E’ sempre il nervo scoperto della sanità del territorio, il servizio 118 emergenza urgenza con l’approssimarsi delle festività natalizie potrebbe presentare ulteriori criticità. “Più di quelle che già normalmente vive”, tengono a precisare alcuni operatori a l’Attacco. Se da un lato è ormai cronica la carenza di medici sui mezzi di soccorso, adesso cominciano a scarseggiare anche gli infermieri. “Da diverse settimane, le postazioni 118 di Mattinata e Manfredonia sono scoperte di personale infermieristico – spiegano alcuni operatori -. Nei giorni scorsi infatti la sola postazione di Mattinata è rimasta senza infermiere per 36 ore. Trovare turni coperti per tutte le figure del personale sanitario necessario nell’emergenza urgenza sembra difficile come indovinare un terno al lotto. Non andrà meglio nei giorni a venire, quando con le festività in corso, le citate postazioni avranno problemi di personale per via delle assenze per ferie.
Tutto questo avviene nell'immobilismo dei referenti del servizio. Al momento non si intravedono soluzioni da mettere in campo, solo comprensione da parte di chi è ai vertici e null'altro. Purtroppo, a rimetterci sono i cittadini che spesso, al momento del soccorso, non vedendo arrivare un’equipe al completo, rifiutano la prestazione o si recano con mezzi propri in ospedale. Non solo, anche gli operatori sono costretti a situazioni di disagio, che spesso mettono a rischio la loro incolumità”.
A determinare questa situazione sarebbe il fatto che molti infermieri impiegati normalmente nel servizio 118 vengono spostati negli ospedali o nelle altre strutture sanitarie del territorio, ugualmente carenti. “Ma questa non è una soluzione accettabile – sbottano gli addetti ai lavori -, se manca personale la Asl deve procedere alle assunzioni. L’organico è sottodimensionato e se è vero che i medici sono introvabili, dall’altro almeno gli infermieri ci sono e andrebbero reclutati. Nemmeno con il monte ore degli straordinari che ciascun dipendente ha a disposizione si riesce a coprire la carenza e parliamo di 250 ore all’anno. Tanto più che gli operatori che quest’estate si sono messi a disposizione per coprire turni extra e non lasciare i cittadini sprovvisti di servizio, si sentono traditi perché non sono state rispettate le promesse loro fatte. Era previsto un bonus che al momento non è ancora arrivato, è ovvio che in questo clima di sfiducia difficilmente si possono trovare operatori pronti al sacrificio, se non per il bene dei pazienti”.
Ma la situazione è al limite del gestibile, ormai neppure nelle ambulanze Mike e India ci sono i medici (nella prima) e gli infermieri (in entrambe). “Il personale scappa perché le condizioni di lavoro sono durissime, basti pensare che un medico di recente ha lasciato il 118 per la medicina generale, grazie alla quale ha una qualità della vita di gran lunga superiore. In questa situazione assurda nei mezzi finiscono per ritrovarsi solo l’autista e il soccorritore, i quali non possono assolutamente gestire il paziente che chiama il 118 e così finisce che tutti vengono portati in ospedale, a prescindere dalla gravità delle condizioni di salute di chi ha chiesto l’intervento dell’ambulanza. Tutto questo, tra l’altro, senza aver ricevuto il premio Covid, unici nel sistema sanitario gli ausiliari di Sanitaservice, tra cui, appunto autisti e soccorritori. Il che è paradossale: il medico Usca sì e il suo autista, a contatto allo stesso modo con il virus, no. Due pesi e due misure”.
Gli operatori quindi ribadiscono: “Non bisogna sguarnire il servizio 118, bisogna assumere e incentivare il personale, siamo già al collasso e di questo passo andrà sempre peggio, la coperta è sempre troppo corta e ad andarci di mezzo sono i cittadini, oltre che i lavoratori, ormai allo stremo”.
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