Carcere pure a corto di infermieri, se tutto va bene ce ne sono due

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Dovrebbero essere complessivamente 10 gli infermieri destinati dalla Asl Foggia a prestare servizio presso la casa circondariale del capoluogo: o almeno, questo è ciò che riporta il piano aggiornato del fabbisogno del personale 2022, approvato dalla direzione dell’Azienda ad agosto scorso.

Un numero coerente se si considera una corretta turnazione, che comprenda i giorni di riposo e le ferie; ancora di più per il numero dei detenuti ristretti in carcere, ben al di sopra della capienza regolamentare.

Eppure a garantire la necessaria assistenza sanitaria ci sono solo 2 infermieri, in questi giorni addirittura uno solo perché, a quanto trapela, l’altro sarebbe in malattia.

Turni massacranti, lavoro extra nelle altre strutture sanitarie, prestazioni per centinaia di ristretti necessariamente hanno ripercussioni sulla salute degli operatori che sono in servizio in condizioni e in un contesto già complesso per sua stessa natura.

Criticità che giocoforza si ripercuotono anche sulle prestazioni e sulla presa in carico dei pazienti. I detenuti sono quindi oggi in fermento, alla luce dell’ulteriore riduzione del personale sanitario; l’Asl Foggia, competente per la medicina penitenziaria, avrebbe assicurato un’implementazione del personale entro pochissimi giorni ma la speranza che si possa effettivamente correre ai ripari è flebile, stando a quanto riferito da beninformati a l’Attacco.

L’interrogativo, che suona quasi pleonastico, è: “Dove andranno a prendere gli infermieri?”, considerato che la carenza di personale ormai è cronica e investe tutti gli ambiti della sanità pubblica.

Ma c’è chi non può fare a meno di notare che in altre strutture della Asl le cose funzionino un po’ meglio e ci sia la possibilità di coprire con più facilità i turni, non è chiaro per quale logica, mentre in carcere le difficoltà a trovare sostituti si amplificano a dismisura. E a farne le spese sono i detenuti in primis ma anche (e non correndo meno pericoli) i lavoratori che operano quotidianamente nella casa circondariale.

“Come fanno a non capire che a Foggia c’è un’emergenza seria?”, è il commento di Ruggiero Damato, segretario regionale dell’Osapp, Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, che da tempo invoca provvedimenti delle istituzioni per far fronte a quanto accade nei penitenziari pugliesi.

“La cosa più giusta – prosegue il sindacalista, raggiunto telefonicamente da l’Attacco – sarebbe chiuderlo, il carcere si sta trasformando in una trappola sia per chi lavora che per chi è ristretto. Non ci sono gli strumenti e il personale in senso lato, soprattutto nelle fila della polizia penitenziaria e della sanità, che possano mandare avanti un sistema complesso quale è quello del carcere di Foggia, immerso peraltro in una realtà sociale molto particolare. Non so più come dirlo”.

Non solo gli infermieri sono stremati, anche gli agenti di polizia sono costretti a fare turni di oltre 20 ore al giorno, sottolinea Damato.

“Lo vogliono capire che stanno mettendo in crisi un sistema? Lo vogliono capire che stanno mettendo a repentaglio vite umane in uniforme? Non sappiamo più come dirlo: abbiamo fatto anche un esposto alla Procura e non abbiamo avuto riscontri. Il carcere di Foggia è una bomba atomica che può scoppiare da un momento all’altro e con la deflagrazione si faranno male in parecchi, soprattutto chi ci lavora e chi ci soggiorna. Chi, a nostro avviso, dovrebbe prendere in mano la situazione è la politica; se ne deve far carico soprattutto la politica romana perché a livello centrale si può intervenire per implementare il personale, sia di polizia penitenziaria che sanitario, attraverso l’intervento dei due ministeri competenti. Record di suicidi in un anno, evasione di 70 persone, aggressioni tutti i giorni: cos’altro deve succedere a Foggia per far intervenire le istituzioni, a partire dal prefetto? Serve stimolare le coscienze perché allo stato attuale, con i detenuti costretti a vivere in quelle condizioni (ora senza quasi l’assistenza sanitaria), quello che è successo con l'evasione, può accadere da un giorno all'altro e la responsabilità di chi sarà a quel punto?”, tuona il segretario Osapp.

Per affrontare la questione della casa circondariale di Foggia (ma anche di quella di Lecce e Taranto), il sindacato ha di recente chiesto un incontro con tutti i capigruppo politici del consiglio regionale per poter esporre la drammatica situazione delle carceri pugliesi e delle donne e uomini che lavorano al loro interno.

“Nulla è cambiato dopo i fatti finiti agli onori delle cronache, anzi le condizioni sono notevolmente peggiorate, facendoci percepire che potrebbero essere nuovamente messi in atto, in quanto ci giungono notizie in tal senso, da parte di nostri associati e simpatizzanti. Il 13 dicembre è prevista in Puglia, per un giro dei penitenziari regionali, la visita del segretario generale aggiunto Osapp Pasquale Montesano, accompagnato da me e da una delegazione regionale. In tale occasione riteniamo che dovrebbero partire dalle periferie le richieste di un immediato cambiamento e interventi legislativi, per riformare un sistema penitenziario che a oggi non ha una valenza finalizzata al recupero del reo ma riteniamo che accada l’esatto contrario. Soprattutto ci troviamo di fronte a un sistema che spreca una montagna di denaro pubblico, non adeguato alle reali esigenze del contesto. E soprattutto devono capire che noi gestiamo persone in carne e ossa, non robot”, ha concluso Damato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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