Stanziati dal Governo 103 milioni di euro per cancellare i ghetti della vergogna. Manca però una visione d’insieme e ci sono strane clientele

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La notizia è fresca di poche ore: il Pnrr assegnerà 103 milioni 583mila euro per lo smantellamento degli insediamenti informali (i cosiddetti “ghetti”, abitati da braccianti e lavoratori migranti) in provincia di Foggia. Che incassa, dunque, oltre la metà dei 200 milioni destinati a livello nazionale dalla Missione 5 “Inclusione e Coesione” del Pnrr. Questo perché sono proprio nel Foggiano 8 dei12 comuni su cui insistono gli insediamenti informali della Puglia (secondo il censimento ministeriale, regione con più ghetti d’Italia).

A seguire, nella classifica macroterritoriale sui luoghi della deprivazione, la Sicilia con 8 baraccopoli, la Calabria con 5 e il Piemonte con 3. Facendo due rapidi calcoli, insomma, dalle nostre parti si concentra ben 1/5 del totale degli insediamenti informali registrato su tutto il territorio nazionale.

Un grande flusso di soldi che arriverà in Capitanata e, nello specifico, agli 8 Comuni individuati nella relativa mappatura delle risorse da destinare: risorse quotate su parametri come il numero di presenze di cittadini stranieri, l’anzianità degli insediamenti e l’esistenza di iniziative avviate per il superamento degli insediamenti.

E così al Comune di Manfredonia, in ragione della presenza del ghetto di Borgo Mezzanone (il più popoloso d’Italia e probabilmente d’Europa con 4mila unità antropiche rilevate), sono stati assegnati quasi 54 milioni di euro. A seguire San Severo, destinataria di circa 28 milioni per lo smantellamento del Gran ghetto Rignano (dove si contano 2mila presenze ogni anno) ed una risoluzione sull’“arena occupata”.

8milioni 850mila euro, poi, a Cerignola, con gli oltre 500 migranti dell’insediamento di Borgo Tre Titoli, meglio noto come Ghana House; più di 4,5 milioni a Carpino; 3 milioni 700mila euro a Poggio Imperiale; quasi 2 milioni a San Marco in Lamis e poco meno a Lesina; poco più di 1 milione a Carapelle. l’Attacco ha contattato alcune delle amministrazioni interessate dalla misura governativa che punta a riqualificare, in chiave abitativa e lavorativa, la vita dei lavoratori stranieri.

Riscontrando, però, idee e bisogni diversi (anche agli antipodi) sul da farsi. E c’è pure il caso eclatante di un grande escluso dalla lista dei finanziamenti, il Comune di Stornara, il cui Sindaco, già in contatto con prefetto e Regione, denuncia. 

Per ora, ciò che si conosce è soltanto la notizia relativa alla ripartizione dei fondi assegnati alla provincia di Foggia. Le amministrazioni interessate, però, aspettano di conoscere il decreto ufficiale che dia indicazioni più precise sulle procedure per iniziare a lavorare ai progetti.

Tra gli amministratori che l’Attacco è riuscito a intercettare ci sono l’assessora alla Sicurezza (con delega, tra le altre, anche al Contrasto del caporalato) del Comune di Cerignola, Teresa Cicolella, e il Sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla. Senza successo, invece, le telefonate e i messaggi inviati al Sindaco e all’assessora al Welfare di Manfredonia, rispettivamente Gianni Rotice e Grazia Pennella, e al Sindaco di San Severo, Francesco Miglio.

Dall’interlocuzione con Cicolella, però, emerge un lavoro preparatorio che da qualche mese si starebbe svolgendo in via sinergica tra Prefettura e amministrazioni coinvolte rispetto alla risoluzione dell’emergenza rappresentata dai ghetti nel Foggiano. Dopo l’accesso alle cisterne d’acqua e la campagna vaccinale eseguiti in questi mesi sui vari insediamenti informali, attraverso la ricognizione e l’azione congiunte di Regione Puglia, Protezione civile, prefetto e Comuni, l’idea preponderante che si starebbe stagliando all’orizzonte, almeno rispetto al ghetto di Cerignola, è la realizzazione di una foresteria per i migranti (che i fondi del Pnrr potrebbero corroborare) sull’esempio di progetti regionali già realizzati in altre zone della provincia, come, per esempio, a Torretta Antonacci in agro di San Severo. Non solo, ma anche operazioni istituzionali per favorire l’emersione del lavoro sfruttato dai caporali. “Non è semplice risolvere un problema trentennale – dichiara a l’Attacco Cicolella – che presenta, tra l’atro, baracche diffuse su tutta la borgata.  Sulla scorta dei fondi individuati dalla Misura 5 del Pnrr per il nostro Comune, stiamo lavorando a qualche idea: una su tutte la realizzazione di una foresteria, che però presenta il problema dei diversi terreni privati che insistono su Borgo Tre Titoli. Lì insiste anche un terreno della Caritas, che vorremmo coinvolgere, insieme alle altre associazioni impegnate sul tema, in questa pianificazione. Faremo una ricognizione particella per particella per capire il da farsi. Un’altra ipotesi percorribile è l’assegnazione di alloggi in strutture comunali riqualificabili ad uso abitativo, come quelle che l’amministrazione sta attualmente utilizzando per l’accoglienza ai profughi ucraini. E’ fondamentale, però – continua Cicolella – destinare parte di queste risorse per la lotta al caporalato: stiamo pensando ad una app che avvicini il migrante all’istituzione, che possa agevolare, attraverso un servizio pubblico comunale, gli spostamenti lavorativi dalla città ai campi, che tenga dentro anche le aziende in cerca di manovalanza, favorendo un‘match’ legale tra domanda e offerta. Operazioni che, tracciando tutta la filiera lavorativa, estrometterebbero, così, in maniera forte il sistema del caporalato e del business illegale su questi servizi”

Molto meno drammatica, a detta del Sindaco Merla, la situazione a San Marco in Lamis, cui pure però sono stati assegnati 2 milioni di euro.  “Non abbiamo – dice a l’Attacco – insediamenti tali da destinare diverse centinaia di migliaia di euro a questo problema. Nel nostro agro gli insediamenti di migranti sono a macchia di leopardo, ma niente di preoccupante. Si tratta di piccole comunità che hanno occupato poderi abbandonati, privati o dell’ex Ente Riforma agraria: ma le condizioni di quei luoghi non sono così complicate come in altre aree della provincia. Non abbiamo, in sostanza, baraccopoli con situazioni promiscue che possano rappresentare bombe sociali o igienico-sanitarie. Suppongo che i fondi assegnati dal Pnrr al Comune di San Marco – continua il primo cittadino - non serviranno per smantellare alcunché. Stiamo capendo come orientarli, pensando di destinarli al potenziamento dei servizi essenziali: ad esempio un centro per l’igiene personale dei migranti, fornito di docce e sanitari utili al caso, o allacci per l’energia elettrica nei casolari dove i braccianti risiedono. In tutti i modi – conclude Merla – sulla questione ho intenzione di praticare il metodo dell’ascolto, convocando assemblee pubbliche con i diretti interessati per comprendere quali siano le necessità prioritarie delle comunità migranti e, dunque, in base alle risultanze, come meglio investire questi fondi”.

Che ruolo (e quale super-visione strategica) debba avere la Regione Puglia sulle progettualità messe in campo dalle amministrazioni non è ancora chiaro. l’Attacco ha provato a interpellare, senza successo, il vicepresidente Raffaele Piemontese, che, solo tre giorni fa, aveva dato per primo la notizia al territorio dello stanziamento di queste risorse.

Per l’assessora regionale al Welfare, Rosa Barone “la Regione avrà un ruolo di coordinamento. A mio modo di vedere bisognerà puntare – continua Barone - su inclusione lavorativa e sociale dei migranti, sulla lotta alla ghettizzazione. La vera sfida per le amministrazioni sarà quella di creare un nuovo modo di intendere il tema dell’immigrazione, che deve essere considerata come un valore aggiunto produttivo per il nostro territorio. Magari, in quei paesi più piccoli che soffrono da anni di un forte spopolamento – conclude l’assessora regionale - si potrebbero utilizzare le case sfitte per dare alloggio a questi migranti, rinvigorendo così le economie e il sistema di servizi dei paesi e, parallelamente, permettendo ai braccianti stranieri di uscire dai ghetti spesso prede di mafia e di illegalità diffusa”.

Infine l’architetto Gianfranco Piemontese (conoscitore delle borgate rurali), contattato da l’Attacco, spiega come “il patrimonio di queste zone è di proprietà regionale ed immaginare una riqualificaizione abitativa ad uso dei migranti significherebbe rivitalizzare aree ormai svuotate della originaria popolazione residenziale. Così come a Lesina e a Poggio imperiale è pieno di casolari Ersap abbandonati”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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