E’ uno degli edifici storici più rappresentativi di Foggia ma c’è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui una sconsiderata classe politica discusse persino dell’ipotesi di demolirlo, fino agli anni Settanta del secolo scorso. Tempi per fortuna lontani: Palazzo Dogana, sede principale dell’ente Provincia di Foggia, sta per diventare ancora più bello grazie alla delibera con cui il presidente Giuseppe Nobiletti, sindaco di Vieste, ha dato il via libera al progetto esecutivo dell’intervento finalizzato alla manutenzione straordinaria, al risanamento e al restauro conservativo del chiostro.
Palazzo Dogana, risalente al XV secolo e ubicato in Piazza XX Settembre, è uno dei più antichi palazzi del capoluogo daunio ed ospitò la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia fino all'inizio del XIX secolo. Dal 2003 ospita la Galleria di arte moderna e contemporanea cittadina e l’Unesco l’ha eletto “Monumento messaggero della Cultura di Pace" per essere stato, nei secoli, punto di riferimento per i popoli del Mezzogiorno. Dal punto di vista architettonico, si tratta di un edificio a pianta rettangolare, con cortile interno, che si sviluppa su tre livelli.
Nella delibera presidenziale del 6 dicembre scorso, la dirigente Denise Dicembrino (Settore edilizia scolastica, immobili, energie alternative) spiega che l’ente Provincia di Foggia gestisce un patrimonio immobiliare di 83 immobili di cui otto soggetti a tutela da parte della Soprintendenza, già di proprietà e/o in conduzione dell’amministrazione ed edifici diventati di competenza dell’amministrazione provinciale a seguito della legge 23/96, dislocati nei vari comuni di Capitanata; un patrimonio composto in via principale da istituti scolastici di istruzione secondaria superiore, alcuni convitti, piscina, teatri e immobili di proprietà, con una superficie totale di circa 359.511 mq ed un’area a verde di circa 274.192 mq, oltre ad immobili soggetti a tutela da parte della Soprintendenza, tra i quali è compreso l’immobile di Palazzo Dogana. “A seguito di una attenta fase di analisi e studio, attraverso un’accurata sessione di indagini in loco, si sono riscontrate criticità presso il chiostro dell’edificio”, evidenzia Dicembrino. “Pertanto risulta necessario effettuare interventi di manutenzione straordinaria, risanamento e restauro conservativo. L’esecuzione di tali lavori è necessaria per far fronte al miglioramento delle condizioni manutentive, funzionalità e fruibilità dell’edificio”. Lo studio di fattibilità è stato curato dalla stessa architetta e dirigente. “Si tratta di interventi di manutenzione, restauro, risanamento conservativo, riqualificazione, su edificio e manufatti di interesse storico artistico soggetti a tutela”, continua Dicembrino. Il progetto vale 500mila euro, di cui 312.692,08 euro per lavori e 187.307,92 euro per somme a disposizione. L’intervento è inserito nel programma triennale dei lavori pubblici 2024-2026 e la spesa trova copertura finanziaria nel bilancio di previsione di tale triennio. I servizi tecnici di progettazione esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione sono stati affidati all’architetto foggiano Raffaele Guida, per un importo totale di 87.707,53 euro.
Una decisione, quella di intervenire sul chiostro, che ricorda il presidente che più di tutti si impegnò in favore della cultura e della storica sede di Palazzo Dogana, ovvero il compianto Antonio Pellegrino. “Appena ebbe inizio il secondo mandato di Pellegrino, nel 1998, si realizzò forse il più importante restauro del Palazzo, con la realizzazione del Salone del Tribunale della Dogana”, commenta a l’Attacco l’ex dirigente comunale e provinciale Micky de Finis, a quel tempo vicepresidente dell’ente e braccio destro del professor Pellegrino. “Avevamo appena iniziato il secondo mandato. Ci rendemmo conto che il Palazzo mostrava segni di decadimento che rendevano un danno ad uno dei monumenti più belli del territorio, della sua storia. Incaricammo un ingegnere interno di seguire il programma. Era l’architetto Giuseppe Iarussi, persona di grande sensibilità oltre che di comprovata esperienza”, ricorda de Finis. “Il Salone del Tribunale della Dogana che oggi ospita le più importanti manifestazioni fu fatto da noi, recuperando pezzi di storia che sarebbero andati persi. Ricordo che in quel salone c’era un archivio, pieno di carte che riuscimmo a riordinare con la collaborazione dell’Archivio di Stato con sede in quel Palazzo ai piani terreni. Mi impegnai molto in quella vicenda, motivato dal presidente che sapeva della mia passione per tutto ciò che rimanda alla storia della transumanza, di cui sono figlio. E difatti la comunità abruzzese fu la prima a complimentarsi con Pellegrino per aver recuperato una memoria che è tra le più significative del Mezzogiorno d’Italia. Adesso”, aggiunge Micky de Finis, “questo intervento di restauro delle camere dell’Ufficio di Presidenza deciso dal presidente Nobiletti, e poi l’intervento sul chiostro, mi sembrano davvero una bella cosa. Andavano fatti perché sono stati recuperati pavimenti di pregio, camere che trasudano una storia centenaria di un ente molto importante per la sua identità che travalica i confini attuali. Parliamo della grande Daunia, di cui Antonio Pellegrino è stato l’ultimo alfiere. Nobiletti è stato bravo a riprendere questi percorsi, lui ha una forte sensibilità istituzionale. Spero che si conservino le denominazioni delle sale, a cominciare dalla saletta Sturzo che su mia proposta fu intitolata al fondatore dell’Anci e del Partito Popolare”.
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