Dalla Liguria all’Emilia Romagna, dalla Campania alla Puglia. E, in Capitanata, da Vieste a Troia, passando per Rodi Garganico. Toccano tutta Italia gli appalti e gli interessi del consorzio salernitano ReseArch, colpito nelle scorse settimane dall’interdittiva antimafia adottata dal Prefetto di Salerno Franco Russo.
L’interrogativo che si sono poste subito stazioni appaltanti e imprese concorrenti (oltre, ovviamente, allo stesso consorzio) è che fine facciano i cantieri avviati o prossimi all’avvio dopo le aggiudicazioni. Basterà eliminare i consorziati connessi all’interdittiva?
Qualche ente ha già revocato l’appalto, altri hanno bloccato i lavori, altri ancora (come hanno spiegato a l’Attacco i sindaci di Vieste e Troia) attendevano nei giorni scorsi di capire dalla Prefettura salernitana come comportarsi. Il quadro è ancora fosco.
Era attesa per il 22 aprile scorso l’udienza del TAR Campania sulla richiesta di sospensiva avanzata da ReseArch. Ma è stata rinviata perché gli avvocati del consorzio hanno ritirato il ricorso contro l’interdittiva antimafia: intendono ripresentare l’istanza modificata alla luce della documentazione aggiuntiva (una relazione della DIA e un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei mesi scorsi con l’arresto di alcuni esponenti del consorzio) depositata dalla Prefettura su richiesta del giudice. Se la sospensiva fosse stata concessa la situazione si sarebbe sbloccata e invece no. Il deposito del nuovo ricorso in cancelleria dovrebbe essere avvenuto dopo il 26 aprile, resta da capire quando si arriverà alla decisione sull’istanza cautelare. La società consortile a responsabilità limitata nata nel 2005, è ufficialmente guidata da Maurizio Raponi (presidente del cda) e Massimo Moccia (amministratore delegato). Ma il “gestore di fatto” per gli inquirenti è il fondatore di ReseArch, Francesco Vorro, presidente dell’Unione dei Consorzi Stabili Italiani nonché fratello del presidente del consorzio stabile Conpat. E’ stato uno degli arrestati mesi fa nell’inchiesta della Procura di Napoli e del ROS dell’Arma.
Il consorzio conta 122 soci tra cui l’impresa foggiana Società Costruzioni Firenze srl del 33enne Adriano Bruno, costituita nel 2012 e con sede in via Galliani.
L’Attacco ha rivelato nelle scorse settimane quali ingentissimi appalti ReseArch si sia portata a casa in provincia di Foggia. Per Rodi Garganico a febbraio scorso, nell’ambito della procedura gestita dalla Centrale unica di committenza Isole Tremiti (che vede associato Rodi e Tremiti), la commissione esaminatrice ha proposto l’aggiudicazione per 828.762,91 euro a ReseArch dell’appalto dei lavori di miglioramento della circolazione e riqualificazione dell'area ZTL nel centro turistico di Lido del sole.
ReseArch a gennaio scorso vinse, tra 67 offerte pervenute alla SUA della Provincia di Foggia, la maxi gara da oltre 6 milioni di euro, per l’affidamento dei lavori di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione del plesso scolastico Luigi Fasanella a Vieste. Ancor più mostruoso l’importo della gara vinta lo scorso anno per i lavori di bonifica e messa in sicurezza della ex discarica Iao di Giardinetto, a Troia. L’importo complessivo ammontava a 23.430.562,57 euro finanziati dalla Regione Puglia con fondi POR Puglia 2014-2020.
Ma ReseArch ha da qualche anno mire anche su San Giovanni Rotondo. In questo caso si tratta del progetto di finanza proposto per la realizzazione e gestione in concessione di un impianto per la produzione di biometano, tramite la digestione anaerobica di rifiuti organici e compostaggio finale.
La proposta fu presentata a febbraio 2020 all’amministrazione Crisetti dalle due imprese di un costituendo raggruppamento: la foggiana Green Solutions, tramite gli amministratori Roberto Melillo e Antonio Masciale (fratello dell’attuale assessore comunale all’ambiente Matteo), quale capogruppo-mandataria; la mandante ReseArch, tramite il legale rappresentante Dario Bifulco.
In tale proposta di project financing i requisiti della capogruppo Green Solutions (con una quota di partecipazione pari al 51,84%) relativi al possesso dell’attestazione SOA, per categorie e qualifiche conformi al progetto, sono messi a disposizione dall’impresa ausiliaria, ovvero il consorzio ReseArch.
L’iter dell’operazione si interruppe nel 2020 e oggi fonti interne all’amministrazione comunale fanno sapere che non è una questione in discussione. Dalla minoranza M5S, invece, ritengono la vicenda “non ancora chiusa dal momento che resta in piedi la delibera di giunta con cui il 13 luglio 2020 fu valutata la proposta e si demandarono ai dirigenti le fasi successive per la sua attuazione”.
“La previsione di investimento di spesa complessiva dell’opera è pari a 28.100.000 euro”, spiegò l’allora assessore all’ambiente.
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