C’è un momento preciso in cui una situazione che hai sempre considerato normale smette di esserlo. Per l’avvocato Lorenzo Spina Diana quel momento arriva a Manfredonia, davanti a uno sportello amministrativo, mentre accompagna la madre per una radiografia. “Ma perché non vi ribellate?”, gli chiede un impiegato. Una domanda semplice, quasi banale, eppure sufficiente a ribaltare una consuetudine. Fino a quel momento, infatti, non c’era nulla di strano. O almeno così sembrava. La madre Luisa, 79 anni, con problemi a entrambe le ginocchia, ha bisogno di una lastra. Il primo passaggio è quello più naturale: il CUP di Vieste, alla Coppitella, quello che per molti resta ancora il “pronto soccorso”. La risposta però è quella che ormai in tanti conoscono: il tecnico c’è una volta a settimana, la prima data utile è a luglio. Troppo tardi. L’alternativa è Manfredonia, dove gli danno disponibilità immediata: lunedì o martedì della settimana successiva. “E io, senza nemmeno pensarci troppo, ho accettato”, racconta a l’Attacco, “perché ormai ci siamo abituati. È diventata la normalità”.
Il viaggio, l’attesa, poi la sorpresa. Il servizio funziona, è rapido, efficiente. “Mi aspettavo il contrario, visto che lì confluiscono pazienti da tutto il territorio. Invece no” - ci dice. Ed è proprio lì che arriva quella domanda, che cambia la prospettiva. Da un fatto personale nasce una riflessione pubblica. Un post, poi rilanciato sui social, che riporta al centro una questione che a Vieste riaffiora periodicamente senza mai trovare una soluzione definitiva: l’accesso ai servizi sanitari di base. “Non chiediamo la luna” chiarisce Spina Diana, ”ma almeno le cose essenziali: i raggi, un laboratorio analisi, un medico di guardia, ambulanze medicalizzate. Servizi che, tra l’altro, fino a vent’anni fa c’erano”. Il punto non è solo la difficoltà, ma l’abitudine: “La cosa più grave è che abbiamo normalizzato tutto questo”, osserva. “Io stesso l’ho fatto, senza farmi troppe domande. Ed è proprio questo il problema”. La situazione, sottolinea, non riguarda solo Vieste: “A Peschici è persino peggio”. Ma è qui che la contraddizione diventa più evidente: “Parliamo di una delle principali località turistiche della Puglia, con numeri sempre alti. Eppure il diritto alla sanità non è garantito”.
Un tema che si intreccia inevitabilmente con quello politico. “Capisco che esista una crisi nazionale, anche nel reperire personale, ma altrove qualcosa si riesce a fare. Se si vuole, il problema si affronta”. Le misure messe in campo - incentivi, alloggi per i medici - vengono riconosciute come tentativi “pregevoli”, ma non sufficienti: “Se siamo arrivati a questo punto, evidentemente non bastano”. E allora la domanda si sposta su un altro piano: come si è arrivati fin qui? “È paradossale”, dice, “perché Vieste non è mai stata così rappresentata politicamente. Eppure i servizi sono arretrati”. Da qui l’appello, che non è uno scontro ma una richiesta precisa.
Spina Diana riconosce “l’impegno e l’interessamento” di alcune figure istituzionali - dall’ assessora regionale Graziamaria Starace, fino alla consigliera regionale Rossella Falcone - ma invita a cambiare approccio: “Bisogna rimettere la sanità al centro dei programmi”, sottolinea. “Più che parlare di nomi e liste, servono proposte. Interventi veri. Non basta portare il problema ai livelli superiori nella speranza che qualcuno ascolti. Così non si dà nessuna rassicurazione ai cittadini su quello che si sta facendo”.
C’è poi un altro aspetto, meno visibile ma altrettanto decisivo: la mobilità: “Io ho potuto accompagnare mia madre con la macchina”, racconta. “Ma un anziano che vive da solo? Senza familiari? Con trasporti pubblici che funzionano male o non funzionano proprio?”.Una domanda che resta senza risposta. E che si lega a una constatazione amara: “A quel punto sì, Vieste non è un paese per vecchi”. La contraddizione è tutta qui. In un territorio che continua a crescere turisticamente, i servizi essenziali arretrano: “I numeri del turismo ci sono sempre stati” - commenta - “Ma se poi non garantisci i diritti fondamentali, a cosa servono?”. Non solo uno sfogo il suo, ma il tentativo di riportare al centro una questione che riguarda tutti. Perché la domanda, alla fine, resta quella dell’impiegato di Manfredonia. E la risposta, per ora, non è ancora arrivata.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).