In città inizia ad alimentarsi il dibattito sull’ubicazione del Miramare, che è caratteristica perché a due passi dal mare e nel pieno centro abitato. Ma proprio questi elementi stanno incidendo – sotto il profilo dell’ordine pubblico – nella riapertura dello stadio. L’impianto sportivo è infatti rimasto di nuovo chiuso al pubblico, nell’ultima gara disputata domenica 4 febbraio scorso contro il Pomigliano. Due settimane prima, invece, tre settori su quattro erano stati resi accessibili ai tifosi di casa e agli ospiti fasanesi. Si era cantata vittoria prematuramente, poi la nuova doccia gelata. Nemmeno gli 87.000 e passa euro spesi dal Comune di Manfredonia per l’acquisto di barriere che verranno posizionate all’esterno della struttura sono fin qui valsi. Soldi che, tra l’altro, più di qualcuno pensa che non dovessero essere spesi dall’ente.
Franco La Torre è uno di questi e, infatti, non riesce a spiegarselo. “A parte il fatto che, nonostante quella spesa, non è stato fatto un adeguato ripristino dello stato dei luoghi. Basta vedere quelle buche rattoppate un po' dovunque. Il Comune è il proprietario dell’impianto e le ulteriori misure di sicurezza dovrebbero essere assicurate, a mio avviso, dalla società che prende parte all’evento che, al fine di poterlo svolgere, ha necessità di garantire l’ordine pubblico”.
Il tema d’origine è, comunque quello dell’esatta collocazione dello stadio. “Più si sale di categoria e, quindi, è forte la partecipazione dei tifosi, più aumentano le misure atte ad assicurare che la manifestazione si svolga in assoluta tranquillità. Per l’esperienza che ormai abbiamo, le misure di sicurezza non saranno mai abbastanza per il Miramare”.
L’avvocato sipontino osserva che “da venti anni a questa parte, il Comune di Manfredonia ha investito più di 5 milioni di euro per l’attuale struttura, sempre per assecondare le esigenze della tifoseria e, ancor prima, quelle della società che doveva iscrivere la squadra al campionato indicando la sede del Miramare, cioè lo stadio della città”.
La riflessione successiva parte dalla consapevolezza che “a causa dell’abbrutimento ulteriore che sta subendo la nostra città, forse bisogna alzare un po' la voce e rivolgere l’attenzione verso la realizzazione di uno stadio che possa corrispondere a tutte le esigenze, sia in termini di fruibilità che di sicurezza”. Una struttura che “abbiamo già, perciò gli sforzi ulteriori bisognerebbe dirigerli in quella direzione”.
Nel passato, “si aveva quasi il timore di parlarne, per paura di inimicarsi la tifoseria di casa e la società calcistica. La cosa buona di questa lunga vicissitudine è, quindi, che almeno adesso si discute anche di questa ipotesi”.
Nel corso dell’esperienza amministrativa con la guida di Gianni Rotice, “è stato lasciato cadere nel nulla un finanziamento che poteva essere destinato per la riqualificazione e il completamento della struttura di via Scaloria. Sarebbe stata l’occasione adeguata per dare uno spazio consono al calcio e agli altri sport che necessitano della pista d’atletica, come Giovanni Cotugno invoca da anni e anni”.
La Torre è stato assessore all’Urbanistica e vicesindaco di Paolo Campo e, quando l’Attacco gli chiede se possa ritenersi esente da responsabilità amministrative, ammette che “col senno del poi, posso dire che avremmo dovuto investire migliori e maggiori energie per il recupero dello stadio Scaloria. D’altro canto, però, ne abbiamo fatte così tante e avevamo altre priorità”.
Ricorda che nel 2009 si svolse un importante seminario di urbanistica il cui tema era il fronte mare. “In tutti gli studi realizzati, era prevista la riconversione dell’area che attualmente ospita il Miramare in uno spazio pubblico fruibile, tipo un’arena da utilizzare per eventi culturali, con servizi collegati a queste funzioni e parcheggi. Anche io sono dell’avviso che quello spazio deve andare in questa direzione”.
Il partenariato tra pubblico e privato “può essere anche auspicabile – aggiunge ancora Franco La Torre -, così come qualche tipo di intervento di rigenerazione delle periferie urbane. Per fare questo tipo di iniziative, è necessario avere idee chiare e capacità di incidere sui processi non solo facendo scelte ma poi perseguendole attraverso atti che mettano in pratica queste iniziative”.
“Bisogna prendere quello che di buono Manfredonia ha fatto nel passato – termina l’ex Margherita e PD, che è tra i padri fondatori della civica Molo 21 -, evitando di buttare via il bambino con l’acqua sporca, come qualcuno ha detto in questi giorni (Angelo Riccardi, ndr). Serve comprendere come la città ha fatto quei passi avanti nel passato, avvalendosi di una classe dirigente, politica e amministrativa che ha abbandonato ogni altra aspettativa di vita e si è cimentata fattivamente per la città”.
(Foto: Lucia Melcarne)
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