Quest’anno, il 26 settembre, sarà trascorso mezzo secolo da quando, nel 1976, i veleni dell’ex petrolchimico Anic-Enichem si riversarono sul territorio del Golfo di Manfredonia. Avvenne a causa dello scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca, il più grave degli incidenti avvenuti in relazione allo stabilimento. Tuttora continua la bonifica nell’area del SIN (Sito di interesse nazionale) e tuttora se ne attende il completamento per quanto riguarda suoli e falda inquinati. Da diverso tempo e anche nell’ultimo aggiornamento datato giugno 2025, i dati pubblicati dal Ministero dell’ambiente relativi allo stato di avanzamento della bonifica nel SIN (Sito di interesse nazionale) di Manfredonia sono immutati: il SIN comprende complessivamente 217 ettari, di cui solo 29 ettari dei 96 di proprietà dell’ENI sono stati bonificati con certificazione; oltre ai 96 ettari di Eni, i restanti 120 ettari sono di proprietà del Consorzio ASI di Foggia, della Capitaneria di Porto, dell’Autorità Portuale e di vari privati. Il rapporto indica come aree potenzialmente contaminate una superficie di 86 ettari e sottolinea che il progetto di bonifica approvato riguarda 43 ettari. Le aree “non contaminate” sono indicate in 58 ettari. Si tratta degli stessi numeri che comparivano nei rapporti ministeriali negli scorsi anni. Il sito non indagato è pari a 7 ettari. Rispetto allo stato della procedura per la bonifica della falda si indica in 48 ettari la superficie delle aree potenzialmente contaminate, mentre il progetto di bonifica approvato concerne 168 ettari. Non ci sono aree bonificate con certificazione perché sulla falda Eni Rewind (ex Syndial) non è mai intervenuta finora. La contaminazione puntuale dei suoli è costituita principalmente da metalli pesanti (mercurio, piombo, zinco, etc.), non metalli (arsenico) e composti organici (BTEX, caprolattame, IPA, etc.) mentre le acque di falda sono contaminate da BTEX, caprolattame, IPA, arsenico, mercurio, zinco, alluminio, nichel, piombo, nonché azoto ammoniacale.
“Abbiamo agito correttamente”. E’ questo il fermo convincimento dell’ente Provincia di Foggia, dopo che le associazioni ambientaliste di Manfredonia sono tornate ad esprimere preoccupazione rispetto alla infinita bonifica del sito SIN ex Enichem, in particolare per il progetto approvato da Palazzo Dogana senza alcuna opposizione formale. Un progetto che prevede, nell'area dell'Isola 16, l'utilizzo delle tecniche Sve (Soil Vapour Extraction) e Bv (BioVenting) per l'estrazione delle sostanze tossiche presenti nel sottosuolo, successivamente trattate e rilasciate in atmosfera. Una scelta che, secondo le associazioni Manfredonia Nuova, UnionImpresa, Italiana Nostra Sezione Terra dell'Angelo, e la consigliera nazionale di Italia Nostra, Gioia Sforza, merita un serio approfondimento alla luce della grave contaminazione dell'area.
“L’isola 16 (42.000 mq di estensione) non è una zona qualsiasi dell’ex Enichem, è l’area più compromessa giacché confinava con l’isola 13 (impianto caprolattame), isola 5 (impianto Urea con dove scoppiò la colonna dell’arsenico), isola 9 (centrale termoelettrica) e conteneva un impianto di produzione benzaldeide, alcune vasche di accumulo consistenti in un terrapieno per gli scarichi liquidi della lavorazione del caprolattame (i cosiddetti sali sodici) contenenti toluene, benzaldeide ecc. (immaginiamo finissero in gran parte nel sotto suolo e quindi nelle falde acquifere e nel mare), tre discariche, denunciate e scoperte nel 2011, i cui rifiuti trasferiti in una discarica a norma nella stessa isola nel 2014 e svuotata nell’opera di bonifica tra il 2021 e il 2022”, rilevano le associazioni.
“Dal verbale della conferenza istruttoria del 22.03.2017 e della conferenza dei servizi decisoria del 26.05. 2017, svoltesi presso il Ministero dell’Ambiente relative all’Isola 16 (42.000 mq di estensione), abbiamo appreso che sono stati riscontrati ‘superamenti delle Csr (Concentrazione Soglia di Rischio) sanitarie e ambientali di sostanze inquinanti”, spiegano ancora le associazioni. Tra le sostanze cancerogene rilevate, figurano Triclorometano, Dicloroetilene e Tetracloroetilene, Benzene, Toluene, Caprolattame, Alluminio, Antimonio, Arsenico, Ferro, Manganese, Mercurio e Nichel, Azoto Ammoniacale, Nitrati, Nitriti, Solfati, Cianuri, etc. che continuano a essere presenti. Sostanze, queste, che ci fanno accapponare la pelle”. Il punto nevralgico della questione, secondo le associazioni, riguarda l'idoneità delle tecniche di bonifica per un sito altamente inquinato da decenni: “Chi controllerà il buon funzionamento dell’impianto di bonifica per un mix di sostanze altamente tossiche, cancerogene e pericolose? Dagli approfondimenti sulle tecnologie che si utilizzeranno e dalle informazioni da noi raccolte pare che nessuna tecnologia oggi esistente ci dia la certezza assoluta di un abbattimento totale al 100% di queste pericolosissime sostanze inquinanti”. Le associazioni ammettono che manca la serenità data dalla piena fiducia: “Ancora una volta la comunità di Manfredonia è chiamata a fidarsi, senza garanzie assolute e senza un sistema di controllo condiviso”. Da qui la richiesta di fermarsi e applicare il principio di precauzione, aggiornando il progetto di bonifica del SIN di Manfredonia, sia a terra che a mare, alla luce delle conoscenze attuali e dei rischi sanitari.
Cresce la preoccupazione per la salute degli abitanti della piana di Macchia e del quartiere Monticchio di Manfredonia, confinanti con il SIN (da cui distano poche centinaia di metri) e gli operai degli insediamenti industriali nell’area ex Enichem esposti al rischio di contrarre malattie non trasmissibili: cardiovascolari, polmonari, neurodegenerative e tumori, i cui costi incalcolabili non sono più sostenibili: “Ci appelliamo alla sensibilità del sindaco di Manfredonia, perché chieda l’istituzione di un tavolo che veda la partecipazione di esponenti della comunità sipontina da sempre impegnati nella difesa del territorio e della piana di Macchia per decidere insieme a esperti di nostra fiducia il destino della nostra salute e di quella dei nostri figli e nipoti”.
Fonti della tecnostruttura dell’ente Provincia ricostruiscono a l’Attacco come si sono svolte le cose: “Le attività di bonifica riguardanti le Isole del SIN di Manfredonia sono state oggetto di una progettazione che ha riguardato le Isole 9-14-15-16-17 elaborato nel 2016, ed approvato in sede ministeriale con parere favorevole dell’ISPRA del 25.10.2016 e indagini ambientali svolte sull’Isola 16 validate da ARPA Puglia con nota 28.2.2017. Successivamente, con verbale di conferenza dei servizi decisoria del 26.5.2017, fu approvato con prescrizioni l’analisi di rischio relativa all’Isola 16 e dichiarato approvabile con prescrizioni il progetto di bonifica Isola 16. Alla pagina 159 del progetto operativo di bonifica dei terreni e analisi del rischio ai sensi del d.lgs. 152/2006, con riferimento alla Isola 16, approvato con decreto del Ministero dell’ambiente n. 106 del 29.4.2019, furono individuate le tecnologie applicabili per il trattamento del sottosuolo insaturo. Tra le tecniche presenti ci sono sia il bioventing sia la soil vapour extraction. La Regione Puglia, in data 3.9.2018, espresse, sulla base del progetto di bonifica dell’Isola 16, la non sussistenza per le valutazioni di impatto ambientale”.
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