Con 334 donazioni, febbraio è stato il mese con il minor numero di prelievi di sangue della storia delle donazioni a Foggia: è il dato sconfortante che ha reso noto l’Avis del capoluogo. La raccolta di sangue vive da tempo una profonda crisi che di anno in anno va accentuandosi. Sempre secondo i numeri di Avis, si è passati dalle 6.656 donazioni del 2016 alle 4.890 dello scorso anno; l’unico periodo che ha fatto registrare una leggera ripresa è stato nel 2021, quando la donazione garantiva anche lo screening per il Covid.
Di questa e altre criticità si sarebbe dovuto parlare nell’incontro fissato un mese fa in programma venerdì, a cui avrebbero dovuto partecipare, oltre ai rappresentanti dell’Avis, il direttore generale del Policlinico Riuniti di Foggia, Giuseppe Pasqualone e il direttore sanitario, Leonardo Miscio.
All’appuntamento c’erano Tommaso Granato, direttore facente funzioni del centro trasfusionale di Foggia; Vincenzo Minischetti, presidente provinciale Avis Foggia; Antonio Placentino, consigliere Avis Foggia; Marco Pellegrino e Giacomo De Varti vice presidenti Avis Foggia; Alessandro Giallella, presidente Avis Foggia.
“C'eravamo tutti tranne loro due – il commento di Giallella a l’Attacco -, siamo stati avvisati qualche ora prima dell’incontro della loro assenza. Spiace perché per noi era un'occasione importante visto il drastico calo delle donazioni, per far sentire la voce dei donatori. E’ chiaro che c'è qualcosa che non va e che va corretta. Siamo in una situazione emergenziale e su questa bisognava ragionare seriamente. Premetto che abbiamo già avuto due colloqui col direttore che ci aveva, con sorpresa, accolti nel suo studio in forma privata, questo per noi è stato un grande un grande passo avanti rispetto a chi l'ha preceduto. Abbiamo chiesto già in quella occasione (e lo ribadiremo ancora) aperture straordinarie del centro la domenica mattina e il giovedì pomeriggio. In questo modo cerchiamo di attirare i lavoratori che non possono venire durante la settimana e ci chiedono con insistenza di poter donare la domenica. Abbiamo chiesto all’ospedale anche di realizzare un'applicazione per prenotare la donazione e quindi snellire i tempi”.
Il profilo dei donatori è cambiato e su questo costruire soluzioni nuove, si tratta di persone che non hanno più, come in passato, il tempo e la libertà di lasciare il lavoro per qualche ora e recarsi al centro trasfusionale, ci sono orari e ritmi di vita a cui è necessario andare incontro.
“Avevamo chiesto anche degli spazi informativi all'interno dell'ospedale, nelle sale d'attesa, sulla donazione del sangue in modo da sensibilizzare i parenti dei pazienti che solitamente sono quelli un po’ più attenti vivendo in prima persona le sofferenze del malato e capendo cosa significa aver necessità di sangue”, ha aggiunto Giallella.
Nonostante le defezioni dell’ultim’ora, l’incontro si è tenuto. “E’ stato comunque costruttivo per noi, è stato costruttivo aver parlato con il direttore del centro però sappiamo chi prende le decisioni finali e sarebbe stata importante la presenza di Pasqualone in un momento in cui le donazioni sono ai minimi. Basti pensare che l'anno scorso abbiamo chiuso con quasi 1500 donazioni in meno rispetto all'anno precedente. Dal canto nostro, ce la mettiamo tutta, abbiamo svolto 44 attività in un anno, circa 4 al mese. Andiamo in giro per le scuole, nelle chiese e nelle piazze. Altri appuntamenti sono in programma a breve, ad esempio il 27 con l’università. Durante queste iniziative in tanti ci chiedono l'autoemoteca per fare le donazioni in tempo reale, pare che l’ospedale sia intenzionato ad acquistarla”.
Restano i problemi legati alla carenza di personale: il laboratorio del Riuniti ha pochi operatori e la stessa equipe deve occuparsi delle analisi della Bat e dei talassemici. “E’ chiaro che non ce la fanno però penso che sia interesse anche e soprattutto dell'ospedale avere delle scorte di sangue, in mancanza delle quali vanno chieste sacche ad altre regioni o ad altri ospedali con un costo da pagare, a differenza delle nostre donazioni che ovviamente sono gratuite”.
E in vista dell’estate la situazione potrebbe ancora peggiorare. Ecco perché oggi i volontari pressano affinché si mettano in campo iniziative per invogliare i donatori.
“In passato al donatore facevano tutte le analisi del sangue, oggi vengono effettuate quelle previste dalla legge ma sarebbe utile dare qualcosa in più. Ai donatori venivano assicurati gli screening, mammografie, pap test, controlli alla prostata, era cioè un po’ più ampia l'attenzione nei confronti del donante. Sarebbe anche nell’interesse dell’ospedale sapere di poter contare su un donatore sano, il più a lungo possibile, fermo restando che la donazione è un gesto volontario e non deve essere una moneta di scambio”.
Contattato da l’Attacco il dg Pasqualone ha fatto sapere che la sua assenza e quella del ds è stata determinata da “un impegno improrogabile” e che ha già fissato un incontro con le parti lunedì prossimo.
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