La competenza sulla gestione tecnica, amministrativa e burocratica è passata dalla Regione Puglia alla Provincia di Foggia, chiamata a pronunciarsi mediante valutazioni tecniche e acquisizione di pareri anche degli enti controinteressati a tutti i livelli. Resta invece fermo l’intendimento di Maia Rigenera di voler realizzare un impianto di produzione di biometano, accanto a quello già attivo da anni da dove esce compost per l’agricoltura, utilizzando sempre la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. E’ una vecchia idea di Antonio Salandra che aveva subito manifestato al momento dell’ingresso in società con la famiglia Montagano che poi si è sfilata dalla conduzione della sua “creatura” fondata a contrada Ripatetta, e oggi quel progetto è stato rivisto alla luce degli ultimi ritrovati tecnologici e ri-presentato agli amministratori locali in carica, dopo che era già accaduto a dicembre 2022, mostrando le modifiche anche strutturali, come per esempio la creazione di cinque bocche di ingresso per i compattatori rispetto all’unica attuale, assieme ad altri accorgimenti che provengono anche dalle prescrizioni ricevute da Arpa e Palazzo Dogana già in precedenza.
Nell’occasione dello scorso fine settimana, sono state illustrate le caratteristiche di uno stabilimento che di fatto si affiancherà a quello esistente, creando una sorta di filiera dei rifiuti nella quale verrà fuori quindi il gas da immettere subito nella conduttura della rete Snam che passa a poche decine di metri di distanza, e successivamente generare sempre compost dagli scarti della prima lavorazione, portando quindi a tre le fonti di introito economico: il conferimento a pagamento dei rifiuti da parte dei Comuni, la vendita di biometano e dell’ammendante, a cui si potrebbe aggiungere addirittura anche quella di un fertilizzante, idea per ora solo ipotizzata ma non ancora verificata nella sua concretezza.
Davanti al Sindaco Giuseppe Pitta, ai consiglieri comunali e agli assessori, il leader del gruppo Fortore Energia ha portato il suo ingegnere capo, Luigi Rutigliano, a esporre le caratteristiche dell’impianto in regime anaerobico, cioè senza emissioni nell’aria. La serata è servita per aprire una sorta di trattativa sulle concessioni che l’azienda è disposta a riconoscere all’ente e soprattutto alla sua popolazione, sia di carattere economico che ambientale, cominciando naturalmente dalla gestione della puzza per la quale sono state fatte nuove ammissioni, sebbene non assumendosi la responsabilità della totalità degli episodi percepiti dalla gente. Salandra si è reso disponibile a monitorare in autonomia la situazione con appositi nasi elettronici, e ha ipotizzato la donazione di una centralina con cui il Comune possa fare misurazioni in autonomia.
Si tratta peraltro di una richiesta fatta espressamente anche da cinque esponenti della minoranza che qualche giorno rima erano tornati a chiedere controlli oggettivi a seguito di una nuova ondata di miasmi registrati in vari luoghi della città. “La tutela dell'aria che respiriamo e dell'ambiente in cui viviamo dovrebbe essere uno degli obiettivi prioritari per chi, come noi, ha il privilegio di rivestire il ruolo di amministratore – hanno scritto in una nota Francesco Aquilano, Francesca Niro, Fabrizio Abate, Vincenzo Checchia e Raffaele La Vecchia - soprattutto quando un problema ambientale è causa di disagio diffuso per l'intera cittadinanza”.
“Lo stabilimento ha una conformazione disgraziata – ha detto Rutigliano – perché composto da tre corpi di fabbrica e non uno solo, per cui il trasferimento di materiale comporta automaticamente il contatto con l’atmosfera. Con il passaggio al biometano, invece, quello lavorato nei digestori perde il 95% della sua carica, per cui quando arriva alla fase finale per la riduziona a compost non dovrebbe più dare problemi, fermi restando gli investimenti già fatti in termini di attrezzature, macchinari e accorgimenti tecnici”.
La conversazione tra imprenditore e parte politica si è sviluppata su vari livelli, tra il punto fermo di un quantitativo in entrata di non più di 178 mila tonnellate di rifiuti all’anno (ma al momento si arriva massimo a 100 mila), e alcune variabili che riguardano le cosiddette compensazioni ambientali, subordinate anche al rilascio del parere da parte dell’Amministrazione comunale che starebbe sondando anche la possibilità di conferire direttamente e definitivamente a contrada Ripatetta, a fronte di una sensibile riduzione del pagamento che di conseguenza abbasserebbe la Tari per tutti i residenti.
Pitta ha fatto diverse richieste, come l’istituzione del cosiddetto “Bilancio di sostenibilità” che certamente aumenta la trasparenza delle operazioni, l’installazione di un impianto di liquefazione dell’anidride carbonica prodotta dal processo di maturazione, oltre a una quantificazione economica da convertire in opere o inserimenti a beneficio della collettività.
La sensazione è che la politica sia favorevole a questa iniziativa che dovrebbe innalzare anche il livello occupazionale con altre 25 unità oltre alle 45 attuali, mentre una voce di dissenso arriva dall’Associazione “Lucera non tace” che sta chiedendo maggiore trasparenza sul tema e sta sollecitando l’Amministrazione Pitta a prendere una posizione netta, dopo un primo parere negativo emesso nel 2018 dall’allora Sindaco Antonio Tutolo, motivato con la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini e l’incompatibilità del progetto con il vigente Piano Urbanistico Generale.
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