Che non sarebbe stata una passeggiata lo si poteva anche prevedere, ma non è stato poi neanche tanto difficile per il sindaco Giuseppe Pitta convincere la sua maggioranza in Consiglio comunale ad approvare lo schema di convenzione sulle compensazioni ambientali che l’ente ora si deve aspettare per 15 anni da Maia Rigenera. Anzi, alla fine i voti a favore sono stati addirittura 19, anche di più delle previsioni della vigilia, ingrossando lo schieramento che ha promosso la delibera. Dalla minoranza hanno votato favorevolmente anche Antonella Matera, Giuseppe De Sabato e Franco Ventrella, vale a dire i tre non firmatari dell'opposizione di una richiesta avanzata poche ore prima di un rinvio della seduta, finalizzata a rinviare la discussione e l’approvazione dell’argomento: “A nostro avviso il progetto contiene una serie di criticità che meritano di essere attentamente valutate – hanno scritto in una nota – restano molti punti oscuri e hanno bisogno di più tempo per essere approfonditi. Ci chiediamo come mai ci sia tanta fretta nel convocare un consiglio comunale con un unico punto all’ordine del giorno, senza che ci sia una scadenza imminente, come mai i documenti siano arrivati incompleti ai consiglieri comunali, come mai siano stati effettuati pochi passaggi frettolosi nelle commissioni consiliari competenti su una tematica che potrebbe impattare per decenni sulla qualità della vita dei cittadini. Evitiamo di commettere gli errori del passato”. Alla fine a dare l’assenso sono stati anche Francesco Russo e Francesco Di Battista che avevano tuttavia aderito a quella proposta formale che in realtà non è stata nemmeno votata.
Gli altri consiglieri, invece, cioè Fabrizio Abate, Francesco Aquilano, Francesca Niro, Pasquale Colucci, Vincenzo Checchia e Raffaele La Vecchia hanno abbandonato l’aula al momento del voto. Senza di loro si è andati comunque dritti verso un passaggio comunque fondamentale anche di carattere economico, perché la quantificazione consiste in poco più di 3 milioni di euro (da attualizzare), cioè il 3% non solo del fatturato derivante dalla vendita del gas (a 38 centesimi come prezzo 2024) per una produzione di circa 10 milioni di metri cubi, ma anche degli incentivi ricevuti. E nella convenzione da firmare c’è pure altro, perché nel frattempo si è aggiunta una cosiddetta “proposta migliorativa”, consistente nella realizzazione di un impianto fotovoltaico della potenza di 1 megawatt su aree o immobili di proprietà dell’ente stesso, finalizzato alla costituzione della prima comunità energetica di proprietà comunale. A questo si aggiunge la cessione di circa 6 mila metri quadri di suolo della zona da adibire a parcheggio di gestione del Comune che tra gli obblighi ha pure il divieto di autorizzare altri insediamenti dello stesso tipo nelle vicinanze di quello esistente.
L'utilizzo almeno parziale è stato confermato, con la fissazione di un primo obiettivo: il rifacimento di Piazza Matteotti e dintorni, compresi i sotto servizi, opera che quindi dovrà essere finanziata dal soggetto privato. In quattro ore di seduta, le contestazioni non sono mancate, su vari aspetti programmatici e procedurali, e alcune sono state accolte almeno dal punto di vista formale, visto che ampie discussioni hanno portato alla necessità di una sospensione dei lavori per precisare meglio alcune questioni che la minoranza ha chiesto di esplicitare in tema di quantificazione delle somme dovute e dell'accoglimento e rispetto delle prescrizioni di carattere tecnico, cioè 86 arrivate dall'ente Provincia oltre a un'altra ventina di derivazione comunale.
E poche ore prima era piombata sull’assemblea una diretta Facebook del consigliere regionale Antonio Tutolo che nel 2018, in carica come Sindaco, aveva cercato di favorire a sua volta questa iniziativa, ma naufragata nel mare di quello che lui ha definito “terrorismo mediatico”, invitando stavolta a fare molta attenzione a quanto si voleva approvare e ricordando che non sono ancora state saldate le pregresse compensazioni ambientali che riguardano l’attuale impianto di compostaggio, sulle quali però c’è incertezza sulla loro effettiva spettanza.
Chi invece aveva subito e da sempre manifestato dissenso è stata l’Associazione “Lucera non tace” che ha portato la protesta fin dentro il Consiglio, con l’esposizione di cartelli nei quali è stata ricordata la responsabilità storica sui temi di ambiente e salute. “Questa approvazione – hanno detto gli attivisti - rappresenta il suggello irreversibile della trasformazione del nostro territorio dalla secolare vocazione agricola e potenzialmente turistica, a distretto della monnezza. Noi siamo contrari perché da tempo abbiamo espresso limpidamente una posizione di diniego a ulteriori insediamenti di queste tipologie di impianti, senza pregiudizi ideologici e senza accanimento persecutorio. Il Consiglio aveva l’ultima possibilità per esercitare responsabilmente e con lungimiranza la sua funzione pubblica nell'interesse della collettività: non è accaduto. In questo 2025, quindi, non c’è stato quello scatto d'orgoglio che sarebbe potuto essere un fermo ‘rifiuto’ allo strapotere delle lobby locali. È diventato l’anno dei ‘rifiuti’, e non di Lucera capitale regionale della cultura”.
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