Lucera, concluso anno Capitale regionale della Cultura: Pitta contento a prescindere dopo aver speso quasi 2 milioni

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Per i conteggi economici di spesa vera e propria ci sarà bisogno ancora di qualche settimana, utile per le ultime liquidazioni di fatture per fornitori e prestatori d'opera e artistiche. L'ammontare comunque non dovrebbe andare molto lontano dai 2 milioni di euro di soldi pubblici, tra fondi comunali e regionali, oltre ai 120 mila racimolati dal Comitato dei Promotori, un gruppo di privati che ha messo a disposizione risorse con cui sostenere alcune singole iniziative della Capitale regionale della cultura che la città di Lucera ha appena terminato di essere per tutto il 2025. Per il consuntivo di carattere turistico bisognerà attendere un po' di più, quando prima di tutto l’agenzia regionale “Pugliapromozione” tirerà fuori i dati anche locali su arrivi e presenze, così sarà più chiaro se questo ingente investimento finanziario abbia sortito effetti benefici sull'economia del territorio, possibilmente allargato fino ai 29 Comuni dei Monti dauni che hanno fatto parte almeno sulla carta del programma allestito con grande fatica e poca trasparenza organizzativa. Le sensazioni sullo specifico argomento non sono positive, ma dalla Giunta Pitta un assessore messo sotto pressione durante un'accesa discussione con alcuni detrattori sul tema, si è già fatto scappare quale sarà la giustificazione del prevedibile flop: “I bed&breakfast non sempre dichiarano formalmente gli ospiti che pernottano, e quindi il loro fatturato sarebbe non attendibile con numeri certamente al ribasso”. Sarà importante verificare se poi avrà il coraggio di affermare pubblicamente questa stessa argomentazione. Dal punto di vista strettamente culturale, non c'era bisogno di attendere il 31 dicembre per affermare che il bilancio sia stato ampiamente negativo, nonostante un'ostinata narrazione che ha presentato la maggior parte di situazioni e appuntamenti poco partecipati, malconcepiti e ancora peggio allestiti, senza un reale coinvolgimento della popolazione locale, tanto meno di quella poca arrivata da fuori. Qualcosa in effetti si è cominciato a vedere solo a luglio, e poi molte, quasi tutte, le date di reale richiamo sono state concentrate nel mese di agosto che già prevede ogni anno la Festa patronale in onore di Santa Maria Assunta. Il Sindaco Giuseppe Pitta martedì scorso, in occasione della cerimonia di chiusura che da sola è costata 40 mila euro, ha dichiarato invece la sua soddisfazione: “É stato un anno intenso, lungo e bello, a conclusione di questi tre anni di lavoro. Tutto quello che è stato fatto resterà nel cuore mio e dei lucerini, perché ricco di eventi e sfide, con un territorio che si è messo in gioco. Si è parlato di Lucera e Monti dauni in materia di cultura, turismo e futuro con un nuovo concetto di sviluppo. Lucera ha sognato rappresentando la Puglia, è stato esempio a schiena dritta. Abbiamo fatto tanto, la città si è unita maggiormente, con associazioni coinvolte per un traguardo comune. E i benefici si sono visti”.

In realtà, il dossier curato da Pasquale Gatta, già coordinatore nella stessa esperienza (e risultati) nel 2024 a Monte Sant'Angelo e che sembra debba proseguire anche quest'anno ad Alberobello, non lascerà praticamente nulla di quella tanto e ripetuta annunciata “svolta” del territorio, tanto meno di strutturale, se si eccettua forse il cosiddetto “ologramma” di Federico II installato (al costo di 50 mila euro) al museo Fiorelli come novità tecnologica tuttavia molto meno “avanzata” di come fosse stata descritta, e soprattutto l'acquisto dalla Fondazione Cavalli di tre opere del pittore Emanuele (per una somma di circa 20 mila) che sono entrate a fare parte dell'omonima collezione dell'artista di origini lucerine, visibili ora nella pinacoteca cittadina ricavata nel complesso bibliotecario del Santissimo Salvatore. Ecco, per esempio, la Capitale pugliese della Cultura, fatta salva la sospirata riapertura della sala lettura, non ha svolto alcuna operazione di promozione e rilancio della gloriosa istituzione che risulta essere tra le migliori della regione per quantità e qualità del patrimonio custodito, senza guida tecnica da tempo immemorabile, senza una valorizzazione dei suoi elementi più preziosi, senza un'adeguata trattazione dei fondi librari che non sarebbero tutti adeguatamente conservati. Sempre in tema architettonico, l'anfiteatro romano è rimasto chiuso da marzo scorso, con accessi consentiti solo in occasioni di eventi particolari (concerti, rappresentazioni, rievocazioni storiche) grazie ai quali magicamente decadeva lo status di “cantiere” che ovviamente preclude il normale ingresso di visitatori e residenti. Il Teatro Garibaldi ha ottenuto, sì, da Bari 1,3 milioni di euro destinati alla sua riqualificazione dopo la sua precipitosa chiusura, ma i lavori non sono mai partiti, con il risultato che il gioiello ottocentesco non è stato mai fruibile per pubblico, compagnie e formazioni musicali. Resteranno nella storia gli strappi con personalità culturali di rilievo che ci hanno messo nome e faccia perfino nell’audizione di marzo 2024 al ministero della Cultura, come Luciano Toriello e Fabrizio Gifuni, i quali in due momenti distinti hanno manifestato in maniera clamorosa il loro dissenso per le modalità con cui venivano condotte le operazioni dal punto di vista artistico e organizzativo. Il primo come coordinatore del Comitato tecnico scientifico, composto da personaggi di grande richiamo e capacità, ma mai coinvolto e interpellato nell’allestimento delle attività, e il secondo come direttore artistico della doppia rassegna invernale ed estiva “Primavera al Garibaldi” che ha de nunciato la trascuratezza con cui sono state prese in considerazione le sue proposte da mettere in scena tra luglio a agosto scorsi nel sito romano. In realtà le attività non sarebbero nemmeno concluse, perché manca ancora il “monumento” celebrativo dell’annata denominato “La porta dell’accoglienza”, sostenuto economicamente dal “Comitato dei Promotori” e affidato alla realizzazione di Salvatore Lovaglio. L’opera alta 12 metri è prevista in Piazza del Popolo ma attende ancora il via libera da parte della Soprintendenza, con grande risentimento esternato proprio martedì scorso dal presidente del sodalizio privato, Davide Calabria: “Tempi troppo lunghi per chi vuole investire nel settore”.

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