Cav ‘Morlino’, nuove insidie per l’affidamento. Sarà un nuovo flop?

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Rischia di trasformarsi in un ennesimo flop la procedura negoziata avviata dal Comune di Foggia con determinazione a firma

della dirigente Silvana Salvemini - risalente allo scorso 10 dicembre (e pubblicata sull’Albo pretorio di Palazzo di Città 12 giorni dopo) - per il nuovo affidamento di un anno (con importo a base d’asta di 103.652 euro) del Centro Antiviolenza comunale “Carmela Morlino”.

Secondo i ben informati la procedura potrebbe presentare seri profili di illegittimità perché nei criteri della richiesta di offerta rivolta agli “operatori economici iscritti al Mepa per l’erogazione di ‘Servizi’, categoria merceologica ‘Servizi sociali’, sottocategoria ‘Servizi assistenziali, educativi, segretariato, supporto al lavoro’, che abbiano sede nella provincia di Foggia, provincia di Bat, provincia di Bari (considerata la contiguità e prossimità territoriale delle citate province […]” - così recita la determina - non si farebbe, però, specifico riferimento al requisito (stabilito dal Regolamento regionale attuativo n.4 del 2007) di 5 anni di esperienza nel settore, obbligatori, dunque, per le società e le cooperative chiamate a gestire i Cav.

E’ notizia di ieri - a conferma del cortocircuito amministrativo che si starebbe ingenerando - che una delle lettere d’invito arrivate dall’Ufficio appalti del Comune di Foggia sarebbe stata inviata al Consorzio Aranea, che non ha mai lavorato con i Centri antiviolenza (e che, infatti, non aveva neppure partecipato al primo avviso pubblico).
Un episodio che, stando a fonti vicine al consorzio, avrebbe stupito lo stesso presidente di Aranea, Vincenzo Pacentra.

Sulla questione c’è anche una nota di Franca Dente - della rete di volontariato “Impegno Donna” che gestisce il Centro Antiviolenza “Telefono Donna” - indirizzata alla commissaria Magno, alla dirigente Salvemini, alla responsabile del Rup Bianchi, all’assessora al Welfare Barone e al presidente Anci Decaro: nota che, in sostanza, evidenzia quanto sin qui riportato, e che, in ultima analisi, invita l’istituzione comunale “ad annullare in autotutela la procedura negoziata del bando al fine di pubblicare una procedura negoziata prevedendo quei soggetti in possesso dei requisiti previsti dalla normativa nazionale e regionale oltre che sovranazionale”.

Tra le altre cose, c’è pure chi sostiene che, al di là di questa specifica istanza, il ricorso alla procedura negoziata sarebbe illegittimo anche per altre ragioni, nel caso del Centro Antiviolenza “Morlino”.
Il primo bando di gara (risalente ad ottobre scorso) fu partecipato da un solo consorzio, il campano “Matrix”, che presentò un’offerta tecnica che poi fu scartata dalle Politiche sociali perché non corrispondente, quanto ad un’unità di personale che si proponeva di impiegare nel servizio, ai criteri dell’avviso pubblico comunale (che indicava almeno 5 anni di esperienza degli operatori). Criteri che peraltro furono contestati da diversi consorzi e addetti ai lavori del territorio a causa della lunga esperienza che si richiedeva agli operatori a fronte di realtà piuttosto giovani come i Cav in questa regione .

Ma tornando al bando: “Tecnicamente non è andato deserto come riportato nella determina dirigenziale che avvia la procedura negoziata – sostiene più di una persona informata in materia –. Dunque, secondo l’articolo 63 del Codice degli appalti, non si doveva procedere alle lettere di invito, ma andava riproposto un nuovo avviso pubblico”.

Il risultato pare indicare che questa nuova determina (e la relativa fase di acquisizione negoziata delle offerte per la gestione del servizio), oltre che discussa in punta di diritto, escluderebbe le uniche due cooperative che finora hanno dimostrato di avere i requisiti richiesti dalla Regione Puglia per la gestione del servizio, e cioè sia la napoletana “Matrix”, sia l’attuale cooperativa “Opus”, che ha gestito il Cav “Morlino” negli ultimi due anni e che lo gestirà in proroga fino alla fine di marzo. Ciò perché la determina esclude “Opus” da un nuovo affidamento per il “principio della rotazione” previsto dalla normativa in materia.

Sul versante della nuova proroga al consorzio di via Mandara, sancita, in via contestuale e nelle more dell’espletamento della procedura negoziata, dalla determinazione del 10 dicembre, si è aperta, poi, un’altra maldestra azione amministrativa, consumatasi nel pieno delle feste natalizie.

All’atto pubblicato il 22 dicembre il presidente di “Opus”, Carlo Rubino, avrebbe rappresentato l’impossibilità di continuare nel servizio per sopraggiunta indisponibilità di tre operatrici del Cav “Morlino”, proponendo però alla dirigente Salvemini la sostituzione con 3 nuove unità che Salvemini però avrebbe rifiutato per “insufficienza” dei curricula presentati. Così “Opus” con pec del 29 dicembre ha nuovamente informato il Comune di Foggia di aver provveduto a trovare nuove unità, più idonee, che avevamo già lavorato per il Cav “Morlino”, senza però ricevere alcuna risposta di assenso da via Fuiani.

Fino a quando, il 31 dicembre, è stata pubblicata una nuova determina a firma di Salvemini che avviava l’acquisizione di manifestazioni di interesse per il servizio in proroga, snobbando di fatto la rinnovata disponibilità di “Opus”. Una determina pubblicata e poi misteriosamente sparita dall’Albo pretorio (con relativi dubbi sollevabili sulla trasparenza), tanto che infine al consorzio di Rubino è arrivata la conferma dell’affidamento in proroga del servizio del Cav “Morlino” dalla responsabile dell’Ufficio di Piano, Maria Rosaria Bianchi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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