Potrebbero ripartire a breve i lavori di ristrutturazione di una cinquantina di immobili sparsi in provincia di Foggia, bloccati qualche settimana fa dopo il maxi sequestro ordinato dalla Procura per la presunta truffa ai danni dello Stato per l’improprio utilizzo dei bonus edilizi. Trapela infatti che siano state liberate le risorse della Ad Trading, una delle aziende coinvolte, orbitanti nel mondo della Mama International Business di San Severo.
Proprio sulla Mib della famiglia de Martino si concentrano i sospetti della magistratura secondo cui con fatturazione fittizia e finti lavori, l’azienda avrebbe maturato crediti d’imposta per oltre un miliardo di euro. Gli interessati si sono sempre detti certi di essere stati nei limiti consentiti dalla legge e pronti a spiegare tutto agli inquirenti, come riportato già in passato su queste colonne.
L’operazione ha inizio a dicembre scorso quando l'Agenzia delle Entrate, partendo dall'analisi di alcune operazioni effettuate sulla Piattaforma Cessione Crediti, creata appositamente per agevolare le attività legate ai bonus, ha individuato una serie di soggetti, società e persone fisiche che sono state considerate “verosimilmente parte di un’organizzazione criminale che ha pianificato, realizzato e gestito un articolato sistema fraudolento, finalizzato alla creazione e monetizzazione di falsi crediti d'imposta”.
La cifra è di quelle che fa tremare le vene nei polsi solo a pronunciarla: un miliardo e 17 milioni di euro. Esattamente la quantità di crediti d’imposta sottoposta a sequestro con provvedimento del Gip del tribunale di Foggia, che ha disposto la misura anche per quote di alcune delle società coinvolte.
Gli imprenditori hanno ribadito che nessuna delle loro attività poteva essere considerata fittizia e nessuna società fantasma. Proprio per vederci chiaro, l’Attacco si era recato in tre dei centri in cui la Mib è maggiormente presente per capire lo stato dell’arte dei cantieri (il reportage su www.lattacco.it), Vico del Gargano, San Severo e Marina di Lesina. Quello che è emerso è che effettivamente sembra che i cantieri ci siano, in molti immobili sono evidentissimi i segni dell’inizio dei lavori: ponteggi, smembramenti, attrezzature, materiali, sono decine i palazzi coinvolti, alcuni sono stati anche anche completati.
La maggior parte però è rimasta deserta, con il sequestro delle risorse e dei conti correnti le aziende non hanno potuto pagare operai e forniture che di conseguenza sono venuti meno. Ora però pare che qualcosa si muova, con lo sblocco, parziale, dei beni di alcune società coinvolte nell’inchiesta. Una ipotesi che era stata già ventilata su queste colonne, dopo che i magistrati avevano disposto un’ispezione presso gli immobili visitati e mostrati da l’Attacco.
Va peraltro detto che la Ad Trading è una delle principali protagoniste di questa vicenda, partener fidata della Mib da molti anni, con sede a Roma, da dove per l’appunto è partita l’inchiesta giudiziaria, ha spesso rapporti di collaborazione con l’impresa sanseverese.
Il controllo e la gestione dei lavori sono stati affidati dalla Procura all’ingegner Tomaiuolo, dal quale si attende il disbrigo delle pratiche burocratiche per far ripartire la macchina delle ristrutturazioni. Intanto pare che l’azienda sia già all’opera per richiamare tutta la manodopera che si era fermata nelle scorse settimane, si parla di circa 200 unità. Soddisfatti anche gli inquilini delle abitazioni che finalmente potranno vedere le proprie case definitivamente risistemate.
Gli addetti ai lavori vicini alla Mib vedono in questo provvedimento un barlume di speranza di poter arrivare alo sblocco di tutti i canteri, anche quelli della Mama per il momento ancora in stand by, una possibilità non da escludere considerato che l’azienda sanseverese sta facendo tutto quanto nelle sue prerogative per difendere il proprio operato. Non di secondo rilievo potrebbe essere anche il fatto che gli inquirenti pare abbiano trovato circa 150 milioni depositati nei conti della Mib sui 200 ottenuti con il credito di imposta di alcuni contratti per i bonus edilizi. “Vale a dire – rimarcano beninformati a l’Attacco – che non sono fuggiti col malloppo, come successo nel caso di altre truffe, semplicemente hanno speso una parte delle somme per far partire i lavori, gli altri soldi sarebbero serviti per completarli. I restanti 850 milioni di euro erano solo sulla carta nella loro disponibilità, virtuali, essendo ancora crediti presenti nel cassetto fiscale, non banconote fruscianti, da introitare man mano che si chiudevano cantieri vecchi e se ne aprivano nuovi”.
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