Usufrutto trentennale Casa Sollievo: via libera alla possibilità di chiedere mutui e finanziamenti a banche

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E’ stata salutata come un’operazione che assicurerà la realizzazione di una solidità economica maggiore, tale da consentire di guardare con più fiducia al futuro di Casa Sollievo della Sofferenza, l’accordo per la concessione trentennale dell’usufrutto gratuito dell’immobile ospedaliero tra la Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, che amministra l’ospedale voluto da San Pio da Pietrelcina, e la società Immobiliare Casa Sollievo della Sofferenza Spa che detiene la proprietà dell’immobile situato in viale Cappuccini. L’accordo è stato siglato, la scorsa settimana, con il benestare della Spe (Segreteria per l’economia della Santa Sede) e della Segreteria di Stato Vaticano per la Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, al quale si è aggiunta l’approvazione dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, per l’Immobiliare Casa Sollievo della Sofferenza Spa.

Nel dettaglio si definisce diritto di usufrutto il diritto di un soggetto di godere e utilizzare un bene appartenente ad altri, inclusi anche i frutti da esso prodotti. Si tratta di un particolare istituto giuridico che permette al titolare di una proprietà, detto nudo proprietario, di concedere per un certo periodo di tempo l’uso e i frutti del suo bene ad un terzo, definito usufruttuario. Ogni tipo di bene può essere oggetto di usufrutto: dai beni immobili e mobili, a crediti, aziende e persino beni immateriali. L’usufrutto può essere totale, se riguarda l’intero bene, o parziale, se tocca invece solo una quota del bene. I beni oggetto di usufrutto sono considerati infungibili e inconsumabili. 

Le parti coinvolte nell’usufrutto di un immobile hanno una serie di diritti di cui possono godere e di doveri da rispettare. L’usufruttuario ha diritto ad esempio ad utilizzare l’immobile ma soprattutto a trarre ogni utilità da quest’ultimo. E sarebbe stato proprio questo specifico diritto ad essere al centro dell’interesse della governance dell’ospedale con l’obiettivo di dare un po’ di ossigeno alle provate finanze dell’Irccs. 

Come è noto, da anni si susseguono manager alla guida dell’ospedale che hanno il compito di risanare i conti in rosso di Casa Sollievo. Ultimo in ordine di tempo è il direttore generale veneto Gino Gumirato.

Quanto alla recente operazione va ricordato che l'Immobiliare Casa Sollievo della Sofferenza Spa è la società fondata da Padre Pio per costruire l'ospedale e che dal 1971 ad oggi gestisce direttamente solo le aziende agricole Posta La Via e Calderoso; la società comunque è rimasta la proprietaria delle mura dell'ospedale, del poliambulatorio Giovanni Paolo II, della Casa per Anziani Padre Pio e della Casa Esercizi Spirituali Padre Pio (ex hotel Santa Maria delle Grazie). Oggi il cda ha, come detto, deliberato di concedere l'usufrutto gratuito trentennale delle mura del solo ospedale alla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, l'ente che dal 1971 svolge l'attività ospedaliera e poi dal 1992 anche l'attività di ricerca scientifica. 

Ma perché trasferire un diritto nuovo alla fondazione? La concessione dell'usufrutto delle mura dell'ospedale cambia un po’ di cose: in passato esse erano concesse con atto di comodato gratuito, un diritto che non rappresenta per le banche una garanzia ipotecaria per la concessione di mutui e finanziamenti. Quindi la Fondazione, per le difficoltà economiche e finanziarie in cui versa, per chiedere alle banche un mutuo ipotecario trentennale, aveva bisogno che la Immobiliare Css Spa le concedesse l'usufrutto delle mura anziché la conduzione in comodato. Vale a dire che da questo momento in poi, la Fondazione potrà chiedere aperture di linee di credito alle banche.

Osservatori e addetti ai lavori colgono in questa operazione la traccia di un orientamento del Vaticano che andrebbe in una direzione diametralmente opposta a quella della cessione dell’ospedale a acquirenti, di cui pure in queste settimane si è vociferato e che è oggetto anche di una richiesta di audizione in commissione regionale da parte del consigliere Sergio Clemente.

Il Vaticano non venderebbe Casa Sollievo ma neppure ci mette i soldi per risanare i conti. Concede in altre parole all’ospedale la possibilità di fare debiti.  Tra usufrutto e comodato a livello sostanziale, non è cambiato nulla, l’utilizzo dell’immobile resta a titolo gratuito per la Fondazione ma viene fornito, detto in termini profani, uno strumento per poter provare ad appianare, più o meno lentamente, la debitoria. Tuttavia, in caso di inadempimenti, a rispondere sarà pur sempre il proprietario, ovvero il Vaticano.

Sullo sfondo resta la stessa domanda: come è possibile che una delle realtà più importanti in campo sanitario, con una produzione di prestazioni sanitarie gigantesca, con un numero di dipendenti stimato in circa un terzo rispetto a quelli dei Policlinici di Foggia e Bari che nonostante questo non raggiungono le performance di Casa Sollievo negli ultimi 20 anni abbia accumulato un debito così pesante?

Nelle recenti riunioni con i sindacati sarebbe stato lo stesso dg ad ammettere che la somma si aggirerebbe intorno ai 250 milioni di euro. Ogni nuova governance insediatasi ha sempre scaricato la responsabilità su quella precedente ma resta effettivamente da capire quali siano le cause che hanno portato all’attuale situazione.

Ed è unanime l’opinione per la quale questo territorio non possa permettersi di perdere un presidio di salute quale da sempre è Casa Sollievo per la Capitanata e non solo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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