La sanità territoriale pugliese entra in una fase sempre più critica, mentre il dibattito politico prova a rincorrere l’emergenza carenza di medici prendendo esempio dal Friuli Venezia Giulia, dove è stato previsto il richiamo in servizio dei professionisti in pensione. Una soluzione tampone che, secondo i sindacati, arriva però con anni di ritardo. Ai nostri microfoni Ludovico Abbaticchio, presidente nazionale del Sindacato Medici Italiani (SMI), ripercorre una vicenda che considera emblematica delle contraddizioni del sistema regionale
“La disponibilità a continuare il servizio oltre i 70 anni l’ho vissuta sulla mia pelle, racconta, due anni e mezzo fa. Dopo che il ministero ha esteso la possibilità per i medici e i dirigenti sanitari del SSN di rimanere in servizio su base volontaria fino al 72° anno di età, inviai la richiesta all’Asl pugliese ma mi fu risposto che non avevano bisogno di personale. Una settimana dopo denunciavano di essere senza medici. È il segno di una burocrazia lentissima e, soprattutto, di una scarsa volontà amministrativa di trattenere professionisti ancora pronti a lavorare”.
Secondo Abbaticchio, molti altri medici di famiglia sono stati di fatto spinti alla pensione anticipata, mentre il sistema continuava a svuotarsi. A pesare sono stati anche anni di accessi universitari a numero chiuso che hanno creato un imbuto formativo, e la fuga all’estero di tanti professionisti attratti da stipendi migliori e reali prospettive di crescita. “La Puglia poteva diventare capofila già due anni fa, sottolinea, invece c’è stata una vera sonnolenza amministrativa, come purtroppo in molte altre Regioni”.
In questo contesto si inserisce lo stato di agitazione dei medici di medicina generale e della pediatria, sempre più vicino a trasformarsi in mobilitazione vera e propria. I tavoli di confronto non vengono convocati, le Case di Comunità restano progetti confusi, tra nuove costruzioni e riqualificazioni senza una visione chiara, mentre le liste d’attesa vengono affrontate con sperimentazioni temporanee senza certezze sui fondi futuri.
Un capitolo particolarmente contestato, infine, riguarda i fondi di ponderazione, risorse destinate a sostenere le aree con maggiori carichi assistenziali. Dalle verifiche, denuncia Abbaticchio, risulta che questi fondi in alcune indagini compaiono come stanziati, ma il dubbio concreto è che non siano mai stati realmente ricevuti dai medici. Se le risorse esistono solo sulla carta, è evidente che tutto si blocca”.
Una gestione che alimenta frustrazione e senso di abbandono tra i professionisti del territorio. “Abbiamo chiesto più volte un incontro con l’assessore regionale - prosegue -, ma non è mai arrivata risposta. Così si crea immobilismo, e l’immobilismo porta allo scontro”.
La vertenza pugliese, avverte il presidente SMI, potrebbe presto estendersi a livello nazionale. “La Puglia oggi è un osservatorio privilegiato per tutta Italia. Quello che accade qui può allargarsi a macchia d’olio”.
E lo scenario dello sciopero non è più remoto: “Se non arriveranno soluzioni concrete, la protesta dei medici di famiglia e dei pediatri sarà inevitabile. I disservizi, però, non potranno essere attribuiti a chi da tempo chiede solo ascolto e programmazione seria”.
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