E’ bagarre sui social per la campagna cartellonistica a firma di Sergio Maddalena (costituita da quattro 6x3 spuntati in questi giorni in altrettante zone del capoluogo
dauno) attraverso la quale il titolare dell’agenzia di comunicazione “KOI media agency”, nonché sviluppatore finanziario di Spazio Daruma Adv, avrebbe voluto - come lui stesso ha dichiarato a l’Attacco (che lo ha contattato) – “stimolare la città, a partire dalla morte di Camilla, una presa di coscienza collettiva, creando momenti di riflessione sulle azioni sbagliate che impediscono al nostro territorio di crescere”.
I 4 cartelloni che riprendono la vicenda di Camilla Di Pumpo (la giovane avvocatessa morta di recente in un tragico incidente per mano di un ragazzo che guidava un bolide a folle velocità per le vie del centro), riportano titolo uguale “Anch’io ho ucciso Camilla” con sottotesti differenti, riferiti ai malcostumi che sembrerebbero essere i più comuni e diffusi in città, certamente incisi nel suo immaginario collettivo. E cioè: “Quella volta che ho fatto l’’impiccio’ con l’assicurazione”; “Quella volta che ho visto e mi sono girato dall’altra parte”; “Quella volta che ho votato un politico solo per aver ricevuto un favore”; “Quella volta che ho sentito e non ho parlato”.
“Demagogici”; “disgustosi”; “pieni di retorica”; “strumentalizzazione a fini politici ed elettorali”; “offendono Camilla e la sua famiglia”; “l’autore andrebbe denunciato”; o, peggio ancora, “lapidato”. E’ questo il tenore della maggior parte dei commenti arrivati dagli internauti della pagina social “Foggia non si Lega”, che ha postato nella giornata di ieri una foto dell’operazione di Maddalena lanciando il sondaggio “Che ne pensate dei cartelloni ‘Anch'io ho ucciso Camilla’ sparsi per la città?”.
In poco tempo sono arrivati centinaia di commenti. Tra chi si dissocia, rivendicando la propria onestà e sentendosi offeso nell’essere tacciato di modus operandi simili a quelli riportati dai 6x3, e chi giudica assolutamente inadeguata e fuori luogo la collocazione delle cattive abitudini di questa città a monte della morte di Camilla, c’è, però, anche qualcuno che scrive che i comportamenti evocati dalla campagna di comunicazione di Maddalena “sono purtroppo dati di fatto inconfutabili che hanno portato all’elezione di chi ci ha affossato” e che “ovviamente alla maggioranza vedere svelata, così pubblicamente, la propria parte occulta, non fa piacere”.
Non si è fatta attendere la risposta a mezzo social (pubblicata sul suo profilo Facebook) da parte del diretto interessato, bersaglio di così tante critiche. “Strumentalizzazione, demagogia, ricerca di voti ed altre amenità del genere. I foggiani, anche quelli apparentemente più ‘colti’ hanno fatto l’esatto opposto di quello che era il mio intento. L’arte di minimizzare, incolpare gli altri, impedire un risveglio delle coscienze è, ormai, la roccaforte di questo territorio che non sa fare, non vuole fare e non vuole far fare. Per qualcuno, invece, una ghiotta occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Giusto per chiarire: ho investito solo soldi miei; la politica non mi vedrà mai schierato o candidato”, ha scritto, piccato, Sergio Maddalena. Cui è arrivata la solidarietà di qualche amico o conoscente, tra i quali qualcuno che scrive: “È troppo difficile per le persone capire che quegli assassini e la loro mentalità sono esattamente il frutto di quello che hai fatto scrivere in quelle grafiche. E poi penso che se uno avesse voluto strumentalizzare ci avrebbe messo la firma. Per me hai fatto un’azione di coraggio”.
“Prendo ulteriormente atto che questa città non vuole crescere – ha dichiarato a l’Attacco Maddalena -. È stata un'operazione in cui, attraverso i miei canali pubblicitari, volevo soltanto cercare di risvegliare le coscienze. Sono stato accusato di demagogia, di accaparramento di voti: ma io non sono e non sarò mai un politico, questo è poco ma è sicuro. Non c'è nessuno alle mie spalle, non c'è neppure la mia agenzia di marketing. Si tratta di un’iniziativa solo ed esclusivamente mia, portata avanti in autonomia: perché sono padre di una ragazza di 16 anni e quel tragico evento, pur non conoscendo Camilla, mi ha scosso particolarmente. Forse sbagliando, non ho consultato né i genitori né il fidanzato della ragazza, sentendomi solo con i suoi zii, a lei molto legati, che si sono complimentati con me per l’iniziativa. In veste di comunicatore – continua Maddalena - ho immaginato che se io mi fossi trovato di fronte a simili manifesti, ebbene una domanda me la sarei posta, un momento di riflessione l'avrei avuto, mi sarei sentito in qualche modo toccato. E infatti, dopo la morte di Camilla, io in primis mi sono battuto il petto, facendomi un esame di coscienza. Forse, nel concepire questa iniziativa, sono stato condizionato dalla mia deformazione professionale. Sicuramente, però, non c'era affatto l'idea di dare il tutto in pasto ai social, altrimenti avrei fatto delle sponsorizzate su Facebook. Nella mia visione delle cose Camilla non deve trasformarsi da simbolo a fenomeno. Camilla deve essere qualcosa che noi portiamo dentro ogni qualvolta compiamo un'azione ingiusta. Ci deve aiutare a ricordare che la decrescita di questo territorio dipende dalle scelte sbagliate di ognuno di noi”.
Lo rifarebbe? “Sono abituato a non pentirmi mai delle operazioni che compio in totale buona fede, non ritengo che questa sia stata un’azione sbagliata”, conclude Maddalena.
Intanto, ieri, in via Leccese e via Perrone sono andate di scena luminarie a forma di cuore che i commercianti, su iniziativa del titolare di Zeno Negozi, hanno voluto dedicare, in occasione di San Valentino, proprio a Camilla Di Pumpo, “innamorata della vita e vittima innocente”, hanno detto.
In tarda serata arriva anche la presa di distanza della famiglia che a l’Attacco dichiara “di non essere stata coinvolta” nell’iniziativa del titolare dell’agenzia di comunicazione. La polemica è destinata a continuare.
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