Ammonta all’incirca a due milioni di euro il doppio risarcimento che la Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Foggia ha riconosciuto a una coppia originaria di San Severo in seguito alla causa da essi intentata per colpa medica verso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Foggia e l’Amtrust Assicurazioni.
La sentenza di prima grado, emessa lo scorso 13 febbraio, ha riconosciuto nei fatti un’errata tempistica del parto del figlio dei coniugi sanseveresi avvenuto nel 2014: stando a quanto stabilito dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio, essa ha causato la paralisi del bambino. Il cospicuo risarcimento spettante alla coppia è stato deciso “in considerazione degli eccezionali esiti sulla vita di relazione di un soggetto che, – si legge nel dispositivo - a causa della condotta colposa dei sanitari, è condannato a trascorrere l’intera esistenza in uno stato pressoché vegetativo”. Il Tribunale ha anche riconosciuto il versamento di un ulteriore risarcimento “ritenendo la sofferenza dei genitori quantomeno pari a quella dello stesso minore”.
L’avvocato Umberto Pirro, patrocinante dei genitori del bambino che ora ha quasi nove anni, è stato raggiunto telefonicamente da l’Attacco: “Dopo sette anni, la sentenza di primo grado ha riconosciuto l’errore causato dall’inesatto timing del parto – commenta il legale - La consulenza tecnica d’ufficio ha accertato la responsabilità del nosocomio. Se il cesareo fosse stato eseguito in tempo, non ci sarebbe stata la sofferenza cerebrale del feto e la conseguente paralisi. La sentenza ha riconosciuto un notevole danno biologico al bambino, la sua perdita della capacità lavorativa e la corresponsione in suo favore di una rendita vitalizia dai 18 ai 65 anni d’età. Inoltre, è stato riconosciuto un danno patrimoniale anche ai genitori, che avranno così modo d’acquistare un’abitazione fornita di tutti i presidi necessari per prendersi cura del proprio figlio”.
Proprio in virtù della perdita della capacità lavorativa del minore, la rendita vitalizia è stata stabilita “considerando l’assenza di reddito attuale e futuro del minore” in un valore ben superiore alla pensione sociale, suscettibile di “aggiornamento annuale con applicazione dell’indice FOI”, il paniere dei prezzi di beni e servizi relativo ai consumi di una famiglia avente come riferimento un lavoratore dipendente. È stata invece “esclusa la risarcibilità di danni patrimoniali per danni emergenti e danni futuri in relazione alle spese mediche sostenute e prossime, delle quali non vi è alcuna prova documentale, ed i relazione alla futura assistenza”. Come stabilito dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio, il bambino, nato nel corso della trentaduesima settimana di gestazione, era in sofferenza durante la gravidanza perché non sviluppatosi in maniera adeguata.
Tuttavia, l’Azienda Ospedaliera ha indugiato sui tempi del parto. In questo modo, il feto ha subito un danno cerebrale e il bambino è nato affetto da leucomalacia periventricolare, consistente nello sviluppo di un numero insufficiente di vasi sanguigni cerebrali. La leucomalacia, che colpisce i nati prematuri tra la ventiduesima e la trentasettesima settimana di gravidanza, ha causato nel caso in esame la paralisi degli arti superiori e inferiori: “Il tribunale ha riconosciuto la mancanza di adeguato monitoraggio del feto durante la gravidanza - spiega l’avvocato Pirro al nostro quotidiano - Lo stato d’ipossia (cioè la mancanza d’ossigeno) che ha riguardato il cervello imponeva un anticipo di parto tramite cesareo, che invece è stato rimandato. Questo ha causato un aumento della sofferenza cerebrale. Il risultato finale è stata la paralisi del bambino”. Il Tribunale di Foggia ha anche condannato l’Azienda Ospedaliera foggiana e l’Amtrust a rimborsare “in favore degli attori le spese della lite” e ha posto le spese della Consulenza Tecnica d’Ufficio a carico dell’ente ospedaliero convenuto.
Giovanni Soldano
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