Antonicelli atteso in municipio (sempre domani), la relazione sarebbe tuttora “inconsistente”

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Manca appena una ventina di giorni, ormai, alla scadenza dell’ultima proroga del contratto di servizio che lega al Comune di Foggia la partecipata barese Amiu Puglia spa. Entro il 30 novembre prossimo la commissione straordinaria in carica a Palazzo di città (Magno, Giangrande, Grandolfo) dovrà necessariamente adottare, coi poteri della giunta, la delibera che sancirà il via libera al rinnovo per 9 anni del legame con Amiu. Il dato è tratto da tempo, i commissari hanno scelto da settimane tale strada e fatto capire chiaramente che non esiste la minima possibilità di ripensamento.

Vane, dunque, le sollecitazioni arrivate da più parti a indire una gara europea, cui potrebbe ovviamente partecipare la stessa Amiu. Si è dunque alle battute finali e ieri negli uffici comunali era previsto un nuovo incontro col direttore generale di Amiu Puglia spa Antonello Antonicelli, ex dirigente regionale all’ambiente che svolse anni fa il medesimo incarico anche per conto del Comune di Manfredonia. Non si conoscono al momento i contenuti che avrebbero dovuto essere trattati da Antonicelli, dai commissari e dalla dirigente all’interim all’ambiente Concetta Zuccarino. Ciò che trapela è soltanto che il confronto è slittato all’ultimo momento e che dovrebbe tenersi domani.

Poche settimane fa fu proprio l’ingegnere - arrivato a luglio scorso al vertice della tecnostruttura di Amiu – insieme al presidente Sabino Persichella (che sta per lasciare la spa) a “dettare” le integrazioni con cui è stata corretta la relazione redatta dall’ingegnera apricenese Zuccarino per giustificare la convenienza del rinnovo. La seconda e attuale relazione di Zuccarino non è al momento nota, sebbene l’Anac ne prescriva la pubblicazione, ma secondo fonti interne a Palazzo di città resterebbe lacunosa e inconsistente. Del resto ci sono tanti critici sul rinnovo nella tecnostruttura comunale.

E non è tutto. Oggi c’è chi richiama un recente intervento del presidente Anac Giuseppe Busia. “Prima di affidare in house un servizio disponibile sul mercato in regime di concorrenza, la stazione appaltante deve svolgere “un’indagine puntuale” per accertare se vi siano altri operatori privati che operano nello stesso settore in grado di fornire il servizio richiesto, magari a condizioni migliori”, ha ribadito l’Autorità nazionale anticorruzione con un atto del presidente del 18 maggio 2022 tramite il quale  un importante Comune del Milanese è stato richiamato a una rigorosa applicazione delle disposizioni del Codice dei contratti pubblici in materia di programmazione degli acquisti e delle procedure di gara.

Il richiamo dell’Autorità nasce da un esposto sull’affidamento del Servizio energia disposto dal Comune lombardo a favore della propria società in-house prima provvisoriamente per un anno e poi con contratto pluriennale fino al 2032.

Il Comune ha dichiarato che la valutazione di congruità richiesta dal codice appalti per gli affidamenti in house è stata effettuata considerando l’assenza di convenzioni Consip con caratteristiche analoghe.

Inoltre il Comune ha ritenuto che l’affidamento fosse finalizzato non tanto alla mera acquisizione del servizio energia, ma all’acquisizione di una proposta contrattuale che consentisse all’amministrazione di valutare la convenienza di un affidamento pluriennale della gestione energetica degli edifici che comprendesse misure di efficientamento energetico.

Oltre a ciò, è stato considerato sufficiente la comparazione con la fornitura dei precedenti contratti. Quanto alla concorrenza, il Comune del Milanese ha chiarito che il servizio energia affidato non era “unitariamente” disponibile sul mercato. Pertanto, invece di acquisire le singole prestazioni (fornitura di gas metano mediante convenzione Consip; servizio di manutenzione dell'impianto termico, servizio di analisi energetica dei 24 edifici comunali), l’amministrazione ha valutato più conveniente procedere ad un affidamento unico per un valore economico più basso.

L’Autorità evidenzia innanzitutto “una carenza istruttoria”: l’amministrazione, secondo Anac, ha per lo più dato importanza ai dati pregressi e alla flessibilità del modello in house sotto il profilo organizzativo e gestionale. Invece non è stata svolta un’indagine puntuale, anche tramite consultazioni preliminari di mercato o ricorso ad esperti esterni, per accertare la presenza di altri operatori privati operanti nello stesso settore in grado di fornire il servizio richiesto, sia in termini di tipologia che di durata, e a condizioni economiche diverse da quelle proposte dalla propria società in house.

Secondo Anac, inoltre, la modalità di affidamento pluriennale, arrivata dopo un affidamento provvisorio di un anno, è in contrasto con il codice dei contratti poiché l’amministrazione ha, di fatto, disposto un affidamento diretto sopra soglia non giustificato, dando un vantaggio competitivo alla società affidataria. Non è, infatti, corretto predisporre l’appalto secondo i risultati conseguiti e l’esperienza maturata dalla società affidataria, durante il primo affidamento provvisorio di un anno: così facendo, rileva Anac, si realizza un affidamento “su misura” calcolato sulla proposta presentata da un solo offerente e non anche da altri operatori.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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