La Foggia potente, un tempo capitale della Massoneria. Oggi sempre più povera (non solo intellettualmente)

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Un pensiero in fuga. Un uomo carismatico, che ascolta, studia, elabora tutto velocemente, anche se lui si muove lento. Lucido e appassionato,

don Valter Arrigoni è tornato a Foggia. Città che, dice, “mi ha steso il red carpet prima che diventassi foggiano anche io”. Era il prete delle grandi folle, dei numeri importanti, perché veniva da lontano e perché sapeva dire le cose.

Padre spirituale tosto, di molti che oggi sono diventati quelli importanti e che capita che evitano di salutarlo, perché sa troppo di loro. Schietto e diretto, parla del suo ritorno in una città che definisce strana e omertosa, povera. Quasi l’ultimo esilio per molti che qui vengono mandati a chiudere la loro stagione. Molti, ma non lui. Perché non si tira ancora una volta indietro e con coraggio consegna la lettura di una città che si sfalda. Lei e il suo antico potere, quando era la capitale della Massoneria. Massoneria e Chiesa. E un sistema di poteri che ha radici antiche e profonde. Cosa è rimasto oggi di tutto questo? L’analisi di don Valter Arrigoni è sospesa fra il passato e un presente incerto.

 

“Esiste ancora un sistema che tiene insieme tutto”

“Sono stato per quattro anni segretario del Centro Studi sulle Nuove Religioni del sociologo e saggista Massimo Introvigne, e abbiamo organizzato diversi convegni. Il primo a Foggia e poi siamo andati a finire a Lugano, girando per il mondo. La caratteristica di questo centro è che coinvolge i Centri di Ricerca Universitari di tutte le Università del mondo. Per cui il modo in cui abbiamo affrontato la questione Massoneria, non è stato un affronto emotivo, né tantomeno spirituale. Tant’è che una delle cose chiare fra noi era di stare molto prudenti a giudicare, perché alla fine Massimo Introvigne diceva sempre “State attenti, perché le stesse cose che noi diciamo contro di loro probabilmente possono essere dette contro la Chiesa Cattolica”. Un certo modo di trovare le vocazioni, una certa segretezza, essere messi da parte e così via. Foggia è stata una delle capitali della Massoneria. Importantissima per la Massoneria. l’Attacco ha intervistato padre Valter.

Perché questo ruolo di Foggia?
Perché – e parliamo di duecento anni di storia – alla luce del sole, di fianco alla chiesa di Francesco Saverio Altamura, meglio nota come chiesa delle colonne, c’è una palazzina che ha proprio i simboli della Massoneria. E non solo. La casa editrice che pubblica i testi della massoneria è a Foggia. Bastogi Editrice. C’è sempre stato questo scontro con la Chiesa, anche dopo che San Giovanni Paolo II ha cambiato tutto.

Cosa intende?
Prima c’era una scomunica, vuol dire che chi era nella Massoneria non poteva fare la comunione, confessarsi, veniva affidato insomma alla misericordia di Dio. Giovanni Paolo II ha tolto questa scomunica. Perché è venuto fuori chiaro che la Massoneria non nasce né contro Dio, né contro la Chiesa. Il compito dei massoni poi oggi è cambiato molto. Non è più la distruzione della Chiesa. Con le budella dell’ultimo Papa impiccheremo l’ultimo Re. Così era il motto.

Ma cosa è rimasto adesso di questa associazione segreta?
Il contesto è molto strano, soprattutto a Foggia. C’è una situazione di presenza e di potere. Che va dalla Procura alla Provincia, alla Chiesa. Quindi c’è un potere economico innanzitutto, perché sono i soldi che muovono tutto e un potere di fatto. Cioè quello di prendere incarichi e ruoli importanti. Noi abbiamo assistito di recente allo scoprirsi della pentola, al venir fuori delle magagne. Ma stia attenta, ci sono delle cose che non sono mai state scritte sui giornali e mai state dette perché rischiano di coinvolgere altre persone.

Persone importanti?
Sì. E’ così. Ed erano studi universitari e scientifici. Non è il pettegolezzo del mercato come sono abituati a fare a Foggia, dove tutti sanno tutto, ma non dicono niente. Però vai nel bar, vai sul posto di lavoro, vai nel bar e le persone parlano . E’ solo che è talmente tanta l’omertà sulle persone, sui nomi, che anche lei, che ha sentito, incontrato e intervistato delle persone, è stata vaga, non può dire chi sono, e loro non vogliono che lei lo dica, quindi è come se non esistessero. Non hanno volto.

Quando si pensa alla Massoneria si pensa a una comunità di persone forti che si sostengono e si aiutano. Come fanno Lions, Rotary, etc. Una casta privilegiata.
Sì, vero. E’ così. La Massoneria nasce in Inghilterra ed è la compagnia dei Muratori, tanto che la più parte dei simboli - il grembiulino, il compasso, il martello - vengono da quel mondo. Però è come ai tempi di Lutero: davanti a uno scandalo, come era la vendita delle indulgenze, o di un potere vergognoso, dove il figlio cadetto del nobile diventava Vescovo si erano riuniti questi borghesi, tant’è che poi nascerà la Rivoluzione Francese, per ritagliarsi uno spazio. Ma parliamo di una storia che ha duecento, trecento anni. Cioè che ha maturato una capacità nel tempo di difendersi, tacendo o mentendo. Allora, lei citava il Rotary. Pare che molti rotariani siano Massoni. Non passati dal Rotary alla Massoneria, ma il contrario.

Una sorta di lavatrice sociale.
Sì, ma guardi, sono persone oneste, professionisti, non è che sono spregevoli; però c’è un substrato di potere, messo a tacere, mentito e falsificato, questo di fatto c’è stato sempre. Se si guardano i trafiletti della biografia, non si parla di alcune situazioni o ruoli di persone coinvolte in scandali, che pure tutti sanno. Persone che vengono cambiate di posto in vari momenti, perché? Perché ho bisogno che metti a tacere delle cose e io in cambio ti do altro. A livello alto è così.

Quindi non si fanno solo lavori di ricerca. I famosi lavori del muratore che scolpisce la sua pietra.
Altro che ricerche. Sì, si studia. Anche il centro studi di Massimo Introvigne è pazzesco. Siamo a dei livelli incredibili. Ma a Foggia il suo convegno è stato chiuso, boicottato.

Eppure a Foggia c’è una Massoneria femminile. Una delle più grandi.
Massoneria femminile? Come lo schema del Rotary. Le Soroptmist. Vorrà dire che se la Massoneria prima era solo per gli uomini, sono nate in risposta situazioni per le donne. Le mogli dei rotariani, alcune, non tutte, magari accedono. Sono ancora attivi. Ma non so, perché non sono venuti al convegno, anche se venivano persone da Francia, Spagna, sono nati bei rapporti d’amicizia e di stima reciproca.

Da quegli studi cosa è emerso?
Che il sistema esiste ed è ancora in piedi. E’ potente ed è segreto. Cosa che è anticostituzionale. La ragione per cui fu sciolta la Loggia ai tempi di Licio Gelli è che si erano messe insieme persone in posizioni strategiche che gestivano il potere e che questo era un fatto segreto.

E’ ancora così?
Lei me lo richiede sempre. Ma io sono fermo a un certo punto, a una lettura che è più indietro nel tempo, quando dovevamo stare attenti agli scandali, perché c’era una sorta di plagio e quello che potevamo dire lo dovevamo pesare. Lei ha ragione. La struttura c’è. Ma quelli che comandano e sanno veramente tutto sono pochi. Pochissimi. E che sanno dove sono le loro persone e cosa è costato metterle lì.

Come si fa a raccontare tutto questo?
No. No. Guai. Non lo so.

Ma sono stati pubblicati gli elenchi delle persone. L’elenco dei massoni diviso per città, con data di nascita e professione.
Ma anche se c’è l’elenco nessuno di loro dirà mai nulla. Solo che puoi uno si chiede come si son fatti grandi alcuni. Che hanno soldi, mettono in piedi attività, comprano ospedali. Dove trovano i soldi? Chi glieli da? Come mai arrivano prima? E come mai si prendono anche le cose che appartengono alla Chiesa? In ogni caso, la modalità della cooptazione rimane segreta, si sa però che uno che è dentro, però a certi livelli, segnala una persona.

O fai domanda diretta, da solo ti proponi e fai l’apprendistato, ma resti a livello basso.
Devi essere segnalato e se sei utile e sveglio fai carriera in fretta. Se mi servi e sei utile, va bene. Se io mettessi lei in un posto di controllo dell’informazione, non lei chiederei di mentire, ma magari di tacere su alcune cose. Di lasciare tutto a livello di pettegolezzo, di non approfondire. Ed è una gran difesa.

La Procura è un potere.
Sono più potenti della Chiesa. Noi potevamo scomunicare, rifiutare i sacramenti, ma loro ti mettono in prigione.

Come sono diventati così potenti?
Il punto è che stiamo arrivando a ipotizzare. C’era – e questo è certezza - un progetto di gestione del potere: informazione, Procura, Chiesa, salute e potremmo anche dire che nell’informazione ci sono giornalisti che mettono a tacere le situazioni, che non fanno i nomi o che li fanno se serve e quando serve. Vede, il punto è questo. Noi possiamo anche dire tutto quello che vogliamo ma dopo due giorni andiamo in prigione. Guardi con il Covid. Nessuno capisce più niente. E’ sparita la Chiesa, la speranza, la solidarietà, la carità. Non c’è più. E’ bellissima l’omelia del Vescovo, quando dice prendiamo sulle spalle i più deboli e torniamo a guardarci come fratelli. Però lui è lì e noi siamo una città con le Chiese chiuse, dove per paura del contagio non ci sono più gli oratori, tranne che pochi, e veramente meritevoli. Ora anche la politica fa un passo indietro. La politica non conta più niente. E’ uno dei posti che ti garantisce lo stipendio, la pensione, ma niente altro. A livello di potere niente. Chieda a un politico che le trovi un posto di lavoro. Non riescono a sistemare nemmeno i loro figli. I politici… Poi, quelli che sono politici e anche appartenenti al sistema, bè, per loro è diverso. Loro fanno esporre gli altri, con un progetto che i vertici sanno. Come in Olanda dove c’è un’associazione che gestisce un potere.

Anche qui è forse così? Foggia è ancora importante?
La casa editrice, la presenza femminile, anche il fatto che recentemente le hanno parlato, l’hanno incontrata, non va sottovalutato. Ma le hanno detto ciò che volevano lei dicesse sul suo giornale. Ma non si può da soli mettere il bastone fra le ruote a un progetto mondiale. Davide e Golia ci insegano che anche il piccolo uccide il gigante. A proposito di giganti, fra i vari poteri, non dimentichiamo l’Esercito. Non il Carabiniere, ma il Generale dell’Arma, il Colonnello, perché quello è un altro luogo di potere istituzionale, vicino alla Prefettura, per esempio alla gestione delle calamità… Quindi soldi. E vede questa storia della Protezione civile che si face dare mazzette. Capisce? E’ terribile. Prima o poi il palazzo crollerà. Vanno tenuti d’occhio e osservati anche i rapporti di parentela. Chi ha sposato chi. E che lavoro fa. Matrimoni, amicizie fra le persone.

Si fatica, però, a pensare a Foggia come un centro di interesse strategico, almeno adesso.
Foggia potrebbe essere stata scelta per la sua inutilità. Per cui uno non penserebbe mai a un ruolo di primo piano per questa città. Perché non pensa che possa essere strategica.

Che idea ha del capoluogo daunio?
Io vengo da un piccolo paese in cima alla montagna, novanta abitanti in provincia di Bergamo, una cosa pazzesca. Dopo 35 anni, finché ero lo straniero venuto qui, rep carpet, quando sono diventato un foggiano a Foggia basta. I foggiani hanno una capacità di amare lo straniero, forse perché non li mette in crisi. E’ una città strana dove tutti sanno tutto ma non dicono niente perché in cambio sperano di avere qualcosa. Il famoso posto fisso. Certo questa povertà c’è, e ce n’è tanta.

Povertà intellettuale?
Quella sì. Non parliamone, perché quella c’è dappertutto, nessuno legge più niente. Ma qui c’è una povertà di mezzi economici. Questo spiega perché c’è tanta delinquenza. Quando ero parroco ricordo che venivano a chiedermi i soldi e mi dicevano che cosa vuole che vada a rubare di nuovo? Mi dia qualcosa altrimenti ritorno a rubare. Protetti e coperti. Foggia, come quando gestiva i risparmi della malavita napoletana, perché era innocua, non era pericolosa, non dava fastidio. Quando ha iniziato a voler mettere le mani sui soldi, si è iniziato ad ammazzare. Siamo dentro una situazione fatta anche di legami di parentela. Dove oltre alla bravura c’è un sistema che ti aiuta. Certi professionisti, certi amici loro, che sono diventati importanti e hanno avuto in mano situazioni importanti da gestire, che potevano decidere dove lo Stato doveva spendere i soldi. Quando qui mi sono permesso di parlare, polemizzare, mi hanno tolto il saluto per anni. C’è stato un momento in cui si sono presentati al potere tutti i figli o nipoti della generazione precedente. E io dicevo a me stesso: guarda che strana città, quando c’era il re rischiava di essere ghigliottinato, adesso fai quello che vuoi tanto nessuno ti fa più niente.
Resto dell’idea che più che i nomi serve capire come la giustizia, la sanità l’informazione, la difesa e l’economia e le banche si sono messe insieme sul territorio per fare rete e sistema. C’è un timido risveglio, come l’associazione antiracket che è nata, ma chi lo ha fatto è dovuto andare a Pescara perché qui era continuamente minacciato. Difficile rapportarsi con quello che accade a livello mondiale, ancora più difficile con quello locale. Adesso però è il momento perché adesso si comincia a scoperchiare la pentola.

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