Per provare a scalfire la cattiva reputazione che oggi investe i Consorzi di bonifica di tutta Italia, l’Anbi ha organizzato una giornata di riflessione e di informazione dedicata proprio alle attività che svolgono questi enti, previsti dalla Costituzione, sui territori. “Una cattiva reputazione – ha ricordato Giuseppe De Filippo – che colpisce indistintamente i consorzi virtuosi e quelli meno virtuosi, a conferma del fatto che sia un maldestro tentativo di parte della politica e di alcuni enti locali di sopprimere i consorzi gettandone sopra discredito. Ma poi vorrei sapere a chi passerebbero le funzioni della bonifica, visto che è impensabile non gestire un territorio, soprattutto alla luce di fenomeni criminali che imperversano nei campi, anche i nostri, come lo sversamento illegale di rifiuti”.
La bonifica, è stato precisato, impropriamente si associa solo alla gestione idrica di un territorio ma così non è: “I consorzi hanno il compito di non lasciare un territorio in abbandono e preda di diverse forme di criminalità. Il controllo è strettamente collegato anche al turismo – ha aggiunto De Filippo -. Non si può pensare al mare del Gargano o del Salento e poi lasciare che nell’entroterra ci sia il caos e l’illegalità. Ecco perché i consorzi hanno una funzione pubblica integrata e se gli enti locali lo richiedessero, noi potremmo diventare i custodi del territorio e non solo pensare al corretto deflusso delle acque, oppure alla pulizia dei canali. Fare bonifica in questo modo significherebbe fare il bene del territorio. Quindi è inammissibile il ragionamento secondo il quale si sopprimono i consorzi di bonifica così si snellisce lo Stato. Al contrario sopprimere i consorzi significherebbe abbandonare il territorio”.
Oltre alla cura del territorio c’è poi il tema delle infrastrutture: “Parliamo di opere che non si realizzano dall’oggi al domani e che attendiamo da tempo - ha evidenziato il presidente -. Ma il punto è che le dighe non ce le fanno fare: non ci hanno dato i 400 milioni di euro per fare Piana dei Limiti, non ci danno ancora i 450 milioni di euro per Palazzo d’Ascoli, per permetterci di lavorare, per permetterci di far lavorare le eccellenze di questo territorio. Questo contribuirebbe a dare un diverso lustro a questi enti, oggi percepiti solo come quelli che esigono il balzello da 50 euro all’agricoltore che si chiede perché dovrebbe pagare. Noi non possiamo fermarci all’escavatore che pulisce il canale, dobbiamo riuscire a spiegare al pubblico che cos'è la bonifica”.
La bonifica è anche 200 milioni di risorse intercettate solo negli ultimi tempi. “Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto ma siamo disperati per quello che non siamo stati in grado di fare. Qui arriva il nostro mea culpa: non siamo stati in grado di urlare di dolore così forte da farci sentire da tutta la politica. In diverse occasioni al ministero delle infrastrutture ci è stato detto che le risorse ci sono ‘ma se non viene la coesione territoriale a chiederceli, noi non ve li possiamo dare’: questo ci è stato detto dai funzionari ministeriali che hanno poi evidenziato come in quel periodo fosse stata chiusa una diga nel Beneventano la cui acqua, 140 milioni di metri cubi, non aveva alcuna destinazione, un investimento da 200 milioni e non si sapeva a chi dare l’acqua. E’ ovvio che siamo di fronte ad un tilt tra gli enti. È ovvio che significa che il vicino non parla col proprio vicino, perché ci sono 140 milioni di metri cubi d'acqua invasata senza destinatario, a un'ora di macchina da qui ci sono 140 milioni di metri cubi d’acqua che per noi sarebbero preziosismi. Ed è altrettanto ovvio che il ministero neghi una diga al Consorzio di bonifica in Capitanata. Ma se la diga la chiede l'intero territorio e l'intera regione penso che avremmo qualche probabilità in più. Fuori da questo alveo, l'iter burocratico per fare una diga è assolutamente impossibile per noi”.
E prendendo a prestito un motto del confucianesimo: “Non stiamo chiedendo il pesce, stiamo chiedendo la canna da pesca – la citazione di De Filippo -. Ma se ogni singolo presidente di Provincia, se ogni singolo Sindaco dei Comuni, se ogni presidente della Regione non chiede questo, noi non avremo le infrastrutture. O diventano prioritarie per tutti o queste opere non le faremo mai e finiremo poi a piangere il morto perché rimarremo senz'acqua. Certo, non è detto che se facciamo altre due righe non possano rimanere a secco anche quelle ma può accadere ancora ciò che accadde qualche anno fa quando fummo costretti a gettare acqua a mare”.
E quindi l’appello finale: “Siamo qui per salutare i risultati portati dalle nostre bonifiche, per plaudire al Risorgimento della bonifica pugliese, grazie anche agli importanti progressi del consorzio Centro Sud Puglia che oggi vede l’avvio di una stagione nuova e dopo 20 anni esce dal commissariamento; ma soprattutto per augurarci un futuro in cui ci sia univocità di intenti, dobbiamo concentrare le nostre forze su questi obiettivi, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Questa è la benzina della macchina; non andiamo da nessuna parte se non abbiamo l'acqua”, ha concluso De Filippo.
Spazio anche ad un brevissimo riferimento alle recenti polemiche che hanno riguardato il consorzio del Gargano. Dopo aver illustrato le peculiarità della bonifica che occorre sul promontorio, particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico, Michele Palmieri ha sottolineato: “La pulizia dei canali la facciamo in amministrazione diretta. Abbiamo messo assieme una squadra però tutti ci danno contro per il modo in cui noi eseguiamo i lavori, noi andiamo avanti. Quanto alle polemiche, non sono abituato a farne, tanto è vero che sono tre anni che mi accusano in maniera spudorata ma io non sono mai apparso sui giornali a contrattaccare. Perché lo dico sempre: io sono un uomo del fare, non del dire. Gli altri continuino a parlare senza avere mai cognizione di causa”.
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