Al Comune di Manfredonia, in ragione della presenza del ghetto di Borgo Mezzanone (il più popoloso d’Italia e probabilmente d’Europa), sono stati assegnati quasi 54 milioni di euro. A seguire San Severo,
destinataria di quasi 28 milioni per lo smantellamento del Gran ghetto Rignano e per una risoluzione sull’”arena occupata”. 8milioni 850mila euro, poi, a Cerignola, con gli oltre 500 migranti dell’insediamento di Borgo Tre Titoli, meglio noto come Ghana House; oltre 4,5 milioni a Carpino; 3 milioni 700mila a Poggio Imperiale; quasi 2 milioni a San Marco in Lamis e poco meno a Lesina; poco più di 1 milione, invece, a Carapelle.
Sono gli oltre cento milioni di euro, la somma più cospicua in Italia, che arriveranno al Foggiano dalla Misura 5 “Inclusione e Coesione” del Pnrr per lo smantellamento dei ghetti e la riqualificazione della vita delle comunità dei migranti che lavorano in agricoltura sul nostro territorio.
Un grande flusso di denaro che si scontra con idee e necessità territoriali differenti e una generale mancanza di visione coordinata sul tema. Se Cerignola pensa a foresterie e app per servizi e ‘match’ occupazionali per i lavoratori stranieri, il Sindaco di San Marco ammette di non rilevare bombe sociali o igienico sanitarie dalle sue parti, dovendosi ora porre il problema di come spendere questi soldi.
Non è chiaro ancora quale ruolo avrà la Regione in questa partita, probabilmente solo di coordinamento tra le varie progettualità che perverranno dai Comuni.
Per l’assessora regionale al Welfare, Rosa Barone, “la sfida progettuale delle amministrazioni sarà quella di integrare i migranti nelle nostre comunità, perché – ha detto - rappresentano un’opportunità produttiva per il territorio”.
Per l’Usb (Unione sindacale di base) che lavora da tempo sul tema i soldi vanno investiti in riqualificazione di palazzine abbandonate come quelle a Rignano Scalo e in fondi di garanzia per agevolare l’ingresso dei migranti in appartamenti attualmente sfitti sul territorio.
Il tema che l’Attacco prova a porre, invece, è quello della riqualificazione, anche in chiave di accoglienza per i migranti, delle borgate rurali di Capitanata: di quel sistema urbanistico per combattere lo spopolamento delle campagne nato durante il fascismo e in parte, allo stato attuale, in totale abbandono.
Una riqualificazione che però necessiterebbe di un complessivo intervento a livello di istituzione regionale o statale per evitare operazioni immobiliari di carattere clientelare che potrebbero celarsi dietro la gestione localistica della pioggia di finanziamenti accordati alla provincia di Foggia dal Pnrr per restituire dignità ai braccianti stranieri.
Dai poderi ex Ersap a Lesina e Poggio Imperiale alla scuola dismessa di Borgo Cervaro: “Ecco gli edifici da vagliare”
Per affrontare il tema l’Attacco ha contattato l’architetto Gianfranco Piemontese, storico dell’arte e dell’architettura tra i più noti e apprezzati del territorio, autore, un po’ di anni fa, di una pubblicazione dal titolo “Urbanistica ed architettura nel Tavoliere delle Puglie: l’esperienza dei centri rurali 1929-1942”.
Piemontese è tra coloro che sostengono la necessità di riqualificare e rivitalizzare le borgate agricole, anche attraverso l’accoglienza dei migranti “che, diciamolo chiaramente, – evidenzia – oggi rappresentano la principale forza lavoro nelle campagne agricole di Capitanata”, per riportare in auge, ristrutturandolo e fornendolo dei servizi di cui necessità qualsiasi sistema urbano, un patrimonio artistico e architettonico spesso di valore, che, però, l’abbandono ha trasformato in una delle ferite del territorio.
Nella sua pubblicazione Piemontese riporta quanto segue: “In pieno fascismo, si attueranno politiche di tipo statalistico che si sostituiranno all'incapacità di agire dei grandi proprietari terrieri. Sarà il regime fascista ad appropriarsi di un impegno verso questo tipo di innovazione dei luoghi del contesto produttivo […]. A tale proposito – continua il focus saggistico - non bisogna dimenticare che quella delle città di fondazione e dei borghi rurali fu un'occasione unica per l' architettura e per gli architetti italiani che, in questi casi, poterono cimentarsi in progetti in cui il grado di libertà compositiva era sicuramente più ampio di quanto fosse la pratica progettuale tradizionale in campo urbano. L’attenzione alla cultura architettonica europea da parte degli architetti italiani non si esaurì allora con la sola ispirazione alle forme compositive architettoniche. L’urbanistica, proposta nei diversi concorsi nazionali per le città di fondazione e per i borghi rurali, esprimeva una propensione a quella forma di approccio che arrivava a proporre le città-giardino”.
Questo solo per comprendere il valore originario presentato dalla creazione delle borgate rurali in provincia di Foggia.
Un patrimonio pubblico (acquisito qualche decennio fa dalla Regione Puglia) e privato che potrebbe essere rivalorizzato per fondare una società nuova, al passo con i tempi, anche in funzione della massiccia presenza di lavoratori stranieri nel comparto agricolo locale.
A prescindere dalla pertinenza e competenza comunale sui cui ricadano le zone rurali prese in esame con l’architetto Piemontese, si è provato ed effettuare su queste colonne una prima parziale mappatura dei luoghi e dei complessi edilizi sparsi per la provincia di Foggia e potenzialmente riadattabili ad uso abitativo per i migranti.
Ciò comporterebbe, specie nel caso di abitazioni private dismesse, un’attivante transante della Regione o dello Stato. “In zona Lesina e Poggio Imperiale – spiega Piemontese - sussistono una serie di poderi privati, ormai in abbandono, costruiti dall’ex Ersap (Ente regionale per lo sviluppo agricolo pugliese): sono ubicati, così come quelli dell’Onc (Opera nazionale combattenti) dislocati per la provincia, fronte strada lungo le arterie territoriali di comunicazione. Si tratta di case assegnate in funzione agricola, perché alle spalle vi erano i terreni da coltivare. Un sistema abitativo che poi ha cessato la sua ragion d’essere a causa della progressiva meccanizzazione dell’agricoltura che ha di fatto decretato l’inutilità del presidio residenziale da parte dei proprietari dei terreni. Ebbene, diverse abitazioni di queste, alla verifica dei fatti, sono già abitate da migranti che le hanno occupate in cerca di un tetto. Per essere riqualificate andrebbero ristrutturate, elettrificate e poste nel solco di un più ampio sistema di servizi urbano. Sulla strada Foggia-Trinitapoli – continua Piemontese - ci sono poi i poderi della Fondazione De Piccolellis, un marchese che visse a Firenze e quando morì lasciò le sue proprietà terriere all’attuale Asp. Si tratta di abitazioni in mattoncino, anche piuttosto apprezzabili dal punto di vista architettonico, quasi tutte abbandonate. In agro di Manfredonia, invece, procedendo sulla statale 89, girando a destra prima della Tenuta Santa Lucia, in zona Stazione Amendola, esiste un villaggio in passato occupato dalla comunità dei bulgari, che poi furono sgomberati. Nell’agro di Foggia, inoltre, vi sono diversa realtà edilizie, afferenti alle piccole borgate, le quali potrebbero essere altrettanto sondate in funzione di riqualificazione abitativa”, sottolinea l’architetto, che poi, insieme a l’Attacco, focalizza l’attenzione sul patrimonio pubblico.
“A Cervaro c’è una scuola elementare dismessa che è davvero un peccato che giaccia così, da tempo in stato di abbandono. Si tratta di un grande complesso edilizio che potrebbe essere in qualche modo riqualificato, anche a scopo abitativo. Così come a Segezia la sede di quello che una volta era il palazzo comunale, ovvero, per intenderci, l’edificio con le arcate ‘in stile Colosseo’. Certo, si tratta di un edificio dalla fattezze inusuali per un complesso residenziale, ma volendo e avendone la necessità tutto si può fare. Sempre a Segezia, nel blocco edilizio centrale, esistono appartamenti a mio sapere abitati: bisognerebbe effettuare una ricognizione per comprendere se siano occupati abusivamente o meno”. Infine il patrimonio dell’ente Provincia e le case cantoniere dell’Anas, già oggetto, nel recente passato, di vendite e messe al bando per la riqualificazione del territorio. “Sarebbe da capire, anche qui, se qualcosa è rimasto invenduto o inassegnato”, conclude il professore.
Le straordinarie potenzialità del patrimonio architettonico delle campagne del Foggiano sono testimoniate, in altra chiave, dal successo, anche nella nostra provincia, dell’impresa “Masserie di Puglia” e dai quasi 60 milioni di euro del Pnrr annunciati nelle scorse ore dal vicepresidente delle Regione Puglia, Raffaele Piemontese, per riqualificare, con finalità agricole ma anche culturali e turistiche, gli edifici storici delle borgate rurali del Tacco d’Italia.
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