E’ fermo da diversi mesi il cantiere del parco urbano Campi Diomedei, sull’area dell’ex Ippodromo di Foggia. Era stato lanciato dal Comune nel 2009 il concorso internazionale di idee per la progettazione di un grande parco urbano su una superficie di 23 ettari, collocata in un ambito che stava “assumendo crescente valenza urbana per le funzioni di pregio che progressivamente hanno trovato sede al suo contorno:
il Teatro Mediterraneo, ubicato sul fondo dell’ottocentesca Villa Comunale che la costeggia sul lato settentrionale; l’Università e la sede dell’Iriip; il Quartiere fieristico; la Cittadella dell’Economia in corso di realizzazione ed il Teatro Tenda anch’esso in corso di realizzazione. La zona oggetto di concorso rappresenta pertanto una potenziale “cerniera” tra tali funzioni, capace di definire una nuova centralità urbana”.
L’ultimazione dell’intervento – che fu aggiudicato nel 2016 per 4.756.791,41 euro all’associazione temporanea di imprese formato dalla ATS Montemaggiore dell’orsarese Ugo Fragassi, dalla società cooperativa agricola Deltambiente di Ravenna e dalla Habitat srl del foggiano Pino Di Carlo – è stoppata al momento dall’attesa per la perizia di assestamento, che la direzione dei lavori avrebbe dovuto rilasciare fin dal 15 maggio 2021.
Una vicenda caratterizzata negli scorsi anni dal braccio di ferro con la Soprintendenza e dalla rimodulazione del progetto. Dopo le forti pressioni sull’allora Ministero della cultura guidato da Bonisoli da parte di ambienti pentastellati (in primis Franco Cuttano del Comitato Pro Iriip e il deputato Giorgio Lovecchio), cui si unì in seguito il critico d’arte Vittorio Sgarbi, e la revoca dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza, l’amministrazione Landella e la direzione dei lavori non fecero proficuamente opposizione. Era il 2018: la soprintendente ad interim (l’architetto Maria Giulia Picchione) della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT annullò in autotutela l’autorizzazione che era stata rilasciata il 25 gennaio 2018 rispetto al progetto Parco Archeologico Campi Diomedei. Una decisione che stando ai beninformati su assunta su indicazione del nuovo direttore generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Gino Famiglietti, reputato allora “vicino al M5S”.
Seguirono tra 2018 e 2019 riunioni anche concitate presso il Ministero, a Roma, cui parteciparono oltre all’ATI l’allora sindaco Franco Landella, l’assessore comunale con delega al Legale e Contenzioso Sergio Cangelli, il dirigente del settore Urbanistica Paolo Affatato, per la direzione dei lavori l’architetto Enrico Anpolo.
Da ultimo, a marzo 2019, il Comune depositò presso il Ministero il progetto con le modifiche che erano state chieste. Il progetto fu stravolto, cambiando radicalmente. Un esempio è dato dalla scomparsa del parcheggio, ma il no della Soprintendenza ha riguardato anche altri elementi come la copertura individuata per l’area archeologica. La direzione dei lavori fu costretta a rimodulare profondamente il progetto, spostando alberi, ridisegnando alcune aree, modificando gli impianti di irrigazione e illuminazione, cambiando la copertura dell’area archeologica. Da allora si è in attesa della perizia di assestamento.
A inizio dicembre sembra sia stata trovata una quadra ma tuttora non è dato sapere quando la perizia sarà finalmente rilasciata. L’Attacco ha provato invano a contattare l’architetto Enrico Ampolo, già presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Lecce e a capo della direzione dei lavori. Ampolo da lungo tempo conosce il collega ed ex assessore foggiano Augusto Marasco, che in passato avrebbe tentato di svolgere una funzione di mediazione in questa vicenda. Senza la perizia per l’ATI non è possibile emettere il SAL, ovvero lo stato di avanzamento lavori, il documento che attesta l'avvenuta esecuzione di una certa quantità di opere e lavori e riporta i relativi importi da corrispondere all'impresa incaricata. Dopo la prima perizia di variante il costo dell’intervento è stato pari a circa 5,7 milioni di euro. Finora l’ATI ha svolto lavori per circa 3 milioni di euro, pagati dal Comune quale ente committente.
Eliminato il parcheggio, l’ATI ha realizzato molte opere sotterranee, l’impianto di irrigazione (che vale quasi un milione di euro) con tre grossi serbatoi sotterranei, quello di illuminazione (che ne vale circa 700mila), il centro documentale, le dune, i marciapiedi).
Mancano all’appello il prato, i percorsi (vale a dire le stradine interne) e la copertura dell’area archeologica. Stando a fonti informali ammonterebbe a 8-900mila euro l’importo degli ulteriori lavori già effettuati e in attesa di pagamento. Un pagamento, però, che potrà essere richiesto dall’ATI al Comune solo quando la perizia e potrà rilasciare il SAL.
Questa impasse ha determinato una situazione in cui i tre soci dell’ATI – Fragassi, Deltambiente e Di Carlo – sono creditori pro quota nei confronti del Comune.
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