L’invasione dell’agrivoltaico: via libera del TAR all’impianto proposto da Opdenergy Tavoliere srl a Foggia

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Il primato nazionale della Capitanata in fatto di energie rinnovabili è noto da tempo. Ma la provincia di Foggia ha aggiunto da poco anche un altro primato in Puglia rispetto a quella che, da Nord a Sud dello Stivale, è chiamata “invasione dell’agrivoltaico”, ad indicare sacrificio di terreni agricoli per ospitare tali impianti. Il 2024 si chiuse con un dato chiaro che emergeva dalle graduatorie pubblicate dal Gestore Servizi Energetici (GSE), contenenti gli incentivi per il solare applicato alle produzioni agricole. In Puglia si tratta dell’investimento di oltre 50 mln di euro in finanziamenti, per 75 progetti. Secondo diversi ricercatori i risultati molto positivi dei sistemi agrivoltaici derivano dalla loro capacità di ottimizzare il microclima. Da qui, la mitigazione delle temperature, l’aumento dell’umidità e la riduzione delle esigenze di irrigazione, dal 20% al 70%. L’efficienza e il contenimento degli sprechi di acqua contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo, notoriamente impattante sugli ecosistemi. In totale, gli investimenti sul territorio dovranno portare in loco 236 Megawatt (MW) di nuova potenza “verde”. Con particolare riferimento all’agrivoltaico in Puglia il bando agrisolare ha previsto due graduatorie: una per gli impianti più piccoli, compresi tra 1 MW e i 300 MW complessivi di potenza; l’altra, di 740 MW e per i progetti più grandi, sarà invece soggetta ad un’asta e permetterà la partecipazione anche di società miste. Tutti gli impianti dovranno essere realizzati entro i prossimi 18 mesi, fermo restando che non si dovrà andare oltre il 30 giugno 2026. Il territorio che su tutti sarà più interessato dai lavori sarà quello del Foggiano, con 24 impianti per quasi 160 MW di nuova capacità. A seguire la provincia di Taranto con 16 progetti per 23 MW e il Leccese, con 11 impianti per 31 MW; poi il Barese con 11 impianti per 4 MW e infine la piccola BAT con tre impianti, per 1,3 MW. 

Il Tavoliere è la zona in assoluto più oggetto di richieste. Ed è proprio Foggia nel mirino di Opdenergy Tavoliere 2 srl, che lo scorso anno presentò ricorso contro Ministero della cultura e Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica in primis lamentando l’illegittimità del silenzio del MASE rispetto all’obbligo di provvedere in relazione all’adozione del provvedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) alla realizzazione dell’impianto agro-fotovoltaico denominato Tavoliere – 02 della potenza di 37,36 mwp ubicato in località Posta de Piede - Vigna Croce e delle relative opere di connessione alla RTN da realizzarsi a Manfredonia.

Opdenergy Tavoliere srl ha sede a Bologna e come legale rappresentante lo spagnolo Alejandro Martinez; rientra nella galassia della holding spagnola delle rinnovabili Opdenergy. Poi, a maggio 2024, l’impresa depositò i motivi aggiunti per l’annullamento del parere del Ministero della cultura - Soprintendenza speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, avente ad oggetto il parere di competenza negativo di compatibilità ambientale relativo alla realizzazione dell’impianto agrivoltaico.

Ebbene, il TAR di Bari - che già era intervenuto sul caso lo scorso anno con una sentenza parziale con cui fu dichiarata improcedibile per sopravvenuto parere negativo la stessa azione contro il silenzio inadempimento del MIC – ora ha accolto i motivi aggiunti e annullato il parere del MIC, respingendo però l’azione risarcitoria perché generica nell’importo e compensando le spese tra le parti.

“Il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), diversamente da quanto sostenuto nel parere, non pone un divieto assoluto alla collocazione di impianti fotovoltaici a terra; al contrario, nelle stesse aree privilegia l’autoconsumo delle imprese agricole, qual è la società ricorrente. Il Ministero ha, dunque, omesso di considerare la natura specifica dell’impianto proposto, erroneamente assimilando l’agrivoltaico al fotovoltaico tradizionale in contrasto con la più recente giurisprudenza”, si legge nella sentenza.

“L’agrivoltaico invero, a differenza del fotovoltaico tradizionale (che, impermeabilizzando il suolo, ne compromette la produttività agricola), consente la coltivazione del terreno sottostante grazie alla disposizione degli impianti su pali alti e distanziati; assetto che preserva la permeabilità del suolo e ne garantisce la funzionalità agricola, integrando l’attività energetica con quella produttiva”.

Dunque “le motivazioni poste alla base del parere del MIC si rivelano frutto di un’insufficiente istruttoria, tanto più che il Ministero stesso non si è fatto carico di prospettare alcuna soluzione alternativa o proposta di mitigazione”. 

Come ricordato dal giudice amministrativo barese, “la giurisprudenza amministrativa ha più volte chiarito che il parere negativo debba essere motivato non solo attraverso l’indicazione delle criticità riscontrate, ma anche tramite l’esplicitazione delle ragioni per cui tali criticità sarebbero insuperabili ovvero attraverso l’indicazione di una soluzione alternativa praticabile”.

Di recente, infatti, il Consiglio di Stato ha evidenziato che per la differenza tra impianti agrivoltaici e fotovoltaico “gli stessi non possono essere assimilati sotto il profilo del regime giuridico”, concludendo che “questo non vuol dire che una simile tipologia di impianti debba ritenersi sempre e comunque consentita in deroga al regime vincolistico posto a presidio dei valori paesaggistici ed ambientali ma che le autorità competenti ad esprimere il giudizio di compatibilità debbano necessariamente tenere conto delle peculiarità tecnologiche ed impiantistiche finalizzate ad evitare - o comunque a ridurre fortemente - il consumo di suolo che limita l'utilizzo per fini agricoli e che rappresenta una delle principali finalità di tutela sottese alle prescrizioni limitative di tutela ambientale e paesaggistica”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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