Tornano a decorrere i termini per il rilascio dei terreni dell’Oasi Lago Salso da parte della spa in liquidazione e per la loro restituzione al Comune di Manfredonia.
Con ordinanza pubblicata il 15 ottobre scorso il Consiglio di Stato, massimo giudice amministrativo, ha infatti accolto l'appello dell’amministrazione comunale sipontina e, in riforma dell'ordinanza impugnata, ha respinto l'istanza cautelare proposta in primo grado. I commissari straordinari di Palazzo San Domenico si erano appellati al Consiglio di Stato contro l’Oasi Lago Salso spa, guidata dal commissario liquidatore Gianfranco Ursitti, partecipata al 96% dall’ente Parco nazionale del Gargano.
In primo grado il TAR aveva accolto la domanda cautelare presentata dalla spa. “L’appello cautelare, nella comparazione dei contrapposti interessi, appare assistito dal pregiudizio grave ed irreparabile, emergendo dalla documentazione in versata in atti la necessità di avviare le misure di ripristino e rinaturalizzazione dell’area interessata, nonostante la fissazione a breve dell’udienza pubblica da parte del TAR per la trattazione del merito del ricorso, ed anche tenendo conto dei tempi di esecuzione della revoca della concessione dei terreni”, ha affermato il Consiglio di Stato.
Questo vuol dire che il prossimo 1° novembre scadranno i termini per il rilascio delle aree. Nel frattempo, però, la spa e l’ente Parco – presieduto dal professor Pasquale Pazienza – hanno adottato due atti in merito all’immensa zona umida di Manfredonia.
Il primo è l’avviso del 1° ottobre (scaduto il 16 ottobre) con cui l’Oasi Lago Salso spa, in liquidazione, ha voluto acquisire manifestazioni di interesse per procedere all'affidamento, in subconcessione, dei terreni a pascolo per complessivi 300 ettari per gli anni 2022/2023.
“Il presente avviso è da intendersi come mero procedimento preselettivo volto esclusivamente ad acquisire, in modo non vincolante, le manifestazioni di interesse per individuare le aziende agro-zootecniche con allevamento bovino. Le manifestazioni di interesse hanno l'unico scopo di comunicare la disponibilità ad essere invitati alla successiva procedura di invito. Il presente avviso è rivolto esclusivamente alle aziende zootecniche il cui centro aziendale ricade nel territorio della provincia di Foggia, che risultino in possesso dei requisiti indicati”, si legge nell’avviso. Il secondo è una delibera presidenziale del 24 settembre con cui si tenta di inserire i costi del ripristino ambientale tra i progetti per l'adattamento climatico finanziati dal Ministero della Transizione ecologica (98,4 milioni da dividere tra i vari Parchi nazionali, di cui 5,3 milioni per il Parco del Gargano).
Pazienza ha candidato 6 interventi (per complessivi 5,6 milioni), tra cui quello relativo al Lago Salso di ripristino di habitat ed ecosistemi ricchi di carbonio. Una delibera che fa discutere le associazioni ambientaliste.
Il 13 maggio scorso la Federazione Nazionale Pro Natura e il WWF di Foggia, tramite i loro referenti Vincenzo Rizzi e Maurizio Marrese, segnalarono la distruzione nel perimetro dell’Oasi Lago Salso di circa 180 ettari di habitat naturali sostituiti da colture foraggere. “Le attività successivamente promosse dal MITE, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Commissione Europea hanno evidenziato che i rischi paventati dalle due associazioni circa la possibilità di una ulteriore procedura di infrazione comunitaria erano fondati e in ogni caso, lo stesso Ministero ha intimato mediante diffida alla società Oasi Lago Salso spa in liquidazione di procedere al ripristino delle condizioni precedenti alla trasformazione”, affermano a l’Attacco Rizzi e Marrese.
“Sono state così sconfessate le affermazioni fatte dal presidente Pazienza, che parò di “mistificazioni della realtà e becere strumentalizzazioni”. E’ evidente che la riconversione da coltivi ad habitat naturali riferiti al codice 6220* richiederà adeguate operazioni per un lasso di tempo non inferiore ai 7 anni, così come da esperienze maturate circa la precedente conversione, che comunque era avvenuta in assenza dell’utilizzo di diserbanti, in quanto quei terreni prima della trasformazione erano coltivati in regime biologico. Personalmente ci chiediamo perché l’Ente Parco Nazionale del Gargano con la deliberazione presidenziale n. 30 del 24-09-2021 abbia previsto di finanziare l’intervento “Ripristino di habitat ed ecosistemi ricchi di carbonio. Intervento Lago Salso”. Questa azione sostituisce altri interventi precedentemente previsti dallo stesso Ente Parco relativi all’efficientamento energetico dei molteplici fabbricati presenti nell’Oasi”, continuano WWF e Pro Natura.
“L’intervento è stato inserito nella tipologia “Interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici”. A tal proposito non ci è chiaro come tale ripristino sia riconducibile ad una azione tesa all’adattamento dei cambiamenti climatici. La direttiva UE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale istituisce un quadro basato sul principio “chi inquina paga”. Pertanto sarebbe il caso di individuare i responsabili che hanno costituito il danno nell’Oasi. La direttiva definisce che debba essere l’azienda a pagare per le azioni di prevenzione e di riparazione dei danni. Noi come associazioni chiediamo che il conclamato principio che chi inquina paga venga rispettato e che i fondi per il ripristino vengano imputati a chi effettivamente ha commesso il danno e non che si faccia pagare la collettività per scelte sbagliate effettuate dal liquidatore della società Oasi Lago Salso”.
Lucia Piemontese
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