Amianto al Teatro Ariston, Lucia Aprile: “Servirebbe un sopralluogo ma Ferservizi non risponde al telefono”

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Dispiace dirlo ma per cambiare le cose ci vuole tanta pazienza e moltissima perseveranza, specialmente se si vive a Foggia. A un passo in avanti ne seguono due indietro, o almeno è la prassi quasi sempre consolidata e valida per un capoluogo, quello dauno, che stenta a decollare non sempre a causa dei cittadini, ma spesso e volentieri a causa di chi, le risposte, dovrebbe cominciare a darle. Sul serio. Un esempio è il Teatro Ariston da anni, ormai, abbandonato al degrado e all’incuria più totale. Sito su Piazza Vittorio Veneto, dirimpetto alla stazione di Foggia, la fatiscente struttura, un tempo fiore all’occhiello per i foggiani, rende bene l’idea, a chi varca i binari, di come sia caduta in basso questa città, tanto dal punto di vista sociale che economico.

Insomma per cambiare le cose bisogna davvero rimboccarsi le maniche due volte, proprio come stanno facendo al comitato La Società Civile - Foggia che solo qualche settimana fa, spronata dall’accorato appello delle istituzioni a farsi sentire, ad agire per il bene della collettività, decise di pensare ad una riqualificazione del teatro per dar spazio al mondo associazionistico cittadino oggi in continuo fermento, riqualificando l’Ariston (oggi di proprietà della Ferservizi del Gruppo FS e in vendita alla modica cifra di un 1 milione e 700 mila euro) e trasformandolo in una sorta di hub,  utile al bene della comunità. 

“In questi giorni sono entrata in contatto con l’imprenditore Potito Salatto che diversi anni fa cercò di riqualificare quella struttura, proprio per capire quale sia la reale situazione che riversa in un teatro oggi inaccessibile - spiega Lucia Aprile, presidente del comitato La Società Civile Foggia – mi ha rassicurato che la presenza di amianto non rappresenta un fattore vincolante perché riguarderebbe solo alcune parti dell’edificio e che, una possibile sua riqualificazione non comporterebbe costi poi così onerosi. Ma un sopralluogo tecnico sarebbe una cosa necessaria anche per capire se ci sono situazioni di rischio per cittadini. Intanto – continua Aprile – ho portato il nostro progetto all’attenzione dell’assessora regionale al Welfare Rosa Barone che n’è rimasta entusiasta. E non solo. Ho contattato anche il CSV (centro servizi per il volontariato, ndr) in quanto referenti nazionali del Gruppo Ferrovie dello Stato”. Quest’ultimo infatti, a quanto scritto sulle pagine ufficiali, preferirebbe che le istanze non arrivino da singole associazioni ma da loro partner al livello nazionale o da amministrazioni locali. Scartando l’ultima strada, ne restava solo una praticabile.

“A prescindere dal progetto sussiste un primo ostacolo – rimarca Aprile – non riceviamo risposta da Ferservizi. Ho provato a contattarli per chiedere un sopralluogo della struttura ma non ho ancora ricevuto risposta. Finché non sappiamo cosa c’è dentro è difficile immaginare qualsivoglia progetto: prossimi step? Capire la volontà di Ferrovie dello Stato e capire in che stato riversa lo stabile che potrebbe risultare pericoloso per i cittadini foggiani”. 

Contattato anche Potito Salatto che anni fa propose un progetto, poi naufragato, di riqualificazione del Teatro Ariston. “Sono trascorsi tanti anni – commenta a l’Attacco – sono certo che lo stabile presenti oggi dell’amianto, ma non credo sia impossibile recuperarlo così come non credo possa in qualche modo recare molti danni ai foggiani perché isolato. Certo servirebbe un sopralluogo per capire quali siano le condizioni odierne.

Lo presi in affitto con sospensione, spendendoci anche centomila euro.  Avevo appena terminato la mia esperienza assessorile e istituzionale al Comune di Foggia quando pensai di realizzare un multicentro culturale dedito allo spettacolo e alla tv. Mi saltarono tutti addosso con verifiche di ogni genere, mettendomi i bastoni tra le ruote. Capìì che non c’era la volontà di portare avanti quel progetto e ci rinunciai. Ritengo che un’operazione culturale di questa portata vada assolutamente sostenuta perché capace di rilanciare l’area limitrofa alla stazione – conclude – parliamo sempre di legalità in una città che però resta buia. Si potrebbe anche realizzare un centro servizi per gli immigrati. Qualsiasi sia l’idea una cosa è certa: è un locale bellissimo e grandissimo dove si può fare di tutto. Eviterei solo di realizzare l’ennesimo supermercato”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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