Ginnetto, da mercato rigoglioso a simbolo d’abbandono. “Trasformiamolo in altro”

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L’area del centro, ben illuminata, ricca di attività e negozi, un movimento continuo che giunto al ponte per Terabithia si scontra

con l’altra metà del cuore dell’agglomerato urbano, dove l’illuminazione scarseggia e l’abbandono è una firma evidente. Una zona in cui vige il coprifuoco, in cui ogni passante o residente è in costante allerta. Degrado e mancanza di pulizia sono le note che più saltano all’occhio. Terreno fertile quindi per il dilagare della delinquenza, frequenti sono le aggressioni, in una delle zone così vicine all’area pedonale.

Un tempo sede di un florido mercato rionale, il Ginnetto simboleggiava un luogo di scambio, che soprattutto durante le festività arricchiva di sapori e colori le bancarelle e le tavole della comunità. Un confluire di voci e storie, che per diverso tempo hanno coronato i sentimenti di un territorio, evidenziandone abitudini e cambiamenti.

Da qui molte cose sono cambiate. I locali commerciali sono stati in seguito venduti, fino all’arrivo di Unieuro, che ha stanziato per un po’ e tre anni fa ha abbandonato il tetto del Ginnetto, con un post che caldamente salutava e ringraziava la clientela e il quartiere.

Oggi, però, quella condizione di degrado e abbandono è ancor più evidente e nelle silenziose proteste di chi il quartiere lo vive sente l’esigenza di una rivoluzione. La cultura e la storia del Ginnetto vogliono tornare a nuova vita, per continuare a raccontare le evoluzioni di una comunità, con abitudini, movimenti, interazioni differenti e inclusive.

Un’idea di come potrebbe cambiare la zona arriva da Gaetano Paoletti, che il quartiere lo vive tutti i giorni e afferma la stanchezza nel vederlo così devastato dall’incuria.
“Ho cominciato a frequentare la zona negli anni Ottanta ed era vivissima - dice a l’Attacco Paoletti -. Mi raccontano i commercianti del quartiere, in quanto pieno di alimentari all’epoca, che era il posto in cui i foggiani facevano spesa per le feste. Erano articoli selezionati, di un certo livello, e quando si poteva spendere un po’ di più ci si recava. Con il tempo il mercato è stato chiuso, l’ultimo rimasto era una polleria, che ha poi aperto su via Ginnetto. L’ultima attività risale al 2013 in tal senso. In seguito è stato chiuso, appunto, e il Comune ha proposto a chi lo affittava un affitto di circa 5 mila euro, per incentivare il riutilizzo e la trasformazione dell’edificio. Lo prese Unieuro, ma i dipendenti che conoscevo mi dicevano che era una cosa temporanea. Dopo un paio di anni ha chiuso, infatti”:

Ma le sorti del Ginnetto potevano cambiare, anche se ad oggi non è così. “Sapevo di un bando del Comune, quando c’era ancora Landella, cui si presentarono una palestra e un supermercato - prosegue -. Sempre con un affitto agevolato. Poi è successo quello che è successo con l’amministrazione Landella e non se n’è fatto più niente”.

Aggiunge, in merito allo stato in cui oggi si presenta la struttura: “So che chi prende in affitto un edificio deve consegnarlo nello stato originale. Unieuro non l’ha fatto, ha lasciato una serie di strutture accessorie che servivano per l’impianto di condizionamento, mal chiusi da box, che come l’alimentare che ce l’ha di fronte è costretto a combattere con i topi che ci vivono dentro. Troviamo escrementi ed è una zona invivibile a partire dalle 9.30 di sera. Abbiamo visto solo nell’ultima settimana due aggressioni, qualcuno è entrato anche nel B&B che sta in zona. Di episodi del genere se ne vedono quasi tutte le sere, in quanto la zona è al buio. Diventa off limits”.

Una zona buia, che non permettere di vivere oggi in tranquillità. Una zona pericolosa, come la descrivono residenti e commercianti.
“Sono un tecnologo alimentare e ho lavorato per Slow Food editore, girando spesso per questo - racconta Paoletti -. Dovunque andavi da Lione a Barcellona, c’era il mercato coperto, spesso in stile liberty come quello di Piazza Mercato, rivalutato con bancarelle, fruttivendoli, macellai, bancarelle di street food. Per esempio, il mercato centrale di Roma è un’attrattiva. Noi abbiamo la fortuna di avere questa struttura in centro, a due passi dall’area pedonale. La struttura ha due piani ed io l’ho immaginata così: il piano inferiore resta un mercato come prima, mentre quello superiore si può ristrutturare e metterlo a disposizione per le associazioni, esposizioni, sale meeting, spazi di co-working. Se si potesse rendere quel posto un’attrattiva per il posto, sarebbe utile per tutti i foggiani, non solo per i residenti”.

Conclude: “E’ una struttura che va bene così come sta, va solo ristrutturata. Faccio parte ancora di Slow Food e parlo spesso con altre associazioni, in particolare con chi tratta temi ambientali e alimentari. Non solo, sono molto in contatto con l’associazione iFun e si sono tutti mostrati entusiasti dell’idea. L’obiettivo è mettere su un comitato, ci sto pensando in questi giorni, in cui privati, residenti e associazioni possono unirsi e trovare fondi per ristrutturarlo, parlando con i Commissari”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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