Una psicanalista ingessata e un po’ avanti con gli anni. Accento straniero. Studio moderno e minimalista. Forse Milano. Quarant’enne sdraiato in analisi. Belloccio. Promettente carriera. Stressato. La cura? La Puglia. Una visione di luoghi, colori e sapori. Lui si alza e scappa.
Lo ritroviamo in una utilitaria con moglie – giovane e bella accanto – e figli perfetti, in viaggio verso la Puglia. Sergio Rubini, regista e attore pugliese, vede così la Puglia. Al costo di 320 mila euro. Di cui 40 per lui.
Ma la di là del budget spero per questo lavoro commissionato da Puglia Promozione, l’atteso spot, che doveva essere o dovrebbe essere un’amozione lunga sessanta secondi, purtroppo appare, nonostante gli applausi con cui è stato accolto alla proiezione alla Bit a Milano, un insieme di stereotipi e luoghi comuni che poco emoziona. Peccato. Perché il regista ci ha abituati a molto altro. Peccato anche che la Capitanata, dove lui stesso ha girato molto, e di cui ha detto: “A pensarci bene, la Provincia di Foggia e il Gargano sono una terra straordinariamente bella e fertile, con una combinazione unica di ambienti e atmosfere”, appare raccontata in maniera striminzita.
C’è velocemente Bovino, borgo meraviglioso, sì, senza dubbio, ma davvero, sufficiente a raccontare la Capitanata, anche nell’idea di destinazione non solo estiva? Lo spot non è male. Non è brutto. Ma non è certo quello che ci si aspetta da una firma di quel calibro, tra l’altro pugliese e perfetto conoscitore di questa parte della Regione.
Non che il resto della Puglia sia raccontato in maniera diversa. Attraverso l’immaginazione del protagonista si raccontano le sei provincie Pugliesi: Bovino (Foggia), Parco Nazionale dell’Alta Murgia (BAT), Portalga - Polignano (Bari), Abbazia di Santa Maria di Cerrate (Lecce), Parco naturale Torre Guaceto (Brindisi), MArTa Museo Nazionale Archeologico di Taranto (Taranto). Luoghi meravigliosi e poco noti. E che Rubini nelle poche dichiarazioni che ha lasciato, ha detto di aver egli stesso scoperto quasi per caso, mentre girava. Peccato però per questa trama davvero così banale.
“Sul lettino è sdraiato un quarantenne di bell’aspetto ma teso, vittima di una strisciante e palpabile nevrosi. Gli abiti che indossa ci lasciano intendere inequivocabilmente che si tratta di un uomo totalmente assorbito da un perenne presente fatto solo di lavoro, denaro e apparenza. Continuiamo a sentire la voce dell’analista che invita il giovane a immaginare un luogo con un paesaggio accogliente, dove la natura accarezza e avvolge, un luogo dove trovare il suo sé perduto… Il nostro protagonista si aggira in quei luoghi fatati finalmente pervaso da un senso di autentico benessere. Tornati nello studio, l’uomo improvvisamente riapre gli occhi con un pensiero che già l’assale. Di scatto si alza dal lettino e si precipita fuori dall’ambiente, mentre l’analista, disorientata, cerca goffamente di fermarlo, ma invano. Ritroviamo il nostro uomo a bordo della sua vettura in autostrada, accanto è seduta la sua donna, e dai sedili posteriori si affacciano i loro due pargoli: una bambina di una decina d’anni e un maschietto un po’ più piccolo. Il quartetto compone una bella famigliola che tra sorrisi, carezze e burle viaggia allegramente. La vettura sfila veloce e spensierata mentre l’attenzione si sofferma sul cartello che indica l’arrivo in terra di PUGLIA”.
E’ un’idea da 320 mila euro? Ah sì, è costata tanto perché le riprese – durate tre giorni – sono state fatte con droni, perché i protagonisti sono venuti da Milano, con spese di viaggio, vitto e alloggio, perché Rubini costa 40 mila euro. Ma se la Puglia deve essere uno stato d’animo, come si è ripetuto fino allo sfinimento nelle dichiarazioni istituzionali, questo lavoro emoziona meno dei 320 mila euro che è costato. Non c’è neanche Sergio Rubini. “Ultimamente non interpreta più niente”, dice che quello che anni è stato la sua ombra, l’amico storico e lo store locator e organizzatore di molti dei suoi lavori, Nardino Panzarino.
“Sergio è uno straordinario attore, molto legato alla Puglia. Per il resto è un uomo normale, con cui poter parlare di tutto. Un sognatore, sì, ma poi dipende dai sogni che hai”. “Se mia madre fosse in vita, sarebbe orgogliosa di me e di quello che ho fatto per la Puglia”. Dice lui. E sicuramente è così. Ma oggi le cose sono cambiate. E restare legati all’idea di un quarantenne plastificato e stressato che trova distensione nel mollare la città per venire a rilassarsi in Puglia con un panino alla mortadella fra le mani, non rende giustizia né alla nostra Regione e nemmeno alla straordinaria carriera di questo pugliese.
Ci saremmo aspettati il guizzo, l’dea brillante che tocca il cuore.
Ma tutto questo dallo spot non passa.
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