cittadino” è il tema dell'incontro in programma lunedì dalle ore 16.30 presso la sala Rosa del Palazzetto dell'Arte di Foggia, quale primo appuntamento del ciclo di eventi che Forza Italia organizzerà in vista del referendum confermativo sulla giustizia fissato per il 22 e 23 marzo. Ai saluti dei parlamentari Giandiego Gatta e Giorgio Lovecchio e del consigliere regionale Paolo Dell'Erba seguiranno gli interventi di Carlo Dercole (responsabile provinciale comitati per il sì), Pasquale Rinaldi (già docente di Diritto costituzionale presso l'Università di Foggia), Davide Bellomo (responsabile regionale comitati per il sì), Mauro d'Attis (segretario regionale di FI) e Francesco Paolo Sisto (viceministro della Giustizia e responsabile nazionale del Dipartimento Giustizia di FI). In campo per il sì è ovviamente anche il primo partito della coalizione, la Fratelli d’Italia dell’avvocato e deputato foggiano Giandonato La Salandra. l’Attacco lo ha intervistato.
Perché è favorevole alla riforma? Non teme rischi connessi all’alterazione dell’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato?
Come ho detto più volte in Parlamento e come ho sempre sostenuto, sono favorevole sulla base della riforma del 1999 che modificò l’articolo 111 introducendo il principio del giusto processo. Rimase però monca, perché nella parte in cui si parla di parità delle armi tra accusa e difesa nel processo penale oggettivamente non è stata completata e concretizzata. Un giusto processo si ha solo ed esclusivamente quando c’è assoluta equivalenza tra difesa e accusa. Solo in questo l’indagato o imputato può percepire quel senso di giustizia che l’ordinamento deve garantire. Non credo si avrà una alterazione dell’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato, per una questione molto semplice: in nessuna norma del ddl approvato in Parlamento si altera il principio inviolabile dell’autonomia e indipendenza della magistratura.
Nella sua esperienza di avvocato ha registrato l’effettiva parità delle parti?
La mia è una esperienza per certi versi ancora giovane. Ma ritengo di aver percepito, da parte dell’indagato o imputato, un senso di sfiducia verso la magistratura rispetto ad una condizione di imparità tra il suo difensore e il pm.
Si riuscirà ad eliminare le derive del correntismo tramite il sorteggio dei componenti del CSM?
L’accusa mossa alla magistratura è di non essersi “bonificata” dopo lo scandalo Palamara. L’augurio è che possa sradicarsi il sistema raccontato dall’ex presidente ANM Luca Palamara e che nella percezione di tutti gli operatori di giustizia esiste e condiziona l’andamento del CSM.
Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. Cosa ne pensa?
Il sorteggio è uno strumento che esiste nell’ordinamento e che è stato applicato anche alla scelta dei componenti dei CSM. Ricordo che la riforma prevede il sorteggio tanto per i membri laici che per quelli togati.
Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guarda sigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale” o sul fatto che “converrebbe anche al centrosinistra qualora tornasse al governo”. Mentre il 2 gennaio scorso Nordio ha dichiarato al Corriere della Sera di non aver voluto rispondere in Parlamento alle obiezioni alla riforma sulla giustizia perché così non ci sarebbe stato tempo per l’altra riforma, quella sul premierato. Il sottosegretario Mantovano ha detto che la magistratura va “ricondotta”. Svelano il vero obiettivo di privare la magistratura del proprio potere di controllo, come dicono i comitati per il no?
Non mi consta che il ministro Nordio si sia mai sottratto ad un confronto sulla riforma costituzionale. Proprio questa settimana il ministro ha reso conto rispetto all’andamento dell’amministrazione della giustizia e la relazione di mercoledì scorso ha offerto spunti particolarmente importanti, che dovrebbero portarci a esaminare la riforma sulla base di quanto vi è scritto. Ho sempre osservato che i sostenitori del no argomentano più su ciò che non è scritto che non su quanto è contenuto nella norma. Non viene nemmeno sfiorata l’indipendenza del pm nello svolgimento delle proprie attività, né l’autonomia del magistrato giudicante. Escludo del tutto che esista un disegno sotto traccia che voglia portare la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo. Sono figlio dell’Università di Foggia, dove c’era un esame dedicato ai sistemi giuridici comparati: faceva comprendere come la riforma che stiamo portando avanti in nessun modo assoggetta il pm all’esecutivo. Stiamo parlando di una norma costituzionale, nessuno troverà l’assoggettamento. Come ho detto in Aula, chi argomenta sulla paura o non ha argomentazioni oppure manca di onestà intellettuale.
C’è una netta prevalenza delle intenzioni di voto per il sì, secondo i sondaggi. La rassicura?
Non lo so, poco mi importa francamente dei sondaggi. Mi auguro che il tempo che ci separa dal voto possa essere un tempo di confronto. Invece sto notando che i comitati per il no hanno la tendenza a parlare a sé stessi, fuggendo dal confronto.
L’ex ministro Augusto Barbera (che è stato parlamentare Pd e presidente della Corte costituzionale) parla di “riforma inevitabile dopo la legge Vassalli”. Cosa risponde a chi parla di riforma “necessaria” nell’ottica del giusto processo e della parità delle parti? E a quanti ritengono che il sistema accusatorio “puro” sia il migliore?
Io studiai sui testi del professor Barbera. È una riforma inevitabile, che era sostanzialmente già scritta: bisognava avere il coraggio di trasfonderla in una norma costituzionale. Forse quel legislatore non fu coraggioso, questo il coraggio ce l’ha. La riforma attuale è consequenziale alla Vassalli. Arriviamo ad un sistema accusatorio puro, con la vera parità delle parti.
Teme la politicizzazione del referendum, ovvero che tanti voteranno per tentare di dare la spallata al governo nel fronte del no e per sostenerlo nel fronte del sì? La presidente del Consiglio Meloni ha detto già che non si dimetterà nel caso prevarranno i no, negando la natura indubbiamente politica della riforma. Ma i contraccolpi, in caso prevarranno i no, saranno inevitabili. Non crede?
Non mi consta che ci sia una politicizzazione del referendum, forse qualcuno lo auspica. Era un impegno preso coi cittadini, scritto nel programma di governo. La sinistra più volte si è appoggiata ad eventi extraparlamentari per tentare di dare una spallata al governo, oggi lo fa coi comitati per il no. Lo trovo abbastanza paradossale, perché proprio il Pd, quando presentò la mozione Martina, aveva la separazione delle carriere come uno dei capisaldi di una sinistra riformista e democratica. Prendo atto che oggi hanno cambiato idea, credo sia più un problema della sinistra.
I sostenitori del sì affermano che il fronte del no parla solo per slogan senza spiegare perché il pm sarebbe più condizionabile da parte del governo e sostengono che a garantire il contrario sarebbe l’inalterato testo dell’articolo 104 della Costituzione. Mentre il procuratore capo di Lecce Giuseppe Capoccia ha dichiarato che l’ANM diffonderebbe “notizie non vere”. Come replica?
Le campagne pubblicitarie sicuramente non hanno aiutato i comitati per il no al referendum. I manifesti che ho visto dicono cose non vere.
Teme il rischio che sia un voto di gradimento sui magistrati da parte dell’elettorato, anziché sul merito del quesito?
Questa è una mia preoccupazione, più volte ho sostenuto che non è un referendum pro o contro la magistratura. È un referendum perché possa aversi in Italia realmente un giusto processo e mi auguro che gli italiani votino in questi termini.
Alcuni addetti ai lavori dicono che, più che di separazione delle carriere, la legge Nordio punta a spezzare il “gemellaggio incestuoso” tra CSM e ANM. È così?
Il ministro Nordio non ha mai parlato in questi termini. Credo che il CSM sia frutto di logiche correntizie che molte volte condizionano la credibilità della magistratura.
Cosa farà FdI a livello locale da qui al referendum?
FdI sostiene tutti i comitati per il sì e avviato l’affiliazione ai comitati nazionali, perché si abbia un confronto dialettico anche tramite i professionisti.
È stata definita una “forzatura” la fissazione delle date del voto al 22-23 marzo, come risponde? E ritiene che potranno slittare?
Sono stato tra i primi deputati a sostenere la richiesta di referendum, perché credo che la riforma debba passare per il consenso degli italiani. Se la data debba slittare lo deciderà un giudice.
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