Fatture inesistenti avrebbero dato vita a crediti d’imposta fittizi: è quanto ipotizzano i magistrati che stanno indagando sulle due società sanseveresi dei fratelli De Martino, finiti nell’occhio del ciclone, con accuse pesantissime.
“Quando i finanzieri si sono recati in azienda sono parsi stupiti di trovare quel tipo di sede, attrezzata e frequentata, pienamente operativa”, hanno raccontato a l’Attacco beninformati. “Forse pensavano di finire in un sottoscala abitato da cinesi come le cronache hanno raccontato nei casi di società fantasma che hanno frodato lo Stato. Ma la Mib è una azienda da oltre 20 anni sul mercato e tutti la conoscono”, hanno aggiunto. Ma allora, c’è stata oppure no la truffa?
Probabilmente il nodo da sciogliere sta tutto nella risposta ad un paio di domande: i lavori fatturati sono stati eseguiti? Esistono davvero le case e i cantieri?
l’Attacco ha provato a dipanare alcuni dubbi andando direttamente a vedere e a toccare con mano lo stato delle cose, in alcune delle città in cui si trovano gli immobili che la Mib avrebbe preso in carico per effettuare i lavori. Il reportage, le cui immagini sono disponibili su www.lattacco.it, riguarda Vico del Gargano, Marina di Lesina e San Severo.
Ad accompagnare l'Attacco in questo tour è Francesco Tenace, amministratore di molti condomini contrattualizzati dalla Mib nonché general contractor, figura a cui l'assemblea dei condòmini affida tutto il percorso burocratico, amministrativo ed esecutivo dei lavori di ristrutturazione. “Innanzitutto va precisato che non abbiamo mai beneficiato del super bonus 110% - ha evidenziato Tenace -, la normativa applicata è quella del 2013 sull’ecobonus ordinario per le ristrutturazioni. La novità recentemente introdotta permette la cessione del credito, vale a dire monetizzarlo. La differenza sostanziale sta nel fatto che nel 110 vanno iniziati i lavori, si arriva al 30% delle opere, si chiede il credito nel cassetto fiscale, una volta ottenuto si va in banca, lo so lo si sconta o lo si vende. Il bonus di cui invece noi abbiamo beneficiato prevede l’85% delle spese, il restante 15% andrebbe integrato dal condomino. Ma può farsene carico il general contractor, il quale acquisisce il titolo per fare la richiesta di trasferimento dei crediti fiscali dei condomini, tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate. Questo viene riconosciuto il 10 del mese successivo, dopo che l'Enea, ha effettuato i suoi controlli. Viene accreditata una somma nel cassetto fiscale la quale va cartolarizzata, trasformata in moneta per acquistare il materiale e pagare i tecnici che si devono occupare di studi di fattibilità, carotaggi e così via. In particolare noi commissioniamo uno studio molto preciso della tenuta dell'immobile per individuare con esattezza quali interventi vanno effettuati, ad occuparsene sono aziende esterne, che vanno pagate”. Nel frattempo la società sopporta i costi e adempie a tutti gli obblighi burocratici: richieste di permessi a costruire, comunicazioni in Comune e quant’altro. La norma di cui si è avvalsa la Mib stabiliva che con il permesso a costruire non c'era la necessità di dare prima il via al cantiere e chiedere poi il credito fiscale. E’ possibile fare il contrario. In più era fissato in tre anni il termine per concludere l'opera, salvo proroghe che allungano ulteriormente i tempi. Vale a dire che non necessariamente doveva essere aperto il cantiere.
Alla Mib viene contestato il fatto che i crediti fiscali sarebbero stati creati tramite fatture false. Da qui l’esigenza cautelare del sequestro. Ma del miliardo e 17 milioni in ballo, solo 280 milioni sarebbero stati commercializzati, la restante parte, già dal 3 dicembre scorso, era stata bloccata da AdE nel cassetto fiscale, probabilmente perché erano partite le indagini. “800 milioni non sono stati né presi, né occultati, sono soldi virtuali, che potrebbero diventare liquidi soltanto nel momento in cui verranno riconosciuti, venduti e quindi monetizzati per poter portare a termine tutti i 270 cantieri contrattualizzati da Mib – fanno sapere beninformati -. I 280 milioni sono stati spesi per iniziare i lavori e in alcuni casi completarli”.
Soldi non solo tracciabili nelle fatture a disposizione dell’Agenzia delle Entrate ma anche nei fatti, secondo gli addetti ai lavori e Tenace che ha mostrato a l’Attacco una serie di cantieri aperti, con avanzamento dei lavori in diverse fasi, in alcuni casi praticamente terminati, in altri in un momento intermedio, in altri appena iniziati.
Prima tappa, Vico, città in cui la Mib ha sottoscritto contratti con diverse decine di condomìni. Qui in alcuni edifici i lavori sono praticamente ultimati: “Efficientamento energetico, finiture in marmo, cappotto, videocitofono, infissi di qualità, pannelli fotovoltaici sul tetto, tapparelle elettriche: sono questi gli standard utilizzati per tutti i progetti e questo avremmo fatto in tutti gli immobili - ha illustrato Tenace -. Avremmo, perché da una decina di giorni è tutto fermo, per via del blocco disposto dalla magistratura”.
Lavori sospesi perfino in un grande palazzo nel centro del paese. Stessa situazione a Marina di Lesina, in uno scenario spettrale ma ugualmente suggestivo, villette e condomini tipici delle località balneari hanno già subito i primi smembramenti in funzione di una successiva riqualificazione ma anche qui i lavori sono fermi e non si vedono altro che cantieri deserti. “Ulteriori problemi sorgeranno quando tra qualche settimana cominceranno ad arrivare i villeggianti che si ritroveranno con abitazioni senza pavimenti, senza impianto di condizionamento o infissi”, ha sottolineato il tecnico.
Proprio a Marina di Lesina si vede con maggiore evidenza a cosa servano garage, rimesse e terreni che risultano affittati o acquistati dalla Mib, a cui fanno riferimento gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta. E’ qui infatti che si trovano temporaneamente stoccati i materiali da costruzione in grandi quantità. Sul punto il general contractor spiega anche un altro meccanismo: “La norma consente a un locatario di un condominio di assumersi tutta la responsabilità per quel 15% da aggiungere ai bonus. Le aziende edili, per invogliare ulteriormente i condòmini a stipulare contratti, affittano un box ad esempio e si propongono quali garanti delle somme, tutto è fatto secondo la legge. Nessuna opacità o irregolarità. Molti abitazioni sono state inoltre prese in affitto dalla Mib per ospitare la manodopera, nella sola Marina di Lesina sarebbero dovuti arrivare almeno 200 operai”.
Lavori fermi in interi complessi immobiliari cantierizzati ma sono presenti pure edifici con evidente necessità di essere rimessi a posto, per i quali non sono partiti i lavori pur essendo stati contrattualizzati dalla Mib, temporaneamente fermata dai guai con la legge. “In questa situazione non possiamo partire, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno se ce lo chiedono con insistenza”, il commento di Tenace.
Anche a San Severo la situazione non è diversa: tanti cantieri fermi, in alcune case però i lavori sospesi all'improvviso hanno provocato situazioni di disagio considerevoli agli inquilini che sono esposti di fatto alle intemperie.
Insomma, cantieri veri, lavori veri, materiale vero acquistato e stoccato. Trapela inoltre che anche la GdF avrebbe avuto riscontri triangolando le informazioni tratte dagli uffici comunali in cui si trovano gli immobili e dai tecnici che hanno sottoscritto i documenti, oltre che recandosi nei condomìni in questione.
In attesa di ulteriori sviluppi di carattere giudiziario monta la tensione e il nervosismo tra i condòmini interessati, lo dimostrano le decine di telefonate ricevute da Tenace nel corso della mattinata: tutti sono preoccupati ed impazienti e tutti pretendono di sapere perché i lavori sono fermi o ancora non partono.
In più cominciano a scalpitare anche i fornitori che aspettano di essere pagati e potrebbero presto passare anche ai decreti ingiuntivi, facendo correre alla Mib il rischio del fallimento. Una beffa se si pensa che sui loro conti sono congelati 30 milioni di euro. Come se non bastasse, molti condomìni, alla luce delle notizie di cronaca che circolano da giorni, stanno revocando i contratti anche se l'azienda ha già effettuato (e pagato) studi, valutazioni preliminari, adempimenti burocratici. “Ben vengano i controlli, sapevamo sin dal primo momento che sarebbero arrivati, vista la mole di affari che abbiamo prodotto, siamo sempre stati a disposizione e pronti. Forse però sarebbe stato opportuno effettuarli prima del provvedimento cautelare per evitare che adesso tutto sia bloccato e a rischio”, ha concluso Tenace.
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