Massoneria in Capitanata, la testimonianza: “Essere nell’associazione non mi ha mai agevolato in nulla”

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E’ dettagliato il racconto a l’Attacco di un professionista noto in Capitanata, il quale è stato all’interno della Massoneria. L’uomo ha accettato

di fornire la propria testimonianza.

“La mia”, spiega, “è stata un’esperienza marginale, al primo stadio. Andavo a Foggia insieme ad altri due amici che ne facevano parte e che mi avevano coinvolto. Durante gli incontri parlavamo di storia, di cultura, avevamo dei lavori da svolgere, ma sempre di storia, sociologia, educazione civica. Niente di più e niente di meno. Poi un giorno mi chiamarono i Carabinieri e mi interrogarono per sapere cosa facevamo, cosa mi aveva portato lì, perché era scoppiato uno scandalo a Foggia e loro volevano ricostruire la rete. Io dissi le stesse cose che sto dicendo a lei. Che quell’associazione era fine a se stessa, che non ci vedevo nulla di male, ma devo dire che capivo che la situazione si poteva prestare a delle devianze”.

La lettura che ne viene fuori a distanza di anni è che le possibili devianze o storture non sono nell’associazione, bensì nelle persone che la compongono di volta in volta e nelle finalità che si danno.

“La mia esperienza è limitata a un periodo breve che risale a vent’anni fa e il motivo del mio approccio era dettato da una curiosità e dalla spinta che mi davano i miei due amici. Ricordo che il cerimoniale di ingresso mi aveva affascinato perché aveva una serie di rituali rigidi e complicati che davano il senso di essere scelti, di essere privilegiati ad essere lì, ma poi il gruppo si riduceva a una ventina di persone che avevano rapporti di grande cordialità, che si incontravano periodicamente, parlavano di argomenti culturali e a volte andavano a cena insieme”, continua l’uomo.

“Non ho mai visto niente di strano o trasversale. Si studiava, si facevano questi lavori per migliorare se stessi, ricerche storiche e opere di beneficienza. Posso dire che non sono mai stato agevolato, però, nella mia vita né nella mia carriera da questa mia esperienza. Né agevolato né penalizzato. E’ stata un’esperienza poco caratterizzante per la mia vita. E’ pur vero che se non ho avuto nulla è stato perché non ho mai chiesto nulla. Non so se altri che hanno chiesto hanno potuto ottenere vantaggi. Quello che ho raggiunto nella mia vita è stato un traguardo che mi hanno dato lo studio e le mie scelte, a prescindere da quella che continuo a ricordare solo come una breve parentesi. Magari dipende anche dal fatto che io mi sono fermato a un livello iniziale. Lì ci sono gli apprendisti, i compagni e i maestri. E poi vari livelli di maestro, fino al Maestro 33. A quei livelli ciò che accade è molto più riservato. Avviene in luoghi segreti e che tale deve restare così come le funzioni spesso sono segrete a queste cariche. Io l’ho fatto per sport e tale è rimasto. Poi basta”.

“Posso dire però che è come le vivi le esperienze che queste cambiano, così come cambia il modo in cui le guardi. Il Rotary, ad esempio, altro non è che una emanazione della massoneria. La P2 ha tutta la sua storia e dimostra che poi sono le finalità che le persone si danno a fare la differenza. Bastano 4-5 persone che si mettono insieme sotto l’egida di un simbolo e decidono di fare delle cose. Così vale per la Massoneria, i Rotary, i clan, la stessa mafia. Le devianze ci sono sempre, i Comuni sciolti per mafia questo sono, i partiti anche se ci pensate. Solo che per antonomasia è Massoneria la parola che evoca qualcosa di poco chiaro e di poco pulito. Ha avuto tanta eco e tanta pubblicità negativa perché forse la segretezza da cui è sempre stata accompagnata ha creato un alone di mistero e anche di paura intorno a questo. Oggi di quella segretezza si è perso molto, tanto che le sedi sono censite, almeno quelle ufficiali a livelli bassi”, conclude il professionista.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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