Era uno dei bandi più attesi e attenzionati degli ultimi mesi e chi in Regione pensava che fosse una questione di grande interesse (energetico ed economico) ci aveva visto giusto, perché effettivamente la Puglia promette di essere un territorio a forte vocazione di idrogeno. Lo si vede ancora più chiaramente a seguito della pubblicazione della graduatoria dell’assegnazione dei fondi messi a disposizione per incentivare la realizzazione di stabilimenti di produzione, partendo da siti industriali dismessi.
La somma dei 40 milioni di euro previsti per la cosiddetta Hydrogen Valley si è rivelata ampiamente insufficiente, perché alla fine sono stati “premiati” solo quattro progetti con 10 milioni a testa, oltre a un quinto (Panita) che ha raccolto le briciole di 340mila euro. A spartirsi la torta, quindi, saranno Enel di Brindisi, Solarind Green di Lecce, Ce.Ri.Sma. di Campi Salentina e Cerichem Biopharm di Cerignola. Restano fuori addirittura altri 12 progetti che la Regione ha ammesso nella sua determina di approvazione, ma ha definito “non finanziabili” per carenza di fondi, un vero e proprio paradosso in queste settimane in cui è cronaca nazionale la difficoltà italiana a spendere le risorse del Pnrr, come nel caso specifico che attinge dalla Missione 2 Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica.
Tra gli esclusi per la Capitanata figurano altri tre soggetti industriali per quattro proposte: la “doppietta” era stata presentata dal gruppo De Cristofaro di Lucera che ha un progetto targato Fertilmont al nono posto e un altro, De Cristofaro srl, all’undicesimo, entrambi nell’ex laterificio Saba sulla SP.109 per Troia. Ma nella stessa zona della classifica ci sono anche la foggiana Sistemi Energetici di Marcello Salvatori all’ottavo posto (per l’ex sito FS rilevato a Borgo Cervaro) e la vetreria Sisecam della zona ex Enichem di Monte Sant’Angelo al dodicesimo. Altri nove, infine, sono stati direttamente esclusi, tra cui Fortore Energia che risulta abbia presentato la propria proposta oltre il termine prefissato.
Grande è la soddisfazione con cui Luigi Caiaffa, patron della Cerichem Biopharm di Cerignola, ha accolto la notizia dell’ottenimento del finanziamento di quasi 10 milioni di euro per la costruzione della centrale a idrogeno verde nell’Interporto della città ofantina. “Siamo quarti in graduatoria e primi in tutta la provincia di Foggia. Questo è per noi un grandissimo motivo d’orgoglio – dice l’imprenditore a l’Attacco – Per di più i nostri competitor erano tutt’altro che degli sprovveduti. Basti pensare che Eni è giunta solo decima. Posso affermare che eravamo molto fiduciosi perché eravamo consapevoli di aver presentato un ottimo progetto. Dieci minuti dopo l’ufficializzazione della graduatoria, Confindustria ci ha contattato per congratularsi con noi. Anche Sergio Cialdella, assessore comunale alle Attività Produttive, ha tenuto a inviarci le sue felicitazioni. Questo risultato è un grosso successo non solo per questa azienda ma anche per l’intero territorio”.
Dei ventisei progetti presentati, soltanto sedici sono risultati essere ammissibili. La Cerichem Biopharm di Cerignola è risultata quarta in graduatoria, il che l’ha portata a conseguire un’agevolazione di 9.860.000,00 euro. Inoltre, al progetto è stato anche attribuito un punteggio tecnico di 94,7. “Questa valutazione dipende dalla qualità del progetto presentato per la quale si tiene conto di vari fattori come, per esempio, la produttività dell’impianto in relazione alle fonti energetiche e la capacità di stoccaggio”, spiega a l’Attacco Pio Cianci, direttore finanziario della ditta.
La centrale, che andrà ultimata entro il 30 giugno 2026, sorgerà su un’area dell’estensione di quattro ettari circa situata nell’Interporto di Cerignola. Il progetto prevede un sistema di produzione dell’idrogeno dalla potenza nominale di 1508 Kilowatt di picco in grado di produrre 27,9 kg di gas l’ora. L’energia proveniente dalle fonti rinnovabili avrà derivazione da due impianti: uno a biomassa della capacità di 1150 Kilowatt; l’altro della potenza di 2 Megawatt integrato con una batteria d’accumulo di 1 Megawatt l’ora e distribuito sulla copertura dei capannoni esistenti. La produzione annua di gas sarà di 246 tonnellate.
La centrale a idrogeno andrà a inserirsi in un contesto territoriale dell’estensione di 50 km che includerà città come Manfredonia, Barletta, Trani, Ascoli Satriano, Foggia stessa e la zona del Vulture. Le ricadute occupazionali saranno notevoli: almeno 20 persone troveranno impiego, con figure che vanno da quelle di operai specializzati in grado di gestire l’approvvigionamento della centrale a biomassa a quelle di tecnici che controllino il corretto funzionamento della centrale stessa fino a quelle degli amministrativi. La dirigenza sarà la stessa della Cerichem.
“Gli utilizzi dell’idrogeno saranno molteplici – continua Cianci - L’autoproduzione di energia tramite un cogeneratore alimentato ad idrogeno andrà a rifornire tutte le attività che in futuro si insedieranno nell’area dell’Interporto. Il resto della produzione potrà essere impiegato per esempio per alimentare mezzi pubblici ad idrogeno che andranno a sostituire quelli a benzina. Lo stesso potrebbe avvenire con i treni o con il trasporto su gomma. A proposito del settore del trasporto merci su gomma, abbiamo già ricevuto una lettera d’interesse da parte di una società romana. Altri utilizzi potrebbero essere quelli nei processi industriali siderurgici o vetrari, dato che l’idrogeno possiede una capacità calorifica molto alta. Stiamo anche valutando l’ipotesi di recuperare l’ossigeno, in quanto la produzione dell’idrogeno sarà effettuata con un elettrolizzatore capace di scindere le molecole dell’acqua. Si tratta di un’idea non presente nel progetto che andrà valutata a tempo debito”.
Intanto, lunedì 3 aprile è prevista la prima riunione di programmazione con la Blue Power, braccio operativo della Fondazione Enrico Mattei, leader del settore ricerca e sviluppo. Lo scopo dell’incontro “è di contrattualizzare i vari aspetti del progetto a cominciare da quello della ricerca dei fornitori dei componenti. Andrà definita tutta una serie di aspetti: parte impiantistica, parte edile, parte relativa al fotovoltaico e altro ancora. Si tratta dunque di una pianificazione complessa che, se a buon fine, potrebbe significare che l’inizio dei lavori potrebbe avvenire entro sei mesi”, spiega il dirigente Cerichem.
La parte più impegnativa del lavoro (almeno attualmente) sarà quella concernente l’elettrolizzatore, perché occorrerà definire le caratteristiche tecniche in modo tale che rispettino i criteri indicati dall’azienda stessa. “La questione fondamentale è quella relativa i componenti, in quanto la maggior parte di essi provengono da Russia e soprattutto dalla Cina. Il che, nell’attuale momento storico, complica il tutto – sottolinea Cianci - Per di più, non esistono ancora delle tecnologie così stabili che consentano una produzione evoluta degli elettrolizzatori. Ci sono aziende svizzere e americane che sono all’avanguardia in questo senso, ma è nostra intenzione trovare produttori italiani, perché anche nel nostro paese ci sono realtà che possono fornirci questi componenti. Inoltre, possiamo già dire che quasi sicuramente l’azienda produttrice della turbina sarà italiana”.
“L’Unione Europea auspica la realizzazione di tanti impianti a idrogeno in modo da poter immettere il 12% della produzione nelle tradizionali reti a gas – rimarca Caiaffa – Questo significherebbe anche una riduzione notevole in termini d’importazione di gas soprattutto dalla Russia. E questo, con la guerra in pieno corso e con tutte le difficoltà che ne derivano, è qualcosa di estremamente importante”, conclude.
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