Pioggia di soldi, via i ghetti. Leonardo Palmisano: “Non basta più soltanto accogliere, serve integrare”

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Nell’edizione in edicola venerdì scorso, abbiamo reso conto che con il PNRR saranno destinati poco più di 100 milioni di euro a otto Comuni della Capitanata per smantellare i ‘ghetti’. Leonardo Palmisano è un attento conoscitore

delle dinamiche connesse all’accoglienza dei migranti. Ha scritto di ghetti come quello sulla pista dell’ex aeroporto militare a Borgo Mezzanone, vincendo anche la Colomba d’oro per la pace 2019. È sociologo, presidente della cooperativa Radici Future e sta cercando di fare il punto con i Comuni sui fondi per i quali il Governo non ha ancora emanato il relativo decreto.

Stanno arrivando tanti soldi.
Penso che sono fondi che, in questo momento, vanno investiti sul territorio. Sono quindi soddisfatto che stiano arrivando e non me la sento di polemizzare col Governo.

Ci sono Sindaci che non sanno come utilizzarli.
La domanda che si stanno ponendo giustamente le Amministrazioni è: a cosa servono? Ci date mano libera? Fosse così, serve incardinare una cabina di regia regionale. Va fatto adesso, non domani. In quanto a cosa farne, non sono tanto convinto che si debbano realizzare foresterie. Penso, piuttosto, che quei fondi debbano essere utilizzati per ristrutturare immobili e far sì che, una volta terminata la stagione della raccolta, possano svolgere funzione sociale. O anche residenziale, per esempio, per persone che perdono il lavoro.

Diversa la logica a monte, quindi.
Non è quella di un progetto ingegneristico, quanto piuttosto di carattere sociale. Tanto è vero che ho già coinvolto in una serie di progetti il Politecnico di Bari e presto Radici Future farà lo stesso con l’Università di Foggia. Intorno a queste decine di milioni che stanno piovendo sulle Amministrazioni, si può generare una vera e propria cabina di regia progettuale di carattere regionale in cui le imprese del territorio come la mia e le Università del territorio concorrano alla redazione di importanti progettualità. Così si potrà raggiungere finalmente l’obiettivo dell’integrazione sociale del migrante e di chi non sta bene economicamente.

Se non fosse così?
Le imprese che non hanno nulla a che fare con il territorio, né lo conoscono, verranno qui a fare da padroni con i progetti alla mano. Sono stanco di vedere fondi del PNRR che se ne vanno fuori dalla Puglia. Il Governo ci metta nella condizione di far progettare a noi, ché non abbiamo l’anello al naso.

Prima parlava di ristrutturazione di immobili. In che termini?
Penso sempre alle esperienze virtuose, che sono quelle che non si legano soltanto alla stagionalità ma che vanno oltre. Se ho un immobile pubblico, una ex caserma o una ex scuola, potrò adibirlo sicuramente a dormitorio ma non sarà solo quello e dovrò farlo diventare, per esempio, anche un centro di aggregazione sociale interculturale. Non lo faccio come se fosse un centro di accoglienza straordinaria temporanea, ma guardo lungo. Il fenomeno dei ghetti è lungo, la risposta deve essere lunga.

Immobili pubblici o anche di privati?
Prevalentemente di proprietà comunale. Laddove si potesse fare con immobili di privati, la destinazione d’uso dovrebbe essere tutta di carattere sociale e interculturale. Persone che in questa dimensione dell’accoglienza possano trovare corsi di formazione professionale e avviamento al lavoro. Abbiamo tante esperienze che devono solo essere messe a sistema.

Cultura e accoglienza. Che correlazione esiste?
Occorre creare un sistema di welfare che tenga dentro anche la cultura: presupposto per l’integrazione sociale. È un processo di cui parlava il compianto Stefano Fumarulo tanti anni fa e che sto cercando di portare avanti con quelle Amministrazioni che vogliano utilizzare i fondi per accogliere e integrare. Perché non basta più solo accogliere: questo devono capire a Roma.

Quando si parla di ghetti di Capitanata, viene in mente Borgo Mezzanone.
Ci sono stato in questi giorni per un progetto che serve per diminuire la segregazione sociale degli studenti stranieri. Ho visitato la scuola, la parrocchia. Quello che ho trovato non è stato abbandono, ma grande vitalità. Ho trovato belle strutture e operatori che hanno grande interesse a lavorare con tutti. Ho trovato insieme bambini italiani e stranieri che, nel pomeriggio, frequentano i laboratori nella scuola e nella parrocchia, nella sede della Misericordia. Sono convinto che si debba fare un intervento intorno alla scuola, per la rinascita sociale e culturale della borgata.

E l’insediamento nella ex pista militare?
Anche nella pista c’è vita, anche se quella resta comunque un’anomalia. Immagino quindi che i 54 milioni di euro piovuti su Manfredonia debbano servire prevalentemente a svuotare la pista e altri insediamenti così grandi. Non basta il solo svuotamento, perché occorre produrre un processo sociale di integrazione interculturale. Lì ci sono ragazzi laureati, che dovrebbero fare ben altro e vanno messi nella condizione di uscire dal bracciantato per entrare in una dimensione occupazionale diversa. Ci sono anche ragazzi che hanno voglia di continuare a lavorare in campagna, ma con un contratto regolare. Con una professionalità da maturare.

I 54 milioni di euro per il Comune di Manfredonia ne fanno il Comune con la dotazione maggiore.
Proverò a stimolare l’Amministrazione comunale e, al tempo stesso, la invito attraverso l’Attacco a contattarmi. Si può costruire anche un processo di formazione professionale per questi ragazzi. È fondamentale: perché lavorano e producono ricchezza per noi, quindi è giusto che noi restituiamo dando ricchezza al loro lavoro.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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