Potrebbe essere stata la notizia del decesso del giovane centauro a scatenare l’ira dell’uomo che venerdì sera ha malmenato un medico rianimatore di Alidaunia che poco prima aveva soccorso la moglie dello stesso aggressore, stando a quanto riferito da alcuni testimoni presenti in quel momento nel Pronto Soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia. Antefatto dell’aggressione un incidente stradale tra una Multipla e una moto, nel quale ad avere la peggio è stato il giovane motociclista, Andrea Cacace, morto sul colpo. Secondo le prime ricostruzioni, ancora tutte da accertare, in una traversa dell’arteria che collega Foggia a Cerignola, alla periferia del capoluogo si sono scontrati i due veicoli, l’automobile riporterebbe i segni dell’urto sul lato passeggero, il che farebbe ipotizzare che il mezzo era in fase di svolta, manovra che avrebbe in qualche modo tagliato la strada al motociclista che sopraggiungeva dalla direzione opposta e che non avrebbe avuto il tempo di evitare l’impatto. Sul posto sono arrivati quindi i soccorsi, una nota dell’ospedale a cura della direttrice del reparto, Paola Caporaletti, ricostruisce così l’episodio: “Dopo un incidente mortale che ha coinvolto un’auto e una moto - spiega Caporaletti - due occupanti della autovettura sono stati portati al Pronto Soccorso. L'uomo è arrivato in ambulanza alle 19.31 e la moglie in elisoccorso alle 19.39, entrambi in codice rosso. La donna è stata ricoverata in ortopedia per una frattura al naso e a una gamba e l'uomo è stato dimesso”. Ma nel frangente, come detto, è esplosa la violenza.
“L'uomo si è alzato dalla barella e ha iniziato ad aggredire verbalmente il personale sanitario e poi ha schiaffeggiato e colpito con più testate il rianimatore dell'eliambulanza che stava soccorrendo la moglie. Ha poi aggredito altri operatori sanitari e anche i carabinieri intervenuti nel frattempo”, riferisce ancora Caporaletti. Il rianimatore ha riportato lesioni guaribili in 25 giorni, mentre al medico del Pronto Soccorso sono stati riconosciuti cinque giorni di prognosi, ai due infermieri e all’Oss dai due ai tre giorni.
Il direttore generale del Policlinico Giuseppe Pasqualone “condanna fermamente l'ennesimo episodio di violenza agli operatori sanitari a cui va la mia piena solidarietà. Acquisiremo tutti gli elementi necessari ad approfondire ulteriormente la vicenda”. L'uomo è stato identificato e denunciato.
Fin qui i fatti più o meno noti. Resta il mistero delle ragioni che hanno scatenato la violenza dell’aggressore. Come detto, potrebbe essere stato innervosito dal fatto di aver saputo che il motociclista fosse morto nell’impatto, con una serie di conseguenze che potrebbero avere rilievo anche sul piano penale. Anche se trapela che l’uomo avrebbe dichiarato che al momento dell’incidente alla guida ci fosse la moglie.
I controlli di rito prevedono che vengano effettuati i test per accertare la presenza o meno di alcol e sostanze stupefacenti nelle persone coinvolte in un incidente mortale.
I testimoni raccontano che già prima dell’aggressione vera e propria ci fossero state escandescenze da parte dei coniugi. “Lui era in barella che si dimenava prima ancora che arrivasse la moglie, quando l’ha vista comparire, anche lei in lettiga, le è corsa incontro buttando all’aria tutto ciò che si frapponeva tra loro, si sono abbracciati, baciati, continuando ad urlare. Accanto ai pazienti c’era il rianimatore che accompagnava la donna dall’elicottero e un infermiere. Tutto è precipitato quando il medico si è allontanato dalla barella della donna, per effettuarle un esame. E’ in quel momento che l’aggressore ha cominciato ad inveire contro il sanitario, che da suo punto di vista stava lasciando da sola la moglie, senza sapere che al contrario le stava dispensando tutte le cure necessarie e che di fatto non era senza assistenza. Un rapido scambio di battute e parte il primo schiaffo al medico. A quel punto sono intervenuti gli operatori della vigilanza che hanno sedato il tumulto”.
Ma evidentemente dopo un momento di calma apparente i due si sono nuovamente incrociati ed è partita la seconda e più violenta parte dell’aggressione che è costata 25 giorni di prognosi al medico.
A questo punto saranno le autorità ad accertare le responsabilità e l’esatta dinamica degli eventi. Ma sorgono alcuni interrogativi, uno tra tutti: che ci faceva il rianimatore di Alidaunia in Pronto Soccorso? I protocolli stabiliscono infatti che i soccorritori hanno l’obbligo di accompagnare i pazienti al Pronto Soccorso, fare quello che in gergo si chiama sbarellamento, affidando al personale dell’ospedale il malato per le cure. “Il rianimatore è noto per essere un professionista serio e disponibile, che non si tira mai indietro, sicuramente si voleva rendere utile. E’ inaccettabile quello che gli è accaduto”, il commento di alcuni colleghi a l’Attacco.
In teoria, sostengono alcuni addetti ai lavori, non sarebbe dovuto intervenire neppure l’elisoccorso (Alidaunia è il soggetto privato contrattualizzato dalla Asl Foggia per il servizio di emergenza urgenza, coordinato dalla Centrale operativa del 118, ndr) . Non solo per la distanza tra il luogo dell’incidente e l’ospedale per la cui percorrenza occorrono in auto circa 15 minuti e quindi l’ambulanza con medico a bordo avrebbe potuto effettuare con tempestività l’intervento, che forse con l’elisoccorso si è completato in tempi maggiori ma anche per l’entità delle lesioni riportate dalla donna.
“Secondo ciò che è stato diffuso si tratterebbe in entrambi i casi di codici di minore entità. A differenza di quanto si possa credere, anche in un incidente mortale i codici si determinano in base alle condizioni cliniche che gli operatori riscontrano sul posto. Nel caso di specie sicuramente entrambi andavano portati in ospedale per i necessari accertamenti ma, anche alla luce delle prognosi successive, forse non era necessario il trasporto in elicottero. Una catena di eventi che non avrebbe portato il rianimatore al Policlinico che quindi si sarebbe potuto evitare l’aggressione”.
Il dibattito è aperto più che mai e richiama gli interrogativi che gli interessati si pongono da tempo: in che modo si sta operando affinché la stessa organizzazione complessiva del lavoro prevenga le aggressioni ai sanitari?
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