Foggia, l’addio di Pasqualone: “Se si dà continuità al lavoro fatto Policlinico sarà faro per Aziende pugliesi”

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Era stato individuato tra i protagonisti del 2024 della scena pubblica di Capitanata su queste colonne e non ha disatteso le aspettative Giuseppe Pasqualone che ha reso eclatante anche il suo addio alla direzione generale del Policlinico Riuniti di Foggia e alla pubblica amministrazione per affrontare una nuova sfida professionale nell’ambito dell’imprenditoria privata. Arrivato a Foggia dopo la bufera giudiziaria che aveva travolto l’ex dg Vitangelo Dattoli ed alcuni dirigenti amministrativi, si è sempre distinto per fermezza e chiarezza d’intenti, come si è spesso autodefinito è un aziendalista puro “il cui compito è quello di assicurare che il Policlinico funzioni secondo principi di efficacia ed efficienza”. Il faro è sempre stato quello della legalità: “E’ sinonimo di efficienza del servizio sanitario pubblico”, le sue parole. Molti i traguardi raggiunti in poco tempo. Ma è stata dirompente la sua decisione, una delle prime, di revocare l’intera procedura relativa al partenariato pubblico privato per completare le sale operatorie del Deu, praticamente prossima all’aggiudicazione al privato. Il controverso project financing, raccontato in esclusiva da l’Attacco, prevedeva l’investimento del privato di 20 milioni di euro a fronte di una commessa di quasi 11 anni dal valore di quasi 200 milioni. Il Deu è stato comunque completato, con risorse regionali reperite da Pasqualone. Sin dal suo arrivo da commissario straordinario prima e da dg poi (il suo mandato sarebbe scaduto nel 2026) ha usato un linguaggio talora caustico ma sempre efficace per raccontare il suo modus operandi. Negli ultimi giorni del suo mandato, che si chiude domenica, l’Attacco l’ha intervistato.

Le sue prime dichiarazioni sono state macigni su questa città, tra l'altro si sono rivelate tutte fondate. Oggi lascia Foggia quasi in punta di piedi.
Elegantemente (sorride, ndr). Ho vissuto un'esperienza di 10 anni tra Brindisi e Foggia con una pandemia di mezzo, con tutte le criticità di quello che è il sistema pubblico in Italia ancora troppo legato a clientelismo, affari e quant’altro, è inutile nascondercelo. 

Questo perché, soprattutto nella sanità, girano molti soldi. Siccome ho gestito tutto questo abbastanza bene, in autonomia, senza mai perdere la retta via posso dire che lasciare per me è certo un dispiacere perché la sanità è una bella cosa, un patrimonio incredibile del nostro Stato. Ma voglio uscirne soddisfatto e in pace con tutto e tutti. 

Che ospedale lascia qui a Foggia? 
Un ospedale, questa è la sensazione ma me lo dicono in molti, nel quale si è capito il lavoro che abbiamo fatto in pochissimo tempo. E, devo dire, grazie anche a quelli che ci lavorano. Riuscire a fare certe così in così poco tempo è frutto di un lavoro costante e merito di tutti. Ora occorre continuità.

E si aspetta continuità? 
Qui sì. Anche grazie a qualche scelta finale che farò in questi ultimi giorni da direttore generale. Ho fatto tesoro di quello che è successo a Brindisi.

Che cosa intende dire per fare tesoro? Che cosa è successo a Brindisi (presso la cui Asl è stato dg per due mandati consecutivi, ndr)? 
Se avessi messo maggiormente in sicurezza tutti i percorsi che abbiamo avviato, quelli che sono venuti di me non li avrebbero distrutti in così poco tempo. Purtroppo spesso nelle Aziende sanitarie la sanità è fatta di persone e non di percorsi. E questo è sbagliato. Le persone devono essere al servizio di quei percorsi che a loro volta sono al servizio dell'utenza. Allora il manager bravo deve capire cosa è buono e cosa non lo è e salvaguardare i percorsi buoni, nello spirto della cultura del merito.

Quindi pensa di aver fatto a Foggia quello che non le è riuscito a Brindisi? 
Ho cercato qui di farlo con più attenzione per evitare che accadesse questo: sinceramente non avevo mai fatto un'esperienza del genere. Ho vissuto in realtà, nel privato, in cui chi viene dopo cerca di migliorare quello trova. Invece in certi contesti, chi viene dopo spesso non vuole che distruggere quello che ha trovato, onestamente non immaginavo che si arrivasse a questo punto. A Brindisi è successo. Non voglio dire che ci sia colpa di qualcuno, è successo e basta. Un po’ per incompetenza, un po’ per sciatteria, un po’ per superficialità, un po’ perché si è asserragliati da una politica di basso livello. Non so e non mi interessa. Qui potrebbe accadere, però ho previsto anche questo. Quindi mi auguro che i professionisti che verranno scelti dalla politica, siano bravi e garantiscano una certa continuità. 

Ha idea di chi può essere il suo successore? Le è stato chiesto un parere, ne ha parlato con il presidente Emiliano?
No, non ho idea di quali saranno le scelte politiche. Io spero che si dia un minimo di continuità, anche perché andiamo incontro a una campagna elettorale, un periodo molto delicato. Secondo me la scelta più giusta in questo momento è affidare il compito alla direttrice amministrativa Elisabetta Esposito. So bene che va fatta una procedura però la politica nella sua discrezionalità può dare un minimo di continuità, anche con un commissariamento, col direttore amministrativo. 

Questo è un endorsement vero e proprio. 
Dopo 10 anni di tanto sacrificio e lavoro credo di poterlo fare. Credo di potermi permettere di dire quale secondo me è la scelta più giusta e nell'interesse dell'Azienda. E’ difficile trovare in giro l'esperienza e le competenze che ha lei. Penso che sia giusto, per tutto ciò che c’è in ballo in questo Policlinico in questo momento, dare qualche mese di continuità con lei, penso che sia una persona seria, qualificata.

Cosa avrebbe voluto fare che non è riuscito a fare qui? 
Avrei voluto vedere realizzarsi il nuovo Monoblocco. 

Per quello sarebbe dovuto restare una decina d'anni almeno, no? 
Un po’ di tempo ci vuole (ride, ndr) ma credo che a gennaio si potrebbe aggiudicare la gara.

Quando andrà via ci sarà qualche taglio di nastro, non le dispiace perderseli?
Eh, un po’ sì, lo farà qualcun altro al posto mio. 

Cosa augura quindi al Policlinico di Foggia da lunedì in poi?
Così come io ho fatto la scelta di andare in un'azienda privata che è in forte crescita, non in una multinazionale a Milano consolidata, perché in quei contesti si riesce a esprimere meglio il proprio lavoro ed è anche più visibile, così questa Azienda, che dovrebbe essere la più piccola di Puglia, di fatto ha delle caratteristiche che la rendono anche la migliore di Puglia, per cui se continua a crescere potrà fare la differenza in un contesto che in alcune circostanze fa fatica. Per cui se si dà continuità a questi principi, a questi valori e anche a quello che è stato fatto di buono, sicuramente questa Azienda sarà un faro nella sanità pugliese. Questo auguro al Policlinico.

E Foggia ha bisogno di buoni esempi. Ce lo disse in una delle sue prime interviste: intorno a questo ospedale ruotano molte aspettative della città.
Ed è vero. Questo l’ho avvertito subito. I foggiani, in generale tutta la provincia, non meno di quelli che ci lavorano dentro, hanno a cuore questa Azienda e, devo dire, in tanti mi hanno ringraziato per il lavoro fatto. In questo periodo questo legame della città con l'ospedale, al di là delle vicende che sono successe, che capitano ovunque e che non devono fare testo, si è accresciuto, è migliorato. 

Nel passato recente, prima del suo arrivo, gli scandali giudiziari avevano minato la credibilità dell’istituzione.
Penso che questa Azienda abbia recuperato abbondantemente la propria credibilità. Lo percepisco anche in chi ci lavora: lo fa con un maggiore senso di responsabilità. Poi c’è sempre chi dice che non è cambiato niente ma sono fenomeni legati a disagi che si vivono quotidianamente e al fatto che la sanità è un mondo estremamente complesso. Noi, come qualsiasi altra Azienda, risentiamo dei deficit. Ci portiamo dietro da troppo tempo ritardi di programmazione, di mancata riforma di quelle che possiamo definire le regole di ingaggio. Tutte queste condizioni non fanno che peggiorare la situazione del sistema sanitario in tutta Italia. Ovviamente ne risente anche il Policlinico, in tali contesti il direttore generale fa molta fatica a dare una risposta diversa. Anche la Regione si sta impegnando in questo, però di fatto siamo vincolati a delle regole che ormai sono superate. 

Di che cosa è più orgoglioso del suo operato in ospedale? 
L'apertura della cardiochirurgia: è stato un lavoro lungo, legato anche al partenariato e a tutto quello che abbiamo fatto su quella procedura. E’ stata una sfida aprire un reparto come quello, in un momento in cui si fa fatica a dare continuità anche al reparto più banale. Ci siamo riusciti, anche a reclutare tutte quelle persone, perché evidentemente il progetto è parso credibile ai professionisti che hanno scelto di lavorarci. 

C’è ancora l’antica concorrenza (vera o presunta) tra Policlinico e Asl?
Su questo, lo ripeto, a volte non si ha il coraggio di prendere una decisione. L'Asl di Foggia è una Asl, non dico esclusivamente ma prevalentemente territoriale. Allora, sugli ospedali vanno fatte delle scelte. Una volta fatte secondo me su quelle ci si deve concentrare. Noi abbiamo ancora questa concezione della sanità basata sull'ospedale sul territorio, quindi si dovrebbe veramente investire su cose nuove: sull'assistenza domiciliare di primo, secondo e terzo livello, sui pazienti oncologici, sulla telemedicina e così via. Laddove si continuano ad avere situazioni deficitarie che tutto sommato non danno neanche una risposta sanitaria adeguata, bisognerebbe fare una scelta. E dare la possibilità invece al Policlinico di fare un'attività ospedaliera di più alto profilo. Questo però non si ha ancora il coraggio di farlo completamente. Ma bisogna riconoscere che in generale è così un po’ ovunque. 

E la criticità più difficile che non è riuscito a superare? 
La situazione di iperafflusso al Pronto Soccorso e la carenza dei medici che non riusciamo a risolvere. Sì, è vero che è un problema organizzativo, però di fatto abbiamo questa criticità ovunque. Ecco, questo porterò con me a malincuore: non aver potuto contribuire alla risoluzione del problema. Purtroppo spesso si fa finta che il problema non esista, eppure è uno di quelli più sentiti dai cittadini, per i quali poi si pensa che vada tutto male, generalizzando. Il rischio che il sistema dell’emergenza urgenza imploda è serio.

Quando ha comunicato al presidente Emiliano la sua decisione, cosa le ha detto? Ha provato a convincerla a restare? Magari alzando la posta, con progetti in serbo per lei.
Il presidente mi conosce bene e ha capito che non ero lì per discuterne ma per comunicarglielo e basta. Sa anche che un po’ questo sistema, che fra l'altro è anche alla deriva, lo soffro. Ma devo dire che lui mi ha sempre supportato, mi ha lasciato piena autonomia. Non so se dove andrò a lavorare, avrò la stessa autonomia che ho qui (ironizza, ndr). Insomma Emiliano ha compreso le mie ragioni. Sono arrivato alla sanità pubblica dal privato, vivevo a Milano, poi ho fatto una scelta di vita, sono tornato in Puglia e sono ripartito qua. Ho vissuto un bel periodo, già quando lui era assessore, ci ha difesi, si interessava di qualsiasi problema, anche i più banali, e siamo andati avanti. Poi ho accettato questa sfida a Foggia. Quando prendo un impegno (e con lui lo presi il 30 dicembre del 2021) lo voglio mantenere e l'ho mantenuto fino all'apertura della cardiochirurgia. Avrei potuto lasciare 9 mesi fa quando mi arrivò la proposta del privato ma non l’ho fatto. Forse ho rinunciato a qualcosa ma avevo preso un impegno in primis con la città e con il presidente.

Che rapporti ha avuto con la politica? 
Lineari, trasparenti, senza influenze di alcun tipo. 

Anche se qualcuno ha provato a spargere un po’ di veleno, soprattutto i primi tempi.
Esistono queste dinamiche, specie quando si lavora in modo serio e si raggiungono risultati. Si diventa parte integrante delle istituzioni, quindi si arriva ad avere una forza contrattuale più pesante. E questa cosa una parte della politica forse la soffre, perché tende a sfociare in meccanismi di clientelismo banali o di malaffare. Lasciano il tempo che trovano, in più sono poco lungimiranti. Però devo dire che non ho avuto questo problema né con Michele Emiliano e neppure con il nuovo assessore regionale alla sanità. Le mie proposte sono sempre state accolte, non ho avuto interferenze, constatato che erano giuste e nell’interesse della città e dell’Azienda. 

In Italia è un fatto eccezionale il passaggio che sta facendo lei, dal pubblico al privato, di solito l’ambizione prevalente è quella di fare il salto all’incontrario.
E’ vero ma in generale ho sempre avuto molto coraggio nella mia vita nel fare questi cambiamenti. Il punto è sapere, comprendere fino in fondo in cosa si riesce meglio. E devo dire, credo di riuscire bene in questo lavoro, soprattutto nell’ideare le strategie per raggiungere certi risultati e quindi mi piace continuare questo lavoro. Ovviamente io ho un'esperienza che viene dal privato, mi sono formato nel privato, poi ho deciso di passare nel pubblico, però sono cresciuto in quel contesto e quella rimane la mia impostazione. Ciò nondimeno devo riconoscere che i risultati che ho raggiunto nella pubblica amministrazione sono stati notati nel settore corporate, qualche imprenditore mi ha cercato, ho valutato bene le prospettive e ho fatto la mia scelta, anche perché voglio ancora rimanere in Puglia.

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