Il dibattito sulla controversa “ciclabilità” del capoluogo dauno - rilanciato all’inizio di questo mese da l’Attacco, dopo la pubblicazione della delibera per l’esecuzione
di una velostazione in piazza Marconi - continua ad animarsi in questi giorni a ridosso della notizia che, grazie ai fondi assegnati dal Ministero delle Infrastrutture, la gestione commissariale ha avviato le procedure per realizzare un nuovo tracciato ciclabile (che interesserà viale Giotto, piazza Aldo Moro, via Fuiani e piazza Aquilino, con due ciclostazioni in aree limitrofe a sedi universitarie cittadine).
A questo scopo al Comune di Foggia sono stati assegnati da Roma 786.455 euro. La determina di affidamento diretto per la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori (aggiudicate per 38 mila euro all’ingegnere Alessandro Orazio Rubino) è stata pubblicata sull’Albo pretorio di Palazzo di Città il 7 febbraio scorso.
Nello stesso giorno il Comune di Foggia ha dato notizia della presa d’atto del Certificato di collaudo tecnico amministrativo eseguito dall’impresa foggiana Tecno Ed.Ge Srl sul lungo tratto di pista ciclabile che insiste tra la stazione ferroviaria del capoluogo dauno e l’aeroporto Gino Lisa.
Le criticità sui lavori passati e le preoccupazioni sulla realizzazione delle opere future continuano, però, a permanere nella visione di appassionati ed esperti di mobilità su due ruote, come il presidente dell’associazione Cicloamici-Fiab di Foggia, Antonio Dembech, già ascoltato da l’Attacco il 3 febbraio scorso, che ora rilancia con un lungo comunicato stampa.
“Tutte le opere ciclabili realizzate o in fase di realizzazione - scrive - non hanno mai visto il coinvolgimento dei ciclisti foggiani e delle associazioni che li rappresentano. Tutte le decisioni sono state prese in perfetta solitudine dall'amministrazione Landella, prima, e commissariale dopo, nonostante la disponibilità da noi mostrata in più occasioni ed anche depositata tramite pec al protocollo dell'ente di corso Garibaldi. In questo contesto sono stati realizzati lavori con non pochi errori progettuali o di esecuzione. Quanto al tratto che dalla stazione principale conduce all'aeroporto (il cui esito positivo del collaudo tecnico ci sorprende non poco) esso non raggiunge mai la larghezza prescritta, per legge, di 2,5 metri. Saltano poi agli occhi il costante allagamento di alcuni tratti nei pressi del Tiro a segno nazionale, l'improvvisa interruzione, per circa 200 metri all'altezza dello svincolo per Candela, in un tratto brecciato con buche e tombini che recano grave pericolo ai ciclisti. A questi problemi si aggiunge la totale mancanza di manutenzione, che ha prodotto il sollevamento di alcune lastre di marciapiede nel tratto iniziale di corso Roma ed il pericoloso disallineamento di alcuni separatori in cemento. Speriamo infine – conclude il comunicato a firma Dembech - che la realizzazione della nuova pista ciclabile che interesserà l'area circostante viale Giotto, non subisca i medesimi errori progettuali ed esecutivi. Oltre alle piste, questo progetto prevede la realizzazione di due velostazioni ed anche questa sarebbe, per noi ciclisti, un'ottima notizia, se non fosse che da quasi 5 anni la velostazione realizzata nel terminal della stazione ferroviaria versa in totale stato di abbandono e c'è quindi da temere la stessa sorte per le due nuove”, chiudono i Clicloamici di Foggia che, infine, rinnovano all’amministrazione comunale la loro disponibilità a collaborare nei processi decisionali sul tema.
“Manca una visione complessiva e innovativa di mobilità sostenibile. Sul nostro territorio (non solo a Foggia, anche in altre zone d’Italia) manca una tecnostruttura competente e aggiornata nel settore, lo stesso dicasi per i direttori dei lavori e i tecnici che progettano e realizzano le opere. Le grosse criticità delle piste già fatte ne sono l’evidenza lampante – secondo Fulvio Guerra, titolare di ‘Velò’, che del trasporto e della consegna a domicilio in cargo-bike ha fatto il suo core business -. Ci vorrebbero team ed equipe di esperti che provengano da territori d’Italia e d’Europa all’avanguardia in tema di mobilità sostenibile. Altro aspetto importantissimo: l’informazione alla cittadinanza. Del tutto assente nel capoluogo dauno, se non a tratti, per qualche mese, a ridosso di iniziative specifiche. Grandi e prolungate campagne di comunicazione servirebbero, invece, a sensibilizzare ciclisti e automobilisti sul corretto uso dei tracciati, sui vantaggi e sulle finalità di essi, contribuendo ad integrare meglio la circolazione delle auto con quella delle bici, al punto di poter arrivare ad eliminare i cordoli in cemento che in una città davvero edotta, attenta e sensibile alle due ruote non dovrebbero neppure esistere. Mancano infine sperimentazioni locali sulle ‘zone 30’, fiore all’occhiello di molti centri europei, con strumenti come, per dirne uno, i ‘cuscini berlinesi’. Approcci oggi più che mai indispensabili a rendere le città più vivibili e a ridurre la mortalità stradale di ciclisti e pedoni. Fino a quando non cambierà la cultura politica, a partire dalle istituzioni, da queste parti avremo ancora altri casi come di Luigia, Alice e Camilla, purtroppo. Un esempio? Qualche anno fa, interloquendo con l’ex sindaco Landella sul piano della mobilità urbana, quest’ultimo si vantò di aver ridotto il tempo dei tragitti degli automobilisti da una zona all’altra della città. Ecco, va fatto esattamente il contrario: lavorare, con progetti efficienti, sulla riduzione del tempo di percorrenza dei ciclisti, così da incentivare in tante altre persone l’utilizzo della bici”.
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