Dipendenti comunali dal giudice di pace, Palumbo è sicuro: “C’’è danno erariale, lo segnalo a Corte dei Conti”

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Nei corridoi della sede municipale di Palazzo San Domenico si parla ancora della segnalazione che è stata fatta dal consigliere comunale Libero Palumbo, durante l’ultima assise svoltasi nel pomeriggio di lunedì 28 ottobre scorso. In quella sede si sono succedute interrogazioni e interpellanze e, tra queste, l’ex assessore al Personale dell’allora primo cittadino Gianni Rotice, ha anticipato che sta producendo una segnalazione che avrebbe inviato alla Corte dei Conti per un ipotetico danno erariale. La vicenda si sviluppa tutta intorno ai dipendenti comunali che prestano il loro servizio presso gli uffici del giudice di pace di Manfredonia. Va altresì ricordato che l’esistenza stessa del presidio è stato garantito – dopo l’iniziale soppressione previsto dalla relativa riforma – grazie all’uso consorziato di 4 Comuni: Mattinata, Monte Sant’Angelo, Zapponeta e Manfredonia ovviamente. All’inizio c’era anche il Comune delle Isole Tremiti ma poi si è sfilato. Per garantire il corretto funzionamento degli uffici del giudice, il presidente del Tribunale di Foggia ha ritenuto necessaria la presenza di personale con specifiche qualifiche. Più precisamente, le 4 unità lavorative devono essere di categoria D1, B3, B1 e A. Ciò che invece ha rilevato il consigliere di Città Protagonista è che “emerge che l’Amministrazione, contrariamente a quanto stabilito, sembra ignorare tale disposizione, adottando soluzioni discrezionali che non rispettano i requisiti di legge e generando un danno erariale significativo per l’ente”.

Nello specifico, l’attuale funzionario giudiziale che presta servizio nella sede di Palazzo della sorgente “ha una categoria D5, a fronte della D1 richiesta”. “Abbiamo invece dipendenti di categoria C3, tra cui vigili urbani, a fronte di una categoria B, come invece espressamente indicato dall’art. 7 della Convenzione di tutti i Comuni consorziati che utilizzano tale servizio”. 

Palumbo ritiene che si tratti di “una anomalia che genera ulteriore debito, viste le differenze economiche e retributive non trascurabili per i salti di categoria”. 

La spesa che è stata determinata per l’annualità 2019 “ammonta a 188.693,43 euro, di cui 159.000 euro per il personale e 19.693,43 euro per le spese di Palazzo della sorgente”, come ha spiegato in aula consiliare l’assessora al Bilancio Cecilia Simone.

L’iniziale soppressione del giudice di pace di Manfredonia, nel 2012, fu scongiurata grazie al fatto che era espressamente prevista la loro sussistenza laddove più enti, anche consorziati tra loro, ne chiedevano il mantenimento – come fu richiesto e ottenuto -, facendosi carico delle spese di funzionamento e di erogazione nelle relative sedi, “ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi”.

Ognuno dei Comuni, quindi, avrebbe dovuto partecipare economicamente – in proporzione rispetto alla propria popolazione - anche attraverso i propri dipendenti ma, in realtà, non è stato così e se ne è sempre fatto carico quasi interamente il Comune di Manfredonia che li anticipa perché è ente capofila. Ente municipale che si trovò in difficoltà anche quando Palumbo ricevette la delega assessorile. 

L’organico del giudice di pace contava su 4 figure - 2 funzionari di cancelleria e altri 2 coadiuvanti - ma uno dei funzionari era andato in pensione nel gennaio 2022 e l’unico suo collega rimasto in servizio era stato costretto a fare gli straordinari. Straordinari proprio straordinari, visto che l’ufficio era rimasto aperto mattina e pomeriggio dal lunedì al sabato compreso e questo aveva significato che il funzionario era stato costretto a rinunciare a qualsiasi tipo di ferie per un buon anno e mezzo.

Negli ultimi giorni, il capogruppo di Città Protagonista ha fatto visita agli uffici suddetti, riscontrando che “dal novembre 2023 a oggi, il dipendente di categoria D5 non ha ancora fatto un giorno del lavoro per cui sarebbe comandato perché non è dotato di un computer, mentre gli altri suoi colleghi ne posseggono di obsoleti con i quali è una fatica già solo avviare una stampa!”.

Tornando invece al merito della ormai prossima segnalazione alla Corte dei Conti, il consigliere  Palumbo conclude rincarando la dose  e annotando che “questa arbitraria e fin  troppo discrezionale scelta operata in merito  ai  dipendenti comunali assegnati agli uffici del giudice di pace è un orrore che dovrà essere spiegato non solo alla Corte dei Conti ma anche ai restanti Comuni consorziati, che potranno legittimamente non accettare di versare le somme a loro non dovute, visti gli errori clamorosi che sono stati commessi”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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